Differenze tra le versioni di "Quantità (fonologia)"

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{{S|metrica}}
In [[fonologia]] e [[metrica]], la '''quantità''' è un [[tratto prosodico]] relativo alla lunghezza o alla brevità dei [[fonemi]]. Avendo carattere fonologico, non coincide obbligatoriamente dalla durata fisica dei [[foni]] (una singola [[elocuzione]] può infatti essere in sé stessa veloce o lenta).
La '''quantità''' è la lunghezza dal punto di vista vocale di una [[sillaba]].
 
In [[greco antico]] e in [[lingua latina|latino]], l'opposizione tra vocali brevi e lunghe aveva rilievo sul piano del significato. Ad esempio, in latino ''vĕnit'' (con ''e'' breve) significa ''viene'', mentre ''vēnit'' (con ''e'' lunga) significa ''venne''. Il passaggio dal latino alle [[lingue romanze]] determinò l'abbandono di questa opposizione: la metrica accentuale, comune alle principali lingue moderne, tende piuttosto a considerare l'[[accento (fonologia)|accento]] e il numero delle [[sillabe]].
Nel [[lingua greca|greco]] antico, come del resto nella [[lingua latina]], una [[sillaba]] può essere lunga o breve. Più precisamente:
 
==In greco e latino==
Nel [[lingua greca|greco]] antico, come del resto nella [[lingua latina]], una [[sillaba]] può essere lunga o breve. Più precisamente:
*la quantità è lunga, se la parte vocalica della sillaba è costituita da una [[vocale]] lunga (η, ω, α lunga, ι lunga, υ lunga) o da un [[dittongo]] (ου, ει);
*la quantità è breve, se la parte vocalica della sillaba è costituita da una [[vocale]] breve (ε, ο, α breve, ι breve, υ breve).
 
Si rammenta però che iI dittonghi ''αι'' e ''οι'' in fine di parola sono però generalmente considerati brevi ai fini dell'accentazione.
 
==Bibliografia==
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