Differenze tra le versioni di "Centro-destra in Italia"

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La nuova legge elettorale del 1993, la c.d. ''[[Legge Mattarella]]'', prevedeva un sistema elettorale misto ma prevalentemente maggioritario e questo costrinse i partiti, per la prima volta in [[Italia]], a creare delle coalizioni per poter vincere nei collegi uninominali della [[Camera dei deputati]] e del [[Senato della Repubblica]] alle [[Elezioni politiche italiane del 1994]]. A tal fine si crearono quattro coalizioni di partiti: una di centro, una di sinistra (o progressista), e ben due coalizioni di centro-destra. Le due coalizioni, distinte tra di loro ma che designavano entrambe [[Silvio Berlusconi]] come leader, furono chiamate [[Polo della Libertà]] e [[Polo del Buon Governo]] e si presentarono rispettivamente nelle regioni del centro-nord e nelle regioni del sud. Questo poiché [[Forza Italia (1994)|Forza Italia]] di Berlusconi e alcuni nuovi partiti centristi (il [[Centro Cristiano Democratico]] di [[Pier Ferdinando Casini]] e [[Clemente Mastella]], l'[[Unione di Centro (1993)|Unione di Centro]] di [[Raffaele Costa]] e il Polo Liberal Democratico) avevano stretto accordi elettorali sia con [[Alleanza Nazionale (Italia)|Alleanza Nazionale]] di [[Gianfranco Fini]] che con la [[Lega Nord]] di [[Umberto Bossi]], ma quest'ultimo pose il veto ad un'unica coalizione che vedesse assieme i due partiti nelle regioni del [[Italia settentrionale|nord Italia]], dove la Lega era candidata. Pertanto AN espresse al centro-nord dei propri candidati nei collegi unimoninali che si opponevano al Polo della Libertà.<ref>[http://archiviostorico.corriere.it/1994/marzo/08/Bossi_Fini_non_parte_del_co_0_94030810110.shtml Bossi: Fini non fa parte del nostro polo]</ref><ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/02/08/alleanza-nazionale-sola-al-nord-ma-al.html ALLEANZA NAZIONALE SOLA AL NORD MA AL SUD CORRERA' CON FORZA ITALIA, la Repubblica — 8 febbraio 1994 pagina 9]</ref> Inoltre la [[Lista Pannella]] decise di giungere ad un accordo elettorale con il centro-destra appoggiando al centro-nord i candidati del Polo delle Libertà mentre nei collegi centro-meridionali, invece, si sarebbero presentati in competizione con il [[Polo del Buon Governo]]. In caso di vittoria del centro-destra, Pannella sarebbe stato nominato ministro degli Esteri nell'eventuale governo a guida Berlusconi.
[[File:Elezioni Camera 1994 vittoria coalizioni nei collegi.png|thumb|left|La mappa delle elezioni politiche del 1994 alla Camera dei deputati.]]
Le [[Elezioni politiche italiane del 1994|Elezioni politiche italiane del 27 e 28 marzo 1994]] portarono ad una netta vittoria delle componenti di centro-destra. Nel maggioritario di [[Camera dei deputati]] e [[Senato della Repubblica]] la somma del Polo delle Libertà, Polo del Buongoverno, AN (da sola al centro-nord) e Pannella-Riformatori ebbe rispettivamente il 46,16% e il 42,66% delle preferenze superando di circa dieci punti percentuali la coalizione di sinistra, chiamata [[Alleanza dei Progressisti]]. Nella parte proporzionale della Camera, [[Forza Italia (1994)|Forza Italia]] risultò il primo partito italiano con il 21,01% dei voti superando il [[Partito Democratico della Sinistra]]. Un notevole successo ebbero anche [[Alleanza Nazionale (Italia)|Alleanza Nazionale]] (13,47%), [[Lega Nord]] (8,36%) e Pannella-Riformatori (3,51%) per un totale del 46,35% delle preferenze. Pertanto il centro-destra ebbe la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento (366 seggi su 630 alla [[Camera dei deputati]] e 156 seggi su 315 al [[Senato della Repubblica]]) e vinse la competizione in tutta l'[[Italia Settentrionale]] e in molte regioni del centro-sud ([[Lazio]], [[Campania]], [[Puglia]] e [[Sicilia]]).
 
Il nuovo parlamento elesse presidenti la leghista [[Irene Pivetti]] alla Camera e il centrista [[Carlo Scognamiglio]] al Senato, "rompendo" in questo modo una prassi che, dal [[1976]], aveva fatto eleggere presidente al Senato un esponente della maggioranza e alla Camera uno dell'opposizione.<ref>[https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-03-14/camere-poltrona-l-opposizione-o-maggioranza-pigliatutto-come-si-scelgono-presidenti-190746.shtml?uuid=AEOux4GE&refresh_ce=1 Poltrona per l’opposizione o maggioranza pigliatutto, come si scelgono i presidenti delle Camere]</ref>
Il segretario del [[Partito Popolare Italiano (1994)|PPI]] [[Rocco Buttiglione]], in occasione di un consiglio nazionale dell'11 marzo [[1995]], decise di convogliare il suo partito questa volta verso l'area di centro-destra. La maggioranza dei delegati popolari fu però contraria a tale mossa, sia perché sembrava una sconfessione della linea politica portata avanti sino a quel momento, sia perché si nutrivano dubbi sulla gestione dirigistica di [[Forza Italia (1994)|Forza Italia]] da parte di [[Silvio Berlusconi]] e sulle sue politiche di stampo liberistico, ritenute lesive degli interessi degli strati più deboli della popolazione. Si addivenne così ad una scissione, con la parte del partito fedele a Buttiglione, denominatasi provvisoriamente "Polo Popolare", che appoggiò la leadership di Berlusconi, mentre la maggioranza, con la denominazione "Popolari", decise di aderire al progetto di alleanza di centro-sinistra sotto la guida di [[Romano Prodi]].
 
Nel frattempo, il 23 aprile del 1995, si tennero le [[Elezioni regionali italiane del 1995|elezioni regionali]], che interessarono tutte le quindici regioni a statuto ordinario. Il centro-destra, che oltre alla Lega Nord aveva perso anche l'appoggio della [[Lista Pannella]], si presento con le tre liste di [[Forza Italia (1994)|Forza Italia]], [[Alleanza Nazionale (Italia)|Alleanza Nazionale]] e [[Centro Cristiano Democratico]] che sostenevano in ogni regione lo stesso candidato, e perse queste elezioni risultando vincente in solo sei regione su quindici. Le nuove amministrazioni a guida del centro-destra, e i loro govenatori, furono le seguenti: [[Piemonte]] ([[Enzo Ghigo]]), [[Lombardia]] ([[Roberto Formigoni]]), [[Veneto]] ([[Giancarlo Galan]]), [[Campania]] ([[Antonio Rastrelli]]), [[Puglia]] ([[Salvatore Distaso]]) e [[Calabria]] ([[Giuseppe Domenico Nisticò]]). I governatori di Campani e Puglia erano iscritti ad AN, gli altri a Forza Italia.
 
Nel luglio del 1995 nel [[Partito Popolare Italiano (1994)|Partito Popolare Italiano]] si formalizzò la scissione: il gruppo di Buttiglione si assicurò lo storico simbolo dello scudo crociato e ridefinì il suo movimento con il nome di [[Cristiani Democratici Uniti]], aderendo ufficialmente al centro-destra.
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