Differenze tra le versioni di "Messa parafrasi"

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Un altro compositore della generazione di Josquin, che fu importante per lo sviluppo della messa parafrasi, è stato [[Pierre de La Rue]]. Come Josquin, cominciò con la tecnica del cantus firmus e continuò a usarlo per la maggior parte della sua vita, ma iniziò ad elaborare il materiale al fine di inserirlo in tutte le voci di una [[polifonia|tessitura polifonica]] in cui tutte avevano lo stesso peso.<ref>Meconi, Grove</ref>
 
Nella seconda metà del XVI secolo, la parafrasi fu una tecnica comune per la costruzione delle messe, anche se venne impiegata molto meno frequentemente rispetto a quanto non lo fosse la tecnica della messa parodia. [[Giovanni Pierluigi da Palestrina|Palestrina]] usò la messa parafrasi in 31 delle sue masse, seconda soltanto alla messa parodia, che usò in 51 delle sue composizioni.<ref>Lockwood, Grove</ref> La maggior parte delle sue messe basate su inni sono messe parafrasi. In queste opere, il tema tratto dagli inni è spesso presentato in forma sintetica. Quando il [[Concilio di Trento]] vietò l'utilizzo di canzoni [[musica profana|profane]] come fonti per le messe nel 1562, un ampio corpus di musica non fu più disponibile ai compositori che lo avevano saccheggiato per la composizione delle messe parodia; quei compositori che seguirono i dettami del Concilio tornarono ad attigereattingere agli inni [[monofonia (musica)|monofonici]] ed al canto piano, le fonti che avevano suggerito la tecnica della parafrasi. Infatti, durante questo periodo, è stato comune l'utilizzo di [[canto gregoriano|canti gregoriani]] per la composizione delle messe.<ref name="Music p. 608"/>
 
Le messe parafrasi vennero composte raramente in [[Inghilterra]] e [[Germania]], specialmente dopo la [[riforma protestante]]. I compositori di messe in questi paesi svilupparono degli stili indipendenti, ed in entrambe le aree sperimentarono l'uso della tecnica delle variazioni del cantus firmus.
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