Differenze tra le versioni di "Alcesti (Euripide)"

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Molto aperto è il dibattito critico sul significato dell'opera, il cui nesso centrale è ovviamente legato, ricorda Alberto Savinio, al tema della donna che realizza il sogno archetipico di dare la vita per il proprio compagno.<ref>Guido Paduano, ''Amore e morte'', p.39, in Euripide, ''Alcesti'', Fabbri, Milano 1993. Sempre Savinio vede inevitabilmente il mito amore-morte di Alcesti proiettato nella visione dantesca di Paolo e Francesca.</ref> A proposito della misteriosa "fantasmaticità" di Alcesti nella sua restituzione finale ad Admeto, Kott e altri critici hanno ipotizzato nel suo silenzio la possibilità che si tratti in realtà non di lei ma di un'altra donna, altri ancora (Verrall) che Alcesti non sia mai morta; purtuttavia in generale (da Hofmannsthall a Paduano) si tende semplicemente a sottolineare nel dramma il carattere solenne e religioso del ritorno dalla morte come evento straordinario, che non autorizza dunque un immediato nuovo contatto tra mondi lontani.<ref>Euripide, ''ibidem'', pp.148-149.</ref>. Tuttavia nessuna di queste interpretazioni risolve le apparenti contraddizioni del testo euripideo, non ultimo perché hanno il difetto di giudicare la vicenda con l'occhio non di un contemporaneo di Euripide, ma con l'occhio del moderno.
 
L'interpretazione più originale e nuova in assoluto e che queste contraddizioni risolve, è stata invece data da [[Carlo Diano]], che si occupò del testo euripideo per lunghissimo tempo. Il saggio introduttivo alla sua traduzione, saggio che è un condensato del più vasto saggio che non vide mai la luce nel corso della sua vita per le continue rielaborazioni, compare sia in [[Alcesti di Euripide]], a cura di Carlo Diano, Neri Pozza 1968, che in [[Saggezza e poetiche degli antichi]], Carlo Diano, Neri Pozza 1968. Lo studio e l'interpretazione di questo testo misterioso occupò buona parte della sua vita e solo nel 1975 fu pubblicato, postumo, il saggio completo [[Introduzione all'Alcesti]], in Rivista di Cultura Classica e Medievale, Anno XVII, n.1-2, che raccoglie tutto il materiale che Diano elaborò e le sue conclusioni di quello che egli definisce l'"enigma" dell'''Alcesti''. Diano vede nell'Alcestinel dramma euripideo una meditazione della morte, "la prima che l'Occidente abbia avuto" e, attraverso l'analisi del testo, da geniale filologo qual era, vede nell'appellativo ''ghennaìosghennaìa'', con cui Alcesti è indicata, una rivoluzione culturale, poiché quello era l'appellativo degli eroi morti in battaglia, che mai prima era stato usato per una donna. Il sacrificio di Alcesti rispecchia dunque le leggi di una società guerriera, aristocratica e cavalleresca, dove il ''nòmos'' che lega gli ''hetâiroi'' ("eteri", letteralmente "compagni") è più forte del vincolo di sangue. Ma Diano vede nel sacrificio di Alcesti anche un'altra grande rivoluzione: quella del morire, del sacrificare la vita al posto di un altro per amore, una scelta che il mondo antico non contemplava.
 
== Note ==
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