Differenze tra le versioni di "Las Meninas (Velázquez)"

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Il critico teorico [[Michel Foucault]] scrisse un'interpretazione di questo quadro nell'introduzione del suo libro ''[[Le parole e le cose]]'', mettendone soprattutto a fuoco l'aspetto che esibisce i primi segni di una nuova [[episteme|epistéme]] nell'arte europea, poiché tentava di permettere al pubblico del dipinto di diventare la figura sovrana - il vero fulcro dell'arte della rappresentazione è a stento rappresentato: «la necessaria scomparsa [...] della persona cui assomiglia e della persona nei cui occhi è solo una somiglianza».
 
Lo specchio potrebbe essere in realtà uno specchio-spia, da cui si può osservare senza essere osservati. I due sovrani erano nascosti dietro questo specchio, quando José Nieto, in fondo sulle scale, sposta la tenda, facendo entrare la luce dietro lo specchio-spia, illuminando così i due sovrani che fino a quel momento erano invisibili. Il pittore e la corte, che stanno tutti davanti a uno specchio (che corrisponde alla superficie pittorica del quadro del Prado e che quindi l'osservatore non vede) preparandosi alla realizzazione di un ritratto pittorico della Principessa in primo piano, vedono riflessa nello specchio davanti a loro l'immagine dei due sovrani appena illuminati dalla luce che Nieto ha fatto entrare (sembra quasi che quest'ultimo indichi i due sovrani). Lo specchio in fondo all'atelier non riflette i due sovrani, ma li nasconde fino al momento in cui non vengono illuminati dall'interno, apparendo così alla loro famiglia, che viene colta di sorpresa. Tuttavia questa tesi appare alquanto insostenibile in quanto, all'epoca, la superficie riflettente degli specchi era costituita da una lastra di argento, e questo ne impediva la "trasparenza".<ref>Lo studioso E.C. Riley (''La teoria del romanzo in Cervantes'', Bologna, Il Mulino, 1988) rileva un'analogia stretta tra la composizione del quadro di Velázquez e il gioco di specchi che Cervantes crea nella struttura del [[romanzo]] ''[[Don Chisciotte]]''.</ref>
 
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