Differenze tra le versioni di "Gialal al-Din Rumi"

Il secondo evento fu la conoscenza, a [[Damasco]], di [[Ibn Arabi]], grande mistico islamico, tra i più grandi teorizzatori della ''[[waḥdat al-wujūd]]'' o "unità dell'essere". Rūmī riuscì a fondere in modo perfetto l'entusiasmo inebriato di Dio di Shams-i Tabrīz con le sottili elucubrazioni e le visioni di Ibn al-'Arabi. La realtà terrena, sostiene esplicitamente Rūmī, non è che un riflesso della realtà simbolica che è la vera realtà.
 
Le opere principali di Rūmī sono due, uno è il ''Dīwān''[[diwan]] o canzoniere, noto come ''Divan-i Shams-i Tabrīz'' ("Canzoniere di Shams-i Tabrīz"). L'appellativo è anche esteriormente, ben meritato, trattandosi di una raccolta di odi veramente immensa. L'altro è un poema lungo a rime baciate, forma che si chiama comunemente in persiano "[[Masnavī]]" e noto appunto come ''Masnavī-yi Maʿnavī'' ("Masnavī Spirituale"). È stato definito un [[Corano]] in lingua persiana e consiste di più di 26.000 versi doppi, in sei volumi o quaderni (in persiano "daftar"), ciascuno preceduto da una elegante prefazione in prosa in [[Lingua araba|arabo]]. Un altro libro, dal curioso titolo arabo ''Fīhi ma fīhi'' ("C'è quel che c'è") raccoglie dichiarazioni in prosa del maestro, che coincidono con quanto espresso dalle sue opere poetiche.
 
Presso la sua ''dergah'' fece esporre un’iscrizione ancora presente:
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