Differenze tra le versioni di "Repubblica di San Marco"

 
===La posizione di Manin sull'annessione===
[[File:Venezia - Luigi Borro (1826-1886) - Monumento a Daniele Manin (1875)by -Luigi 06 - Foto Giovanni Dall'Orto, 6-Aug-2007Borro.jpg|thumb|left|upright=0.7|Monumento dedicato a Daniele Manin, realizzato nel 1875 da [[Luigi Borro]], sito in [[Campo Manin]] a Venezia.]]
La questione dell'annessione al Regno di Sardegna si poneva a Venezia in termini alquanto diversi da Milano.<ref name=CDL195/> Il moto insurrezionale veneziano aveva infatti portato immediatamente alla proclamazione della repubblica. Inoltre vi fu nel Veneto un contrasto tra Venezia e le città di provincia assai più acuto che in Lombardia. Ciò anche perché il governo veneziano disilluse in gran parte le promesse fatte al momento di annettere le altre province venete. Manin si era convinto che la causa nazionale dovesse essere anteposta a quella per la repubblica. Assunse così un atteggiamento in parte ambiguo:<ref name=GNS166/> non rinnegò la scelta repubblicana, che tanti malumori aveva suscitato nel governo milanese<ref group=N >Ad esempio, in una lettera datata 28 marzo, Jacopo Pezzato, un amico repubblicano di Manin che si trovava a Milano, gli scrisse: "Qui produsse perciò dispiacere la proclamazione della Repubblica a Venezia, temendosi quasi che Venezia si voglia distaccare dalla famiglia italiana per ritornare all'individualismo di San Marco. La repubblica è desiderio di tutti...Ma questo Governo provvisorio non poteva, né dovea pronunciarsi. Le armate sarde non sarebbero entrate nel nostro territorio per cacciare il comune nimico fuori dall'Italia, se fossero state chiamate da un governo repubblicano. Carlo Alberto ama troppo il suo trono, e delle armate sarde noi avevamo bisogno..." Cfr. {{cita|Ginsborg|p. 164}}</ref> oltre che, naturalmente, in Piemonte, ma non si sforzò neppure di rafforzarla. Ritenne invece opportuno, per non compromettere l'unità delle forze nazionali in funzione antiaustriaca, allinearsi all'atteggiamento assunto dal governo milanese: qualunque decisione sulla forma di governo da assumere e sulle modalità di amministrazione del potere sarebbero state prese solo a guerra finita.<ref name=GNS163>{{cita|Ginsborg|p. 163}}.</ref> Decise così di rinviare la promessa assemblea costituente delle province venete sostituendola temporaneamente con una semplice consulta<ref group=N >Come scriverà più tardi il Tommaseo: "[...] tale consulta, segnatamente in Governo che si faceva chiamar Repubblica, era una specie di scherno" Cfr. {{cita|Ginsborg|p. 170}}</ref> che avrebbe avuto solo poteri consultivi.<ref name=GNS166>{{cita|Ginsborg|p. 166}}.</ref><ref group=N >Questa decisione venne da lui comunicata il giorno 7 aprile con queste parole: "Il Presidente [Manin] opina debba starsi in uno stato provvisorio fino all'espulsione dei tedeschi. Così si desidera anche in Lombardia, dove spiacque la costituzione d'una Repubblica...Crede meglio nominare una consulta [delle provincie] che assista il Governo." Cfr. {{cita|Ginsborg|p. 171}}</ref> Questa decisione creò molti malumori tra le città di provincia<ref group=N >Tra le province soltanto Belluno reagì alla notizia dell'istituzione di una semplice consulta riaffermando il suo pieno appoggio alla repubblica. Cfr. {{cita|Ginsborg|p. 171}}</ref> restie ad allinearsi all'atteggiamento attendista assunto da Manin. Esse si mostrarono, fin dai primi di aprile, propense all'immediata fusione col Piemonte e a legare il proprio destino a quello della Lombardia.<ref name=CDL196>{{cita|Candeloro|p. 196}}.</ref> Questo anche per via del fatto che in Veneto la controffensiva austriaca non tardò ad arrivare e molte città furono in tutto o in parte rioccupate. Questa situazione di estremo pericolo minacciava nell'immediato più le città della terraferma che Venezia e queste dunque speravano in una rapida fusione con i sabaudi che avrebbe loro garantito, così credevano, un più rapido appoggio da parte di questi.<ref name=CDL196/>
 
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