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È considerato uno dei più eminenti filologi classici del XX secolo, alla pari del suo maestro [[Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff]]. Fu anche uno dei primi studiosi a occuparsi di [[Bizantinistica|letteratura e filologia bizantina]].
 
== Biografia ==
Di religione ebraica, frequentò le scuole a Francoforte, Freiburg im Breisgau e Baden-Baden. Iniziò a studiare filologia classica presso l'[[Humboldt-Universität zu Berlin|Università di Berlino]] con [[Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff]]. Si trasferì poi a [[Monaco di Baviera]], dove frequentò l'[[Università Ludwig Maximilian]], studiando letteratura bizantina con [[Karl Krumbacher]]. Nel 1910 iniziò a insegnare a Berlino, interrompendo gli studi allo scoppio della [[prima guerra mondiale]]. Nel 1920, molti mesi dopo la fine della guerra, tornò a Berlino, dove fu nominato professoreProfessore straordinario.Straordinario Neglied anniebbe seguentil'incarico di Filologia Bizantina. Nel 1930 passò, da Ordinario, alla Università di Königsberg.
 
È del 1927 la sua opera principale, ''Textkritik'' ("La critica del testo"), ancor oggi riedita e studiata, in cui sulla scia del [[Metodo di Lachmann|metodo lachmanniano]] formula le definizioni di errore significativo, congiuntivo o separativo, che sono alla base della moderna [[Filologia classica|filologia]] per la ''recensio'' dei [[Codice (filologia)|testimoni]] ai fini dell'[[edizione critica]] dei testi soprattutto classici.
 
Nel 1934, dopo la presa del potere nazista, fu espulso dalla sua sede per motivi politici e visse in ritiro fino a quando nel 1939, poco prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, decise di emigrare a Oxford. Qui lavorò come consulente presso la Clarendon Press (ora [[Oxford University Press]]), e visse poveramente di collaborazioni prestigiose ma incerte e poco remunerative (fu autore, tra l'altro, dei supplementi al ''Liddell and Scott's Lexicon''). Solo nel 1959 l'Università di Oxford gli riconobbe il dottorato onorario.
 
È seppellito nella sezione ebraica del [[Wolvercote Cemetery]] a Oxford.
 
== Attività di ricerca<ref>Su Maas in generale: Luigi Lehnus, ''Appunti di storia degli studi classici'', Milano 2007<sup>2</sup>, pp. 79-81, con bibliografia.</ref> ==
Gli interessi di Maas spaziavano pressoché su tutti gli aspetti e i campi della filologia classica, in particolare greca: dalla metrica alla paleografia, dalla letteratura frammentaria (si occupò molto di [[Callimaco]], che in quegli anni godeva di eccezionale fortuna grazie alle scoperte papiracee) alle teorie di critica del testo.
 
Poco incline, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi, alla produzione di edizioni critiche (l'unica, tra l'altro firmata in collaborazione con un altro studioso, è quella dei ''Cantica'' di [[Romano il Melode]]: vol. I, ''Cantica genuina'', Oxford 1963; vol. II, ''Cantica dubia'', Berlin 1970; di Romano si era già occupato negli anni di Königsberg, ma perse gli appunti preparatori nel marasma dell'emigrazione forzata), fu invece attivissimo nella produzione di articoli, saggi e note di lettura, più o meno estesi, che abbracciavano ogni aspetto della letteratura greca dall'antichità a Bisanzio. Scrisse di paleografia, di metrica (classica e bizantina), di critica letteraria, di teoria della critica testuale, occupandosi anche di papirologia (per esempio legò il proprio nome alla [[Legge di Maas|legge empirica]] in base alla quale, nei papiri, l'inizio della colonna di scrittura tende a spostarsi a sinistra mano a mano che lo scriba va a capo) e trasmissione manoscritta di testi greci e latini nel medioevo, oltre a lasciare una cospicua mole di recensioni bibliografiche e appunti inediti. L'allievo Wolfgang Buchwald raccolse i ''Kleine Schriften'' di Maas in un poderoso volume di oltre 700 pagine.
 
Il campo in cui eccelse, probabilmente, fu l'emendazione. Riempiva i libri di annotazioni, rimandi, correzioni, riflessioni manoscritte. Molti dei libri a lui appartenuti furono acquistati dall'[[Università degli Studi di Milano|Università di Milano]]. Un autore al quale dedicò molta attenzione fu [[Nonno di Panopoli]], delle cui ''Dionisiache'' possedeva e annotò fittamente sia l'edizione di Arthur Ludwich (per la ''Bibliotheca Teubneriana'', 1909-1911) che quella di Rudolf Keydell (per l'editore berlinese Weidmann, 1959).
 
È del 1927 la sua opera principalepiù celebre, la ''Textkritik'' ("La critica del testo"), ancorche originariamente era solo un capitolo del primo volume della ''Einleitung in die Altertumswissenschaft'' ideata e diretta da [[Alfred Gercke]] ed [[Eduard Norden]] per i tipi della lipsiensi della Teubner. Ancor oggi riedita e studiata, in cui sulla scia del [[Metodo di Lachmann|metodo lachmanniano]] formula le definizioni di errore significativo, congiuntivo o separativo, che sono alla base della moderna [[Filologia classica|filologia]] per la ''recensio'' dei [[Codice (filologia)|testimoni]] ai fini dell'[[edizione critica]] dei testi soprattutto classici.
 
L'unico altro volume da lui curato, anch'esso nell'ambito del progetto di Gercke e Norden, fu la ''Griechische Metrik'' ("Metrica greca") (Leipzig 1923), poi tradotta in inglese da [[Hugh Lloyd-Jones|Sir Hugh Lloyd-Jones]] (Oxford 1962) e in italiano da [[Alfredo Ghiselli]] (Firenze 1979). Prima dell'esilio lavorò anche su una ''Byzantinische Metrik'' ("Metrica bizantina"), ma abbandonò il progetto e non lo riprese mai più negli anni inglesi.
 
== Opere principali ==
** Elio Montanari, ''La critica del testo secondo Paul Maas: testo e commento'', Firenze, SISMEL Edizioni del Galluzzo, 2003.
**''La critica del testo'', Traduzione a cura di Giorgio Ziffer, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2017.
*''Griechische Metrik'', Leipzig, Teubner, 1923; 1927<sup>2</sup>.
* *''Greek metre'', Oxford, Clarendon Press, 1962.
**''Metrica greca'', Traduzione e aggiornamenti di Alfredo Ghiselli, Firenze, F. Le Monnier, 1976.
* (con C. A. Trypanis) ''Romanus Melodus. Cantica genuina'', Oxford, Clarendon Press, 1963.
* ''Kleine Schriften'', herausgegeben von Wolfgang Buchwald, München, Beck, 1973.
*(con C. A. Trypanis) ''Sancti Romani Melodi Cantica. Cantica dubia'', Berlin, De Gruyter, 1970.
* ''Kleine Schriften'', herausgegeben von Wolfgang Buchwald, München, Beck, 1973.
 
== Bibliografia ==
*Luigi Lehnus, ''Postille inedite di Paul Maas ai primi due libri degli «[[Aitia]]» di [[Callimaco]]'', in «Quaderni di storia», I (1975), pp. 299-318.
* Hugh Lloyd-Jones, ''Nekrologe'', in «Gnomon» 37 (1965), pp.&nbsp;219-221.
*Eckart Mensching, ''Über einen verfolgten deutschen Altphilologen: Paul Maas (1880-1964)'', Berlin - Frankfurt am Main 1987.
*Nicola Pace, ''Le postille ad [[Apollonio Rodio]] di Paul Maas'', in «Seminari romani di cultura greca. Quaderni», 8 (2003), pp. 437-450.
* Werner Peek, "Jahrbuch der Deutschen Akad. d. Wiss. zu Berlin" 1964 (Berlin 1965), pp.&nbsp;248–253.
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