Differenze tra le versioni di "L'arte di arrangiarsi"

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(ordine come pellicola)
 
{{Citazione|[...] Il titolo sottolinea l'aspetto di fondo del film, che è una satira di una particolare mentalità e di un particolare costume sociale, e che si svolge sullo sfondo di una società in cui l'opportunismo, la prepotenza e l'inganno sono gli unici mezzi per sopravvivere. Purtroppo il film non sviluppa tutte le indicazioni satiriche del testo, e spesso si limita ad una comicità bonaria e di maniera [...].|[[Gianni Rondolino]], ''Catalogo Bolaffi del Cinema Italiano 1945-1955'', Editore Bolaffi (1967)}}
 
{{Citazione|[...] Due elementi accomunano i successivi tre film, [[Anni difficili]] (1948), [[Anni facili]] (1953) e ''L'arte di arrangiarsi'' (1954): il soggetto di [[Vitaliano Brancati]] e una continuità di analisi che, partendo dal periodo fascista (per il primo film ci fu addirittura un'interpellanza parlamentare), passa attraverso il malgoverno democristiano degli anni '50 per arrivare alla rappresentazione dell'opportunismo come «elemento di sopravvivenza» nel dopoguerra italiano |Daniela Ragazzoni, sta in Alfonso Canziani (a cura di), ''Cinema di tutto il mondo'', [[Arnoldo Mondadori Editore]], Milano 1978)}}
 
 
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