Differenze tra le versioni di "Giambattista Giraldi Cinzio"

È stato il primo drammaturgo moderno a mettere in scena una [[tragedia]] "regolare", l<nowiki>'</nowiki>''Orbecche'', (il primo a scriverne una era stato il Trissino con la sua ''[[Sofonisba (Trissino)|Sofonisba]]'', composta nel 1515, ma messa in scena solo nel 1554 in Francia) per la quale seguì rigidamente i canoni enunciati nella ''[[Poetica (Aristotele)|Poetica]]'' di [[Aristotele]]. Fu anche tra i primi autori di [[tragicommedia|tragicommedie]] e un grande inventore di storie: alcune di quelle provenienti dagli ''Ecatommiti'', opera presto tradotta in spagnolo<ref> ''Primera parte de las cien novelas'' Pedro Rodríguez a costa de Julíán Martínez, Toledo, 1590; D. González Ramírez "En los orígenes de la novela corta del Siglo de Oro: los ''novellieri'' en España" ARBOR Vol. 187 n.752 noviembre-diciembre (2011): 1221-1243, ISSN 0210-1963, doi: 10.3989/arbor.2011.752n6016 </ref>, furono utilizzate sia da [[Miguel de Cervantes Saavedra|Cervantes]] sia da [[William Shakespeare|Shakespeare]] come trame per celebri capolavori, ad esempio il ''[[Le peripezie di Persile e Sigismonda|Persiles]]'' e l<nowiki>'</nowiki>''[[Otello]]'', e [[Lope de Vega]] si servì di almeno otto argomenti per le sue opere drammatiche. Le novelle sono inserite in una [[cornice narrativa]], raccontate da un gruppo di uomini e donne, durante la fuga dal [[sacco di Roma (1527)]] su una nave diretta a [[Marsiglia]], sono divise in dieci decadi, corrispondenti alle giornate.
 
La novella ''Il Moro di Venezia'' presenta una trama che, pur con alcune differenze, verrà mantenuta da Shakespeare nelle sue linee essenziali. Il protagonista non ha ancora un nome, ma viene designato semplicemente come Moro, mentre il futuro [[Iago (Otello)|Iago]] è qui «un alfiero di bellissima presenza, ma della più scellerata natura, che mai fosse uomo del mondo», ugualmente innominato. A sua volta, «il capo di squadra» diventerà Cassio. La protagonista femminile si chiama invece già Disdemona.<ref>''Il Moro di Venezia'', in A. Lugli (a cura di), ''Novelle italiane'', Novara, Edipem, 1974, pp. 119-126</ref>
 
Giraldi Cinzio fu professore a [[Ferrara]] dove ricoprì la cattedra di [[retorica]] fino al [[1564]], poi insegnò per un periodo in alcune università del [[Piemonte]]. Fino al [[1559]] fu segretario ducale per [[Ercole II d'Este]]. Divenne la massima autorità letteraria del suo tempo nel [[Ducato di Ferrara|Ducato estense]], ovvero uno dei maggiori esponenti della cultura ferrarese del [[Rinascimento]].
 
È considerato importante soprattutto come teorico del [[teatro]], e come precursore dei nuovi [[Generi teatrali]]. I trattati ''Discorso ovvero lettera intorno al comporre delle commedie'' e ''Discorso intorno al comporre dei romanzi'', da lui pubblicati nel 1554, ebbero una notevole influenza negli sviluppi di autori successivi. Famose e importanti le sue polemiche con [[Sperone Speroni]] e con [[Giovan Battista Pigna]] a proposito della forma e della finalità della [[tragedia]] e a proposito del [[romanzo]] come [[genere letterario]].
 
L'opera letteraria di Giraldi Cinzio è ideologicamente molto influenzata dalla [[Controriforma]]. Nelle opere teatrali appare invece una vena di sperimentazione che anticipa alcuni elementi di gusto tipici del teatro europeo moderno, ad esempio il [[teatro elisabettiano]] e quello [[barocco]], quali la violenza psicologica e ''l'orrore'' in funzione spettacolare, l'azione drammatica strutturata in “tempo reale” e l'allusività, politica e morale, delle [[ambientazione|ambientazioni]].
Utente anonimo