Differenze tra le versioni di "La canzone di Achille"

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Teti aveva nascosto il figlio sull'isola per evitare che venisse reclutato da Agamennone, dato che la ninfa è a conoscenza di una profezia che annuncia che Achille avrebbe trovato la morte a Troia subito dopo aver ucciso Ettore. Odisseo, protetto da [[Atena]], rivela ad Achille tutta la profezia, incluso ciò che Teti aveva voluto nascondere: Achille morirà giovane e verrà ricordato nella gloria per sempre o alternativamente invecchierà nell'indifferenza generale e il suo nome verrà dimenticato alla sua morte. Non potendo tollerare un simile destino, Achille decide di partire per Troia, accompagnato da Patroclo, legato all'impresa dal vecchio giuramento ma, soprattutto, dall'amore per Achille. Dopo un ultimo viaggio a Ftia - dove Achille sceglie di non rivelare al padre della sua morte imminente - Achille e Patroclo si uniscono all'intera flotta greca e fanno conoscenza dell'orgoglioso [[Agamennone]]. La mancanza di vento, però, costringe la flotta a rimanere a terra, finché [[Calcante]] non rivela che l'assenza di vento è una punizione di [[Artemide]], disgustata da tutto il sangue che intendono versare nell'assedio di Troia. Agamennone offre la mano della figlia [[Ifigenia (mitologia)|Ifigenia]] ad Achille, che accetta, ma quando la giovane sacerdotessa avanza per incontrare il suo bellissimo sposo Agamennone sacrifica a tradimento la sua stessa figlia. Il sacrificio di Ifigenia era il tributo richiesto da [[Artemide]], che ora lascia che i venti soffino liberamente, permettendo quindi alla flotta di salpare per l'Asia Minore. Achille è sconvolte dalla morte della fanciulla, ma promette a Patroclo di tentare di imbrogliare il Fato: è stato profetizzato che lui morirà soltanto dopo che lui avrà ucciso Ettore, ma dato che non ha alcuna intenzione di farlo, pensa di poter evitare così il proprio destino.
 
I greci approdano e conquistano le spiagge di fronte a Troia e già delle prime schermaglie Achille si rivela una macchina da guerra implacabile, un guerriero rapidissimo e mortale. Allestito il campo, Agamennone guida gli altri re - tra cui Achille, Odisseo, Diomede, [[Idomeneo]] ed [[Aiace Telamonio|Aiace]] - in diverse razzie, durante le quali catturano o rubano i primi bottini da spartirsi. Spinto da Patroclo, Achille reclama per sé la giovane [[Briseide]]. Patroclo ha voluto farlo per salvare la fanciulla dagli stupri da parte dei commilitoni e, lentamente, comincia a salvare altre donne dalla violenza dei greci chiedendo ad Achille di reclamare le schiave catturate per sé. Patroclo salva così una dozzina di donne, ma è solo con Briseide che stringe un'amicizia profonda e un legame affettivo unico, che quasi lo distrae dall'amore per Achille. Dopo un fallimentare negoziato, la guerra tra Greci e Troiani comincia e Patroclo si trova sul campo di battaglia ad assitereassistere alle prodezze belliche dell'amato. Con il prolungarsi della guerra, che non accenna ad avere fine dato che i due eserciti sono perfettamente bilanciati, Patroclo combatte sempre meno, rendendosi invece molto utile nell'ospedale dell'accampamento, dove le arti imparante da Chirone gli permettono di salvare la vita a moltissimi compagni d'arme.
 
Sono passati ormai otto anni dall'inizio della guerra di Troia ed Achille è riuscito ad allungarsi la vita evitando di trovarsi faccia a faccia con Ettore, il grande difensore di Troia. Lo stato di equilibrio che Patroclo e Achille sono riusciti a trovare viene però guastato da un'oscura profezia di Teti, che annuncia che "il migliore dei [[Mirmidoni]]" morirà entro due anni e che alla sua morte seguirà quella di Ettore e dello stesso Achille. I due sono sorpresi dalla profezia, dato che essa implica che non sia Achille il migliore dei Mirmidoni. La situazione nel campo greco degenera quando Agamennone reclama per sé la giovane sacerdotessa troiana [[Criseide]], nonostante il padre [[Crise]], sommo sacerdote di [[Apollo]], abbia offerto un enorme riscatto per la sua liberazione. Agamennone oltraggia Crise, che chiede al suo dio di punire la tracotanza greca: la risposta di Apollo non si fa attendere e la peste si abbatte sul campo [[Achei|acheo]]. Il malcontento e la paura serpeggia tra i greci e, convocata l'assemblea, Achille interroga l'indovino Calcante, che rivela che la pestilenza è una punizione per l'oltraggio a Crise. Sentendosi sotto attacco Agamennone, che già da anni cova risentimenti per Achille, accetta di consegnare Criseide, ma pretende allora che Briseide venga data a lui per punire l'orgoglio di Achille. Il [[Achille|Pelide]] è furioso, ma accetta che i soldati di Agamennone portino via Briseide, un fatto che sconvolge Patroclo, che non vede più in Achille i tratti che ama da oltre dieci anni. Approfittando di un colloquio privato tra Achille e Teti, Patroclo si reca da Agamennone e, con un giuramento di sangue, tradisce l'amato rivelando le sue intenzioni: Achille ha lasciato che Agamennone prendesse Briseide solo perché sa che se il re miceneo violentasse la schiava l'affronto all'onore di Achille giustificherebbe davanti agli altri una violenta e sanguinosa vendetta da parte del principe di Ftia. Agamennone si rende conto della situazione e accetta di non toccare Briseide, che però non consegnerà finché Achille non lo supplicherà in ginocchio.
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