Differenze tra le versioni di "Francesca Serio"

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Francesca accusò della morte del figlio la mafia di Sciara capeggiata dall'amministratore del feudo della principessa [[Notarbartolo]] Giorgio Panzeca, dal soprastante Luigi Tradibuono, dal magazziniere Antonino Manigafridda e dal [[campiere]] Giovanni di Bella.
La madre di Salvatore fu la prima donna, nella Sicilia degli anni '50, con il supporto del [[Partito Socialista Italiano|PSI]] nazionale e di una grande campagna di stampa del quotidiano socialista ''[[Avanti!]]'', a rompere l'omertà mafiosa, denunciando in un [[esposto]] formale alle autorità inquirenti, i nomi e cognomi delle persone che ella sospettava autori o complici dell'omicidio del figlio, citando le precise circostanze dei fatti in cui ciascuno degli accusati aveva profferito minacce o avuto comportamenti intimidatori o violenti.
Ad accompagnare Francesca a presentare la denuncia furono gli avvocati [[Partito Socialista Italiano|socialisti]] Nino Taormina e Nino Sorgi (che molte volte difese il quotidiano ''[[L'Ora]]'' da querele di politici collusi con la [[mafia]]), assiema all'avvocato ed allora deputato [[Sandro Pertini]], che diverrà in seguito [[Presidente della Repubblica Italiana|Presidente della Repubblica]].
Le indagini sull'omicidio e sui quattro nominativi denuciati dalla madre di Carnevale furono svolte dal [[procuratore della Repubblica]] di [[Palermo]] [[Pietro Scaglione]], poi caduto anch'egli vittima della mafia: i quattro accusati furono fermati e tradotti in carcere poiché gli [[alibi]] non ressero alle verifiche e un testimone si lasciò scappare di aver visto Tardibuono sul luogo del delitto.
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