Differenze tra le versioni di "Erich Linder"

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In questi ambienti avvenne l'incontro con [[Luciano Foà]], figlio di Augusto, che lo volle come redattore delle [[Nuove Edizioni Ivrea]] di [[Adriano Olivetti]]. Durante questo periodo fece conoscenza con altri collaboratori della casa editrice, tra i quali [[Roberto Bazlen]], [[Giorgio Fuà]], [[Umberto Campagnolo]] e [[Cesare Musatti]]. Fu proprio quest'ultimo a procurargli dei documenti falsi per celare le sue origini, spostando l'accento del cognome da Lìnder a Lindèr e dichiarandolo [[venezia]]no. Dopo l'[[armistizio di Cassibile|8 settembre 1943]] tentò di riparare in [[Svizzera]], ma venne respinto dalle guardie di frontiera; decise quindi di portarsi a [[Firenze]] dove, raccomandato da [[Ranuccio Bianchi Bandinelli]], lavorò come interprete per i tedeschi senza far scoprire la propria identità. Nel [[1944]], in seguito alla [[liberazione di Roma]], si trasferì immediatamente nella capitale, dove collaborò con la radio della Quinta Armata<ref name=linder/>.
 
Dopo la guerra frequentò senza concludere gli studi la facoltà di Lettere. Poi collaborò con le [[Edizioni di Comunità]] di [[Adriano Olivetti]] e in seguito con la casa editrice [[Bompiani]], per poi assumere la guidapresidenza della [[Agenzia Letteraria Internazionale]] (1951). Sotto la guida di Erich Linder l'Agenzia Letteraria Internazionale divenne tra le più importanti agenzie letterarie al mondo, e forse la più importante in Europa. Erich Linder fondò succursali anche in [[Francia]] e [[Svizzera]], succursali che poi alla morte di Linder divennero indipendenti.
 
Sposò Mariella Villaroel (Catania 1923 - Zurigo 1979), figlia del poeta [[Giuseppe Villaroel]]. Alla morte di Linder, avvenuta nel 1983 per infarto cardiaco, l'Agenzia Letteraria Internazionale fu dapprima rilevata dal figlio Dennis, il quale a sua volta nel 1988 cedette la propria quota a Donatella Barbieri (sorella di [[Tiziano Barbieri]], Editore a Milano). Nell'estate 2008 una quota di maggioranza dell'Agenzia è stata a sua volta ceduta a Chiara Boroli (della famiglia cui fa capo la casa editrice [[De Agostini]]).