Differenze tra le versioni di "Luigi Vanvitelli"

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(→‎Il periodo a Roma: inserita nota sulla fontana di Civitavecchia)
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Nel [[1732]] Vanvitelli partecipò ai due concorsi banditi dalla corte pontificia: l'uno riguardava l'esecuzione della [[fontana di Trevi]], che fu vinto dal Salvi, mentre l'altro concerneva la realizzazione della facciata della [[Basilica di San Giovanni in Laterano]], aggiudicata fra accese polemiche ad [[Alessandro Galilei]].<ref name=Carreras/><ref name=XIII>{{cita|G. de Nitto|p. XIII|AG}}.</ref>
[[File:Mole Vanvitelliana. 1.JPG|thumbminiatura|leftsinistra|Il [[Lazzaretto di Ancona]].]]
[[File:Arco di Traiano in lontananza.JPG|thumbminiatura|leftsinistra|L'arco Clementino di [[Ancona]].]]
[[File:Luigi Vanvitelli - Disegno della Porta del nuovo molo, ovvero Arco Clementino (2).jpg|thumbminiatura|Luigi Vanvitelli - Disegno del progetto della Porta del nuovo molo di [[Ancona]], ovvero [[Arco Clementino]], con la statua del [[papa Clemente XII]] benedicente sulla sommità dell'Arco]]
 
Pur non avendo vinto i due concorsi, Vanvitelli ebbe modo di farsi notare, giacché i suoi progetti furono giudicati assai favorevolmente dagli esaminatori. Essendo divenuto il suo nome conosciuto e apprezzato, Vanvitelli si vide commissionare, direttamente da [[Clemente XII|papa Clemente XII]], il suo primo incarico di rilievo: si trattava della sistemazione e dell'ampliamento del [[porto di Ancona]], così da renderlo adatto a svolgere la funzione di scalo romano verso Oriente.<ref>Cfr. Luciano Lunazzi, nel libro "Mr. Van: opere e giornate di Luigi Vanvitelli anche architetto", Carletti & C., Ancona, 1978.</ref> Nell'ambito dei progetti anconetani, si ricorda soprattutto il [[Lazzaretto di Ancona|Lazzaretto]], costruito su una grande isola artificiale a forma di pentagono: i lavori, sebbene iniziati subito nel [[1734]], si protrassero per lungo tempo, specialmente a causa di problematiche di natura politica.
 
Intanto, Vanvitelli fu anche costretto ad andare avanti e indietro dalle [[Marche]] a Roma con una certa continuità e regolarità, a causa della salute declinante del padre [[Gaspar van Wittel|Gaspar]] che, nel tentativo estremo di togliersi una [[cataratta]], aveva perso la vista di un occhio. Il tracollo fisico seguì a breve, e Gaspar van Wittel morì il 13 settembre 1736, all'età di ottantasei anni; tre mesi dopo fu seguito dalla moglie Anna, scomparsa il 16 dicembre.<ref name=XIII/>
[[File:Chiesa Gesù-Ancona.jpg|thumbminiatura|leftsinistra|La [[Chiesa del Gesù (Ancona)|chiesa del Gesù]] di [[Ancona]].]]
[[File:Ancona, Duomo di San Ciriaco, X-XII secolo (22).JPG|thumbminiatura|L'edicola della Madonna del [[Duomo di Ancona]]]]
Intanto Vanvitelli si sposò con Olimpia Starich, figlia di un contabile della [[fabbrica di San Pietro]]: il matrimonio, che si rivelerà molto felice e sarà coronato dalla nascita di otto figli, fu celebrato nel [[1737]]. Sebbene allietati dall'affettuosità della consorte, tuttavia, questi non furono anni felici per Vanvitelli: la sistemazione del porto anconitano, infatti, fu accompagnata da costanti polemiche, sicché i lavori, alquanto avanzati, vennero sospesi nel [[1740]], dopo la morte del suo mecenate Clemente XII. I progetti anconetani furono ripresi solo nel [[1754]], quando erano già quasi completati il lazzaretto, la [[Arco Clementino|Porta Clementina]], la [[Chiesa del Gesù (Ancona)|chiesa del Gesù]] ed era stato impostato nelle sue linee generali il molo nuovo; la prevista lanterna del porto, però, non era stata ancora iniziata<ref>Carlo Mezzetti, Giorgio Bucciarelli, Fausto Pugnaloni, ''Il Lazzaretto di Ancona: un'opera dimenticata'', Cassa di risparmio di Ancona, 1979.</ref>. La direzione dei lavori fu però affidata a [[Carlo Marchionni]]; Vanvitelli fu profondamente amareggiato dall'inattesa notizia di non poter proseguire l'esecuzione dell'opera, anche se Marchionni portò tutto a compimento secondo i suoi disegni, modificando solo le forme della lanterna<ref name=XIII/>.
[[File:Santuario di loreto, campanile di luigi vanvitelli, 1750-54.jpg|thumbminiatura|il [[Campanile Vanvitelliano]] della [[Basilica della Santa Casa]] di [[Loreto]].]]
 
Oltre al Lazzaretto, ad Ancona Vanvitelli realizzò anche il Molo Nuovo, la [[Arco Clementino|Porta Clementina]], la [[Chiesa del Gesù (Ancona)|Chiesa del Gesù]] (che con la sua facciata concava e alta sul mare, riassume la curvatura dell'intero arco portuale), la cappella delle reliquie del [[Duomo di Ancona|Duomo di San Ciriaco]], il Palazzo Bourbon del Monte (oggi [[Palazzo Jona-Millo]]) e il rifacimento della [[Chiesa di Sant'Agostino (Ancona)|Chiesa di Sant'Agostino]].
 
=== Il periodo a Roma ===
[[File:Giovanni Poleni - Memorie istoriche della gran cupola, 1748.JPG|thumbminiatura|[[Giovanni Poleni]], ''Memorie istoriche della gran cupola'' (1748)]]
Gli esiti della febbrile attività architettonica del Vanvitelli riguardarono anche l'[[Umbria]], dove si recò per progettare la chiesa e il convento degli Olivetani a Perugia e per restaurare l'antica cattedrale romanica di [[Foligno]], e la città toscana di [[Siena]], ove fu impegnato nella progettazione della chiesa di Sant'Agostino. Non mancò, tuttavia, di recarsi a Roma, dove continuò a tenere la residenza in ragione della carica di architetto della Fabbrica di San Pietro, assunta intorno al 1735. Essendosi occupato in precedenza dell'acquedotto di Vermicino, Vanvitelli fu incaricato, nel 1741, del restauro della villa Tuscolana dei Gesuiti a [[Frascati]], detta «Rufinella» dal nome dell'ex possessore [[Alessandro Ruffini]]<ref name=XIV/>; nel 1743, eresse presso il [[porto di [[Civitavecchia]], alla Calata della Rocca, la fontana del Porto, che fu detta poi ''Fontana del Vanvitelli''<ref>{{cita web|url=https://www.rerumromanarum.com/2017/09/fontana-del-vanvitelli.html|titolo=Fontana del Vanvitelli|accesso=30 luglio 2019}}</ref><ref name=XV>{{cita|G. de Nitto|p. XV|AG}}.</ref>.
 
Uno dei problemi più impegnativi che interessarono il Vanvitelli a Roma fu, nel 1742, il consolidamento della [[cupola di San Pietro]], che sin dal momento della sua costruzione (iniziata da Michelangelo Buonarroti nel 1546) aveva destato forti preoccupazioni. Per risolvere le gravi deficienze statiche della cupola Vanvitelli nel 20 settembre 1742 pubblicò un'accurata relazione ove suggerì di rinforzarla con dei cerchioni di ferro; inizialmente la proposta non riscosse i consensi di [[Papa Benedetto XIV|Benedetto XIV]], assai scettico in quanto questa soluzione avrebbe alterato notevolmente la plastica del monumento. Il progressivo acuirsi delle polemiche, alimentata specialmente da [[Ferdinando Fuga]], spinse il pontefice ad avvalersi della consulenza del matematico padovano [[Giovanni Poleni]], che tuttavia preferì la proposta del Vanvitelli, lodando apertamente l'interesse tecnico della soluzione da lui suggerita. Pertanto, i cerchioni - sei in tutto - vennero fissati alla Cupola fra il 1743 e il 1748, in un totale di cinque anni di lavoro.<ref name=XV/>
 
Negli stessi anni al Vanvitelli furono affidate la realizzazione della Cappella di San Giovanni Battista nella chiesa [[Lisbona|lisbonese]] di San Rocco e, a Roma, la costruzione del convento degli Agostiniani.<ref name=XV/> Sempre nell'Urbe, nel 1748, il Vanvitelli fu impegnato nel restauro della [[basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri]]; nonostante ogni accorgimento, l'intervento vanvitelliano - che si occupò di decorare il sobrio interno michelangiolesco nello stile dell'epoca - suscitò ulteriori acerbe polemiche, mosse soprattutto dal monsignor [[Giovanni Gaetano Bottari]], assertore del Fuga che era suo conterraneo.<ref name=XVI>{{cita|G. de Nitto|p. XVI|AG}}.</ref>
[[File:Vanvitelli, progetto per la reggia di Caserta.jpg|thumbminiatura|leftsinistra|Luigi Vanvitelli, ''Disegno generale della reggia di Caserta'' (1751)]]
 
=== Alla corte dei Borbone e la Reggia a Caserta ===
Vanvitelli fu ben felice di accettare l'invito di Carlo di Borbone; l'architetto raggiunse rapidamente [[Napoli]] ed effettuò un sopralluogo a Caserta, per poi avviare in brevissimo tempo la progettazione del palazzo commissionatogli. Dopo un breve ritorno in centro Italia, dove erano in corso diversi lavori, Vanvitelli ultimò finalmente i disegni definitivi e li presentò ai Sovrani, che furono subito infiammati dall'entusiasmo. [[Maria Amalia di Sassonia]], moglie di Carlo, non si stancava mai di osservare, di chiedere, di guardare, e alla fine richiese espressamente a Vanvitelli l'elaborazione di un «disegno per la Città di Caserta e le strade, perché chi vi averà da fabricare vi fabrichi con buona direzione, né più alto né più basso, ma tutto con ordine».<ref name=XVI/>
 
[[File:Cerimonia della posa della prima pietra del Palazzo Reale di Caserta.jpg|thumbminiatura|Gennaro Maldarelli, ''Cerimonia della posa della prima pietra del Palazzo Reale di Caserta'' (1844); affresco del soffitto della Sala del Trono, reggia di Caserta. Dettaglio.]]
 
Prima di iniziare la costruzione del complesso, Vanvitelli concordò con Carlo di Borbone la stampa di un vasto programma iconografico di comunicazione, così da mostrare a tutte le corti europee la grandiosità del sovrano di Napoli; frattanto, Vanvitelli prese alloggio a Caserta nel Palazzo dell'Intendente, presso il Boschetto. In poco più di un mese venne organizzato il cantiere della Reggia, e la posa della prima pietra venne celebrata in una solenne cerimonia tenutasi il 20 gennaio 1752, giorno genetliaco del Re; sulla pietra Vanvitelli fece incidere un [[distico]] latino scritto dall'amico [[Porzio Lionardi]] per alludere alla perpetuità che si volle presagire al palazzo e alla stirpe borbonica.<ref>{{cita|G. de Nitto|p. XVII|AG}}.</ref> Esso recita:
 
Il cantiere della Reggia, nel frattempo, era diventato enorme: vi lavoravano infatti circa tremila persone, tra muratori, falegnami, fabbri, scalpellini, manovali, galeotti e schiavi musulmani, che per edificare il complesso si servivano anche della forza animale, impiegando cavalli, buoi, persino qualche cammello. Vanvitelli, dal suo lato, doveva provvedere ai disegni, ai calcoli, alle livellazioni, agli scavi, alla scelta dei materiali edilizi,<ref>Per edificare il complesso Vanvitelli ricorse all'utilizzo di innumerevoli materiali, quali travertino, tufo, calce, pozzolana, marmo, ferro, e laterizio.</ref> al parco, alle statue, agli artisti chiamati a decorare gli ambienti (appartamenti, teatro, cappella), e all'[[acquedotto Carolino|acquedotto, battezzato Carolino]] in onore al sovrano. Intanto, tra Vanvitelli e la corte iniziarono già a sorgere i primi dissapori, specialmente con il marchese [[Bernardo Tanucci]], al quale l'architetto dovette addirittura inoltrare una supplica per ottenere il rifornimento di carbonella, regolarmente distribuito agli altri uffici per il riscaldamento invernale ma non al suo: Tanucci, che era anche segretario di Stato, nutriva una profonda avversione verso Vanvitelli.<ref name=XVIII/>
[[File:Brogi, Giacomo (1822-1881) - n. 5006 - Napoli Piazza e Monumento Dante, già Largo Mercatello.jpg|leftsinistra|thumbminiatura|Il Foro Carolino (oggi [[complesso del Convitto Nazionale]]) con la piazza antistante in una foto di [[Giacomo Brogi]]]]
 
=== La reggenza di Tanucci e il declino ===
La morte senza eredi di [[Ferdinando VI]], fratellastro di Carlo di Borbone, e il trasferimento di quest'ultimo presso la corte spagnola colsero Vanvitelli nel pieno del fervore del cantiere casertano. Il passaggio di Carlo al trono di Spagna si frantumò il sogno di Maria Amalia, che ambiva a costruire «con buona direzione» una nuova capitale intorno alla reggia, già abbozzata tra l'altro dal Vanvitelli nel progetto generale: la città sarebbe sorta negli anni a venire in maniera disordinata, senza seguire le disposizioni vanvitelliane. Il nuovo monarca borbonico, [[Ferdinando I delle Due Sicilie|Ferdinando IV]] (soprannominato sarcasticamente dall'architetto ''O rre piccirillo''), non era certamente all'altezza del predecessore e, a causa della vegliarda età e della salute cagionevole, non poteva prendere decisioni; di questo inadeguato sostegno della committenza regale se ne approfittò [[Bernardo Tanucci]], che persisté nel suo atteggiamento ostile nei riguardi del Vanvitelli.<ref name=XX/>
 
[[File:Sommer, Giorgio (1834-1914) & Behles, Edmond (1841-1924) - n. 2228 - Palazzo di Caserta.jpg|thumbminiatura|Fotografia della facciata esterna della reggia di Caserta scattata da [[Giorgio Sommer]].]]
 
Con la reggenza di Tanucci, infatti, Vanvitelli si ritrovò ad affrontare anni bui. Fatta eccezione per l'abate Galiani, l'intera scena architettonica napoletana preferiva parteggiare per [[Ferdinando Fuga]], il favorito di Tanucci, toscano come lui. Numerose, inoltre, furono le commesse che gli vennero sottratte, come nel caso della chiesa parrocchiale di Caserta, progetto caduto in mano al capo mastro Bernasconi che lo firmò a proprio nome; addirittura, quando il Vanvitelli si recò al ponte sul Calore a Benevento per un'ispezione, gli venne negato il compenso e gli venne perfino chiesto il fitto del carrozzino per il sopralluogo.<ref name=XX>{{cita|G. de Nitto|p. XX|AG}}.</ref>
 
== Stile ==
[[File:Ignoto, ritratto di luigi vanvitelli.JPG|thumbminiatura|leftsinistra|verticale=0.8|Luigi Vanvitelli in un ritratto eseguito da autore ignoto]]
L'eclettismo delle sue realizzazioni e la versatilità del suo estro creativo rendono Vanvitelli un architetto difficilmente inseribile entro i ristretti orizzonti di una definita corrente artistica: la produzione del Vanvitelli appare pertanto non priva di contraddizioni, tipiche del periodo di transizione fra barocco e neoclassicismo. Generalmente, si può affermare che il linguaggio vanvitelliano da una parte raccoglie l'eredità delle esperienze tardo-barocche, e dall'altra promuove le nuove soluzioni architettoniche offerte dal neoclassicismo; in ogni caso, continuano i dibattiti per inserire il Vanvitelli nella schematicità scandita dalla suddivisone in stili artistici.<ref>{{cita|Bagordo|p. 9|GMB}}.</ref> Lo storico dell'arte [[Corrado Maltese]], ad esempio, è categorico nel definire l'opera vanvitelliana marcatamente barocca:
 
 
== L'''uomo'' Vanvitelli ==
[[File:Statua Vanvitelli Caserta f02.jpg|thumbminiatura|Statua di Luigi Vanvitelli a Caserta, nella piazza a lui dedicata]]
Luigi Vanvitelli jr., nipote dell'artista, autore di una biografia dell'architetto (denominata, per l'appunto, ''Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli''), ci offre un ritratto caratteriale del Vanvitelli assai vivido:<ref>{{cita|Vanvitelli jr.|pp. 52-53|GL}}.</ref>
{{citazione|Estremamente laborioso, e disegnatore indefesso, egli riuniva qualità sovente discordi, prontezza d'ingegno e sofferenza di studio, vivacità di spirito e ostinazione di fatica. In mezzo a tante occupazioni e gloria sì rara, era sempre umano, moderato, piacevole, discreto cogli operai, pietoso con i miseri, cortese con tutti. [...] Raro ed imitabile esempio di lodevolissima onestà, [Vanvitelli era] di dolci costumi, nettissimo d'invidia, affabile e sincero per natura era da tutti desiderato, ed amici aveva moltissimi}}
 
== Bibliografia ==
* {{cita libro|autore=Giovanni Maria Bagordo|titolo=Le architetture per l'acqua nel parco di Caserta|cid=GMB|ISBN=978-88-548-2622-9|editore=ARACNE editrice|anno=2009|ed=1|città=Roma}}
* {{Cita libro|autore = Gino Chierici|titolo = VANVITELLI, Luigi|anno = 1937|editore = Istituto dell'Enciclopedia Italiana|città = Roma|url = http://www.treccani.it/enciclopedia/luigi-vanvitelli_%28Enciclopedia-Italiana%29/|accesso = 15 settembre 2016|collana = Dizionario Biografico degli Italiani|cid =GC}}
* {{cita libro|url=http://www.luigivanvitelli.it/MAnoscritti%20gianfrotta.pdf|titolo=Manoscritti di Luigi Vanvitelli nell'archivio della Reggia di Caserta 1752 - 1773|anno=2000|ISBN=88-7125-174-1|città=Città di Castello|editore=Ministero per i beni e le attività culturali|autore=Giuseppe de Nitto|capitolo=Biografia di Luigi Vanvitelli|curatore=Antonio Gianfrotta|cid=AG|accesso=16 settembre 2016|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20160918042846/http://www.luigivanvitelli.it/MAnoscritti%20gianfrotta.pdf|dataarchivio=18 settembre 2016|urlmorto=sì}}
* {{Cita libro|titolo=Luigi Vanvitelli e la sua cerchia (1700-1773), Catalogo della Mostra|anno=2000|città=Napoli|ISBN=88-435-8530-4|autore=Fabio Mariano|capitolo=Vanvitelli nelle Marche e in Umbria|curatore=Cesare de Seta|editore=Electa}}
* {{Cita libro|titolo=L'esercizio del Disegno. I Vanvitelli, 2 voll.|anno=1993|città=Ancona|ISBN=88-766-3115-1|autore=Fabio Mariano|capitolo=Vanvitelli in Ancona. Progetti per la città|curatore=|editore=Il Lavoro Editoriale}}
* {{cita libro|autore=Luigi Vanvitelli jr.|città=Napoli|editore=tip. Trani|anno=1823|titolo=Vita dell'architetto Luigi Vanvitelli|url=https://books.google.it/books?id=RN1gAAAAcAAJ&pg=PR1&l#v=onepage&q&f=false|sbn=IT\ICCU\SBLE\004269|cid=GL}}
* {{Cita libro|curatore=Franca Varallo|titolo=Luigi Vanvitelli|città=Milano|editore=Skira|data=2000|ISBN=9788881188451}}
* {{Cita libro|autore=|curatore=Cesare De Seta|titolo=Luigi Vanvitelli|data=1998|anno=|editore=Elemond Electa - Mondadori|città=Napoli|p=|pp=|ISBN=9788843587483}}
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