Differenze tra le versioni di "Ignavi"

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== Lessico dantesco ==
Questi peccatori sono coloro che durante la loro vita non hanno mai agito né nel [[bene (filosofia)|bene]] né nel [[male]], senza mai osare avere un’ideaun'idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte. Tra essi sono inseriti anche gli [[Angelo|Angeli]] che non si schierarono nella battaglia che [[Lucifero]] perse contro [[Dio]].
 
[[Dante]] li inserisce qui perché li reputa indegni di meritare sia le gioie del [[Paradiso]], sia le pene dell'[[Inferno]], a causa proprio del loro non essersi schierati né a favore del bene, né a favore del male. Sono costretti a girare nudi per l'eternità inseguendo una insegna – che corre velocissima e gira su se stessa – punti e feriti da [[vespa|vespe]] e mosconi. Il loro sangue, mescolato alle loro lacrime, viene succhiato da fastidiosi [[vermi]].
 
[[Dante]] definisce queste anime come quelle di peccatori "che mai non fur vivi". Il disprezzo del poeta verso questa categoria di peccatori è massimo e completo. Tanto accanimento si spiega, dal punto di vista teologico, perché la scelta fra Bene e [[Male]] deve obbligatoriamente essere fatta. Dal punto di vista sociale, inoltre, nel [[Medioevo]] lo schieramento politico e la vita attiva all'interno del [[Comune]] erano quasi sempre considerate tappe fondamentali ed inevitabili nella vita di un [[cittadino]] . Se l'[[uomo]] è un essere sociale, chi si sottrae ai suoi doveri verso la società non è degno, secondo la riflessione dantesca, di alcuna considerazione.
 
[[Dante]] cita anche misteriosamente, fra le schiere degli ignavi, l'anima di un personaggio che, in vita, "fece per viltade il gran rifiuto". Gran parte degli studiosi suoi contemporanei identifica questo personaggio con [[Papa Celestino V]] (Pietro da Morrone), un eremita che ha raggiunto il Soglio Pontificio nel [[1294]], ma ritenendosi incapace di sostenere la carica di papa, [[Rinuncia all'ufficio di romano pontefice|rinunciò all'ufficio]], consentendo quindi l'ascesa al potere di [[Bonifacio VIII]], pontefice che [[Dante]] fermamente disprezzava. Già dal secolo successivo questa interpretazione ebbe minor considerazione presso i critici, e da allora l'identità dell'anima di colui che fece "il gran rifiuto" ha generato un non indifferente problema interpretativo. Sono molte le altre interpretazioni possibili, infatti, circa l'identità di questa anima: ivi compresa la possibilità di identificarla con l'anima di [[Ponzio Pilato]], il prefetto romano che secondo i Vangeli rifiutò di giudicare Cristo nei momenti successivi la sua cattura, o con [[Esaù]], che rifiutò la sua primogenitura barattandola con un piatto di [[lenticchie]].
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