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Nel XVI secolo [[Blaise de Vigenère]] propose in un trattato (1586) un codice che ebbe molta fortuna e che porta il suo nome ([[Cifrario di Vigenère]]). Utilizzava 26 alfabeti cifranti per trascrivere in codice un solo messaggio. Le prime macchine cifranti nascono tra XIX e XX secolo all'epoca dell'invenzione del telegrafo e della radio. Famoso fu il cifrario di Jefferson, ideato dal futuro presidente statunitense [[Thomas Jefferson]].<ref>"50 secoli di codici cifrati", ''Focus storia'', marzo 2016, n. 113, pag. 47 e sgg.</ref>
 
La [[Repubblica di Venezia]] ebbe importanza storica nell'uso dei codici cifrati. Già nel Duecento compaiono alcune lettere greche ed ebraiche, allora ignote ai più, al posto di nomi propri o frasi importanti; nel Trecento si svilupparono i nomenclatori ed il linguaggio convenzionale spesso mutuato dal mondo mercantile (olive=fanteria,; limoni=cavalleria,; immediata spedizione di un carico=immediata conclusione della pace)<ref>Nel 1571 i capi del [[Consiglio dei Dieci]] elaborarono un cifrario di gergo "mercantile" valido per informatori in terra turca: cordoani= galee turchesche; bambasi= prigionieri; contestabile= [[sultano]]; panni di [[Fiandra]]= assedio; panni d'[[Inghilterra]]= assalto; tapeti da tavola= artiglieria; panni negri un pezzo per cavezo= munizioni; panni scarlati= armata turca; panni verdi= armata di [[Spagna]]; rasi cremesini= armata di Venezia; petteni d'avorio= tradimenti; Tolosa= Venezia; ecc.</ref>; il Quattrocento vede l'ampliamento dei nomenclatori con l'uso, oltre che della lingua ebraica, di lineette trasversali, di figure e segni di fantasia, spesso tratti dal linguaggio dell'[[alchimia]].<ref>Paolo Preto, ''La Grande Storia Illustrata della Serenissima. Spie e Servizi segreti della Serenissima''. Biblioteca de [[Il Gazzettino]], Biblioteca dei Leoni, ottobre 2017, pag. 76-77.</ref>
 
==La figura della spia==
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