Differenze tra le versioni di "Il deserto dei Tartari (film)"

(→‎Differenze fra romanzo e film: sistemo e tolgo commento fuori luogo)
Etichette: Modifica da mobile Modifica da web per mobile Modifica da mobile avanzata
Etichette: Modifica da mobile Modifica da web per mobile Modifica da mobile avanzata
L'inaccessibilità della fortezza, il suo isolamento fisico ed esistenziale rimangono centrali per tutto lo svolgimento del film, così come l'idea della frontiera morta, del deserto, della presenza di un nemico assente e dell'inutilità del tempo. La vastità degli ambienti e la coreografia delle immagini, che si alternano tra gli esterni assolati o crepuscolari e gli interni tenebrosi e ciechi della Fortezza Bastiano (così viene indicata nel film quella che nel romanzo è la Fortezza Bastiani), esprimono l'immobilità corale esattamente come nel romanzo in cui le povere vicende umane, annullate dalla contemplazione della vastità, hanno luogo.
 
Tuttavia, pur abbastanza fedele al romanzo nello spirito e nei fatti narrati, il film se ne discosta moltissimo nel punto di vista del protagonista durante la scena finale. Nel film Drogo semplicente muore o si addormenta, disperato e pieno di rimpianti, sulla carrozza che lo sta portando via dalla fortezza verso la quale finalmente stanno galoppando i "Tartari". Nel romanzo invece, lasciata la fortezza sulla carrozza, Drogo osserva durante la prima parte del viaggio, altrettanto sconvolto e amareggiato, il passaggio sulla strada, in senso contrario, dei rinforzi diretti alla fortezza. Tuttavia, giunta la notte, deve pernottare in una locanda: qui trascorrendo le ultime ore di vita sdraiato nel letto, acquista pian piano la consapevolezza che la battaglia, che aveva aspettato tutta la vita alla fortezza Bastiani, ma che aveva perso all'ultimo momento, si presenta ora in modo molto diversodiversa ma molto più importanteesiziale. Il dover affrontare la morte senza paura. Con la raggiunta consapevolezza di questa lotta decisiva e più importante da combattere, Drogo muore, riappacificato con la sua storia, della quale ha finalmente trovato un senso, anche ultraterreno.
 
In nome di una maggiore concretezza cinematografica, il regista colloca il "deserto dei Tartari'' ai margini (presumibilmente settentrionali o orientali) dell'[[Impero austro-ungarico]], e fornisce ai protagonisti una spiccata personalità [[XIX secolo|ottocentesca]]. Questi tratti realistici sono assenti nel [[romanzo]] dello [[scrittore]] [[Belluno|bellunese]], come in quasi tutta la sua poetica; anzi, nel romanzo essi sono volutamente resi ambigui e inefficaci. Tuttavia c'è da dire che tale caratterizzazione era praticamente obbligata nella trasposizione da un'opera letteraria a forte contenuto evocativo e simbolico, ad un'opera cinematografica in cui i personaggi e gli eventi devono necessariamente trovare una collocazione visiva nei costumi e nella cultura di una epoca storica. Il periodo storico a cavallo tra [[XIX secolo|Ottocento]] e [[XX secolo|Novecento]] era l'unico che si prestava a riportare molti particolari presenti nel racconto letterario ([[Cavalleria|eserciti con cavalli]], [[armi da fuoco]] e [[Cannone|cannoni]], [[Mitragliatrice|mitragliatrici]] vecchio tipo e [[Cannocchiale|cannocchiali]] per l'osservazione). Analogamente l'[[Impero austro-ungarico]] di fine Ottocento-inizio Novecento era l'unica entità storica che poteva giustificare molti particolari del racconto, come l'ambientazione di un regno europeo ma al contempo confinante con zone insieme desertiche e montagnose (in questo senso il cosiddetto e misterioso "Stato del Nord" situato in un luogo vasto e desolato potrebbe così essere identificato con l'[[Impero Russo]] che costituiva tutta la frontiera orientale dell'Impero Asburgico dalla [[Polonia]] al [[Mar Nero]]).
56 789

contributi