Differenze tra le versioni di "Rogier van der Weyden"

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Van der Weyden fu uno dei più grandi maestri della prima [[pittura fiamminga]], assieme a [[Jan van Eyck]], più o meno suo contemporaneo, e [[Robert Campin]], suo maestro. Dal primo prese l'innovativa tecnica [[a olio]] e l'attenzione verso la resa analitica dei dettagli, dal secondo apprese il senso pieno dei volumi, dello spazio e l'emotività umana dei personaggi.
 
Questi modelli vennero comunque reinterpretati in maniera personale, sviluppando un linguaggio con caratteristiche compositive e cromatiche proprie. Van der Weyden accentuò ulteriormente i risvolti psicologici e sentimentali, legando le figure da catene di sguardi e gesti, e segnando un predominio delle figure sugli ambienti. Tipico è il senso di composto ma partecipe sentimento, con personaggi dalle molteplici sfumature psicologiche, pur sempre atteggiati entro i limiti di un dignitoso contegno. Le tinte sono di solito fredde, accostate in maniera solida e molto raffinata, come i gialli e i violetti, oppure le varie sfumature di bianchi e grigi.
 
Nei [[ritratto|ritratti]] trasferì sul piano monumentale e ricco di pathos la sottigliezza luministica e l'attenzione visiva di van Eyck, pervenendo a nuovi e penetranti traguardi. Ma se van Eyck fu uno scopritore, nel senso che trasferì la realtà sulla tela, van der Weyden fu essenzialmente un "inventore": delle forme, delle pose, delle iconografie<ref>La distinzione venne descritta per la prima volta da [[Max Friedländer]] nella monumentale ''Die altniederländische Malerei'', 1924-37.</ref>.
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