Differenze tra le versioni di "Medea"

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{{nota disambigua}}'''Medea''' ({{lang-grc|Μήδεια|Médeia}}) è una figura della [[mitologia greca]], figlia di [[Eete|Eeta]], re della [[Colchide]], e di [[Idia]]. Nelle ''[[Argonautiche]]'' di [[Apollonio Rodio]] era indicata come nipote di [[Helios|Elio]] e della maga [[Circe]]; al pari di quest'ultima era dotata di poteri magici.
{{NN|mitologia greca|novembre 2012}}
[[File:Medea - Frederick Sandys - Google Cultural Institute.jpg|thumb|upright=1.3|''Medea'' (1866-1868), opera di [[Anthony Frederick Augustus Sandys]].]]
 
{{nota disambigua}}'''Medea''' ({{lang-grc|Μήδεια|Médeia}}) è una figura della [[mitologia greca]], figlia di [[Eete|Eeta]], re della [[Colchide]], e di [[Idia]]. Nelle ''[[Argonautiche]]'' di [[Apollonio Rodio]] era indicata come nipote di [[Helios|Elio]] e della maga [[Circe]]; al pari di quest'ultima era dotata di poteri magici.
Invece secondo la variazione del mito proposta da [[Diodoro Siculo]], il Sole, Elio, ebbe due figli, [[Perse (titano)|Perse]] e [[Eeta]]. Perse ebbe una figlia, [[Ecate]], potentissima maga, che lo uccise e più tardi si congiunse con lo zio Eeta. Da questa unione sarebbero nati Circe, Medea ed Egialeo (o [[Apsirto]]).<ref>Diodoro Siculo, ''Biblioteca storica'', IV, 45; Cicerone, ''De natura deorum'', III, 19.</ref>
 
== Mito ==
== Mit uno dei personaggi più celebri e controversi della mitologia greca. Il suo nome in greco significa "astuzie, scaltrezze", infatti la tradizione la descrive come una maga dotata di poteri addirittura divini. ==
[[File:Jason and Medea - John William Waterhouse.jpg|left|thumb|''Giasone e Medea'' (1907), opera di [[John William Waterhouse]].]]
 
== MitÈ uno dei personaggi più celebri e controversi della mitologia greca. Il suo nome in greco significa "astuzie, scaltrezze", infatti la tradizione la descrive come una maga dotata di poteri addirittura divini. ==
 
Quando [[Giasone (mitologia)|Giasone]] arriva nella [[Colchide]] insieme agli [[Argonauti]] alla ricerca del [[Vello d'oro]], capace di guarire le ferite, custodito da un feroce e terribile drago per conto di Eeta, lei se ne innamora perdutamente. E pur di aiutarlo a raggiungere il suo scopo giunge a uccidere il fratello [[Apsirto]], spargendone i poveri resti dietro di sé dopo essersi imbarcata sulla [[Argo (nave)|nave Argo]] insieme a [[Giasone (mitologia)|Giasone]], divenuto suo sposo. Il padre, così, trovandosi costretto a raccogliere le membra del figlio, non riesce a raggiungere la spedizione, e gli [[Argonauti]] tornano a [[Jolco]] con il Vello d'Oro. Lo zio di Giasone, [[Pelia]], rifiuta tuttavia di concedere il trono al nipote, come aveva promesso in precedenza, in cambio del Vello: Medea allora sfrutta le proprie abilità magiche e con l'inganno si rende protagonista di nuove efferatezze per aiutare l'amato. Convince infatti le figlie di Pelia a somministrare al padre un "''[[Pharmakos|pharmakón]]''", dopo averlo fatto a pezzi e bollito, che lo avrebbe ringiovanito completamente: dimostra la validità della sua arte riportando un caprone alla condizione di agnello, dopo averlo sminuzzato e bollito con erbe magiche. Le figlie ingenue si lasciano ingannare e provocano così la morte del padre, tra atroci sofferenze: [[Acasto]], figlio di Pelia, pietosamente seppellisce quei poveri resti e bandisce Medea e Giasone da Iolco, costringendoli a rifugiarsi a [[Corinto]], dove si sposeranno.
 
=== La Medea di Euripide ===
Sono passati dieci anni, [[Creonte (figlio di Liceto)|Creonte]], re della città di Corinto, vuole dare la sua giovane figlifiglia [[Glauce]] in sposa a Giasone, offrendo così a quest'ultimo la possibilità di successione al trono. Giasone accetta e cerca inutilmente di far accettare la cosa a Medea, che si dispera per l'abbandono e il nuovo esilio, imposto da Creonte, ll'indifferenzatimoroso di Giasone, si adira e medita una tremenda vendetta. Fingendosi rassegnata, finge di voler rappacificarsi con la nuova famiglia del marito per il bene dei figli e manda come dono nuziale una veste finissima e una corona d'oro alla giovane Glauce, la quale, non sapendo che i doni sono intrisi di un potente veleno, li indossa, per poi morire fra fiamme e dolori strazianti. Il padre Creonte, corso in aiuto, tocca anch'egli il mantello, e muoresue atrocementevendette.
 
Medea manda a chiamare Giasone, gli ricorda il loro passato e le volte che gli era venuta in aiuto, ma di fronte all'ingratitudine e all'indifferenza di Giasone, si adira e medita una tremenda vendetta. Fingendosi rassegnata, finge di voler rappacificarsi con la nuova famiglia del marito per il bene dei figli e manda come dono nuziale una veste finissima e una corona d'oro alla giovane Glauce, la quale, non sapendo che i doni sono intrisi di un potente veleno, li indossa, per poi morire fra fiamme e dolori strazianti. Il padre Creonte, corso in aiuto, tocca anch'egli il mantello, e muore atrocemente.
 
MsuaMa la vendetta di Medea non finisce qui. Secondo [[Euripide]], per assicurarsi che Giasone soffrisse e non avesse discendenza, dopo un'angosciosa incertezza vince la sua natura di madre e uccide i loro piccoli figli ([[Mermero (Giasone)|Mermero]] e [[Fere (Giasone)|Fere]]) avuti da lui<ref>Nella ''Medea'' di [[Carcino di Agrigento|Carcino]], però, era testimoniata la variante secondo la quale sarebbero stati i corinzi ad ucciderli, incolpandola del delitto: cfr. {{cita libro |autore=M. Martinelli |capitolo=Una nuova Medea in musica: P.Louvre inv. E 10534 e la Medea di Carcino |curatore=M.S. Celentano |titolo=Ricerche di metrica e musica greca per Roberto Pretagostini |città=Alessandria |editore=Edizioni dell'Orso |anno=2010 |pagine=61-76}}</ref>. Secondo [[Diodoro Siculo]] i figli che Medea aveva avuto da Giasone erano però tre: i due gemelli Tessalo e [[Alcimene (figlio di Giasone)|Alcimene]] e Tisandro<ref>{{Cita libro |autore=Luisa Biondetti |titolo=Dizionario di mitologia classica |città=Milano |editore=Badini & Castoldi |anno=1997 |ISBN=88-8089-300-9 |p=429 e p. 326 }}</ref>.
 
Fuggita ad [[Atene]], a bordo del carro del Sole trainato da draghi alati, Medea sposa il re [[Egeo]], dal quale ha un figlio, [[Medo (mitologia)|Medo]]; Egeo aveva precedentemente concepito con [[Etra (figlia di Pitteo)|Etra]] un figlio, [[Teseo]]. Medea vuole laelasciare il trono di Atene a Medo, ma Teseo giunge in città. Egeo ignora che Teseo sia suo figlio, e Medea, che vede ostacolati i suoi piani per Medo, suggerisce al marito di uccidere il nuovo venuto durante un banchetto. Ma all'ultimo istante Egeo riconosce Teseo come suo figlio e Medea è costretta a fuggire di nuovo.
 
Torna nella Colchide, dove si ricongiunge e si riappacifica con il padre Eete.
[[File:Beaux-Arts Nancy Klagmann 50108.jpg|thumb|''Medea'', un dipinto di Henri Klagmann ([[Nancy]], Musée des Beaux-Arts).]]
 
=== La Medea di Ovidioa.Ovidio ===
Msua natura di madre e uccide i loro piccoli figli ([[Mermero (Giasone)|Mermero]] e [[Fere (Giasone)|Fere]]) avuti da lui<ref>Nella ''Medea'' di [[Carcino di Agrigento|Carcino]], però, era testimoniata la variante secondo la quale sarebbero stati i corinzi ad ucciderli, incolpandola del delitto: cfr. {{cita libro |autore=M. Martinelli |capitolo=Una nuova Medea in musica: P.Louvre inv. E 10534 e la Medea di Carcino |curatore=M.S. Celentano |titolo=Ricerche di metrica e musica greca per Roberto Pretagostini |città=Alessandria |editore=Edizioni dell'Orso |anno=2010 |pagine=61-76}}</ref>. Secondo [[Diodoro Siculo]] i figli che Medea aveva avuto da Giasone erano però tre: i due gemelli Tessalo e [[Alcimene (figlio di Giasone)|Alcimene]] e Tisandro<ref>{{Cita libro |autore=Luisa Biondetti |titolo=Dizionario di mitologia classica |città=Milano |editore=Badini & Castoldi |anno=1997 |ISBN=88-8089-300-9 |p=429 e p. 326 }}</ref>.
[[Ovidio]] tratta del mito di Medea in tre distinte opere: le ''[[Heroides]]'' , le ''[[Le metamorfosi (Ovidio)|Metamorfosi]]'' e la tragedia ''[[Medea (Ovidio)|Medea]]'', andata perduta.
 
Nel primo testo è la donna a parlare cercando di commuovere il marito, ma il racconto si interrompe prima del compimento della tragedia e il suo completamento è possibile al lettore solo attraverso la memoria letteraria. La Medea delle ''Metamorfosi'' è ben diversa: essa oscilla tra ''ratio'' e ''furor'', ''mens'' e ''cupido'', riprendendo, almeno in parte, la giovane tormentata dai rimorsi di [[Apollonio Rodio]], divisa tra il padre e Giasone. Medea si dilania tra incertezza, paura, commozione e compassione.
Fuggita ad [[Atene]], a bordo del carro del Sole trainato da draghi alati, Medea sposa il re [[Egeo]], dal quale ha un figlio, [[Medo (mitologia)|Medo]]; Egeo aveva precedentemente concepito con [[Etra (figlia di Pitteo)|Etra]] un figlio, [[Teseo]]. Medea vuole lae ostacolati i suoi piani per Medo, suggerisce al marito di uccidere il nuovo venuto durante un banchetto. Ma all'ultimo istante Egeo riconosce Teseo come suo figlio e Medea è costretta a fuggire di nuovo.
 
NeaLa simetamorfosi dilaniaavviene train incertezza,modo repentino ed è possibile rintracciarla attraverso il confronto tra paura,la commozionescena edell'incontro compassione.con Giasone nel bosco sacro e il ringiovanimento del padre dell'amato: se nel primo caso appare come un medico antico, nel secondo utilizza esplicitamente la parola "''arte''" (vv.171-179) mostrandosi come una vera strega.
Torna nella Colchide, dove si ricongiunge e si riappacifica con il padre Eete
=== La Medea di Ovidioa. ===
Nea si dilania tra incertezza, paura, commozione e compassione.con Giasone nel bosco sacro e il ringiovanimento del padre dell'amato: se nel primo caso appare come un medico antico, nel secondo utilizza esplicitamente la parola "''arte''" (vv.171-179) mostrandosi come una vera strega.
 
Anche Ovidio riprende la scena del carro, presente già in [[Euripide]] e successivamente in [[Seneca]], ma se in questi due casi l'episodio è inserito alla fine del racconto, [[Ovidio]] lo colloca a metà della narrazione: in tal modo Medea perde le sue qualità umane e il mondo reale cede il posto a quello fantastico.
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