Differenze tra le versioni di "Sampierdarena"

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=== Le origini ===
Fino al [[XII secolo]] nella zona dell'attuale quartiere esistevano solo piccoli nuclei abitati da pescatori e contadini, tra i quali il borgo sorto attorno a una piccola cappella, dove secondo la tradizione nel 725 sarebbe transitato il re longobardo [[Liutprando]] con le reliquie di [[Agostino d'Ippona|Sant'Agostino]]. Si ritiene che questa chiesetta fosse in origine dedicata a [[Pietro apostolo|San Pietro]], in seguito intitolata Sant'Agostino e oggi compresa all'interno del complesso di Santa Maria della Cella, costruito nel 1253.<ref name="torri">[http://www.iisl.genova.it/ricerca/images/Le%20torri%20di%20Sampierdarena.pdf Italo Pucci, "Le torri di San Pier d'Arena"], [[Istituto internazionale di studi liguri]], Genova, 2007-2012</ref>
 
Con l'aumentare della popolazione, il 2 febbraio 1131 il borgo, con il nome di "Sancto Petro de Arena", ottenne dignità di centro urbano e una certa autonomia amministrativa, con la costituzione del [[Comune medievale|Comune]], retto da tre consoli, restando comunque di fatto sotto la giurisdizione della vicina Genova.<ref name="guidadidgenova">[http://www.guidadigenova.it/storia-genova/sampierdarena/ Storia di Sampierdarena su www.guidadigenova.it]</ref><ref name="fuori_mura">Corinna Praga, "Genova fuori le mura"</ref>
Altri nuclei abitati nel territorio sampierdarenese erano quello della Coscia, con un approdo riparato a ridosso del promontorio di San Benigno, quello formato dalle poche case attorno all'antica pieve di [[Martino di Tours|San Martino]], nella zona del Campaccio (attuale Campasso), il Canto, a ponente, che comprendeva anche la zona allora disabitata detta "Sciummæa", alla foce del Polcevera (oggi Fiumara) e i piccoli nuclei rurali sulle colline di Promontorio e Belvedere.<ref name="sampierdarena"/><ref name="guidadidgenova"/>
 
Dalla fine del [[XII secolo]] alla tradizionale attività della pesca si affiancò quella delle costruzioni navali, che diede un grande impulso allo sviluppo dell'economia locale; i [[cantiere navale|cantieri navali]] sampierdarenesi, che potevano usufruire di "una piaggia lunga un grosso miglio, tanto comoda al varar delle navi, che non potrebbe esser più", come ricordato nei suoi "Annali" (1537) dal [[Agostino Giustiniani|Giustiniani]], raggiunsero un alto livello di specializzazione nella costruzione delle [[galea|galee]]<ref name="sampierdarena"/><ref name="torri"/>. In questi cantieri vennero costruite numerose navi su commissione delle famiglie [[Doria]], [[Gattilusio]], [[Lomellini (famiglia)|Lomellini]], [[Mallone (famiglia)|Mallone]] e [[Uso di Mare|Usodimare]], tra cui alcune di quelle utilizzate per la [[Settima crociata|crociata]] indetta nel 1248 dal re [[Luigi IX di Francia]]<ref>[https://books.google.it/books?id=kzLRAAAAMAAJ&printsec=frontcover&dq=Archivio+Storico+Italiano&hl=it&sa=X&ei=PSukVLKmI8KrUYTygaAL&ved=0CCUQ6AEwAQ#v=onepage&q=Archivio%20Storico%20Italiano&f=false Documenti inediti relativi alla prima crociata di San Ludovico IX, re di Francia], in Archivio Storico Italiano, G.P. Viesseux, Firenze, 1859</ref> e molte di quelle che presero parte alla [[battaglia della Meloria]], nel 1284.<ref name="sampierdarena"/><ref name="torri"/>
 
Al successivo sviluppo contribuì anche l'insediamento nella zona di ordini religiosi: [[Ordine di Sant'Agostino|agostiniani]] a S. Maria della Cella e S. Maria di Belvedere, [[Ordine di San Benedetto|benedettini]] nella vicina [[Abbazia di San Benigno (Genova)|abbazia di San Benigno]], [[Congregazione vallombrosana|vallombrosani]] a S. Bartolomeo del Fossato e S. Bartolomeo di Promontorio.<ref name="TCI"/>
Per l'assenza di notizie storiche documentate non si conosce quante fossero in origine le torri di difesa del litorale: secondo la tradizione sarebbero state sette; poste a circa 300 metri l'una dall'altra, coprivano l'intero litorale tra Capo di Faro e la foce del Polcevera. Le torri difensive pubbliche persero la loro funzione già nel [[XV secolo]] e nel tempo vennero in parte demolite o inglobate in edifici di epoca posteriore.<ref>Nella veduta di Sampierdarena dipinta dal Grassi alla fine del [[XVI secolo]], ma realizzata in base a un dipinto del 1481, le torri appaiono già integrate nel tessuto urbano, nascoste dalla palazzata di via Sampierdarena, indice della perdita della loro importanza strategica</ref> Alcune sono ancora esistenti, sia pure non in buone condizioni di manutenzione, altre sono riconoscibili nella struttura degli edifici che le hanno inglobate, altre ancora sono del tutto scomparse e la loro esistenza resta documentata solo da vecchie stampe e fotografie ottocentesche; alcuni storici hanno ipotizzato l'esistenza di altre torri, ora scomparse, ma non ci sono documenti né resti murari che possano confermare questa ipotesi. Queste, da levante a ponente, sono le torri storicamente documentate, che si ritiene facessero parte della linea difensiva:<ref name="torri"/><ref name="guidadidgenova"/>
 
* '''Torre di Capo di Faro''', scomparsa, sorgeva nei pressi della Lanterna, sul lato rivolto verso Sampierdarena; appare solo in dipinti del [[XV secolo|XV]] e [[XVI secolo]]
* '''Torre di villa Pallavicino''', scomparsa, sorgeva accanto alla villa Pallavicini-Gardino; ancora esistente nell'Ottocento. Pur strutturalmente identica alle torri pubbliche, non è accertato chiaramente se fosse una di queste o una torre seicentesca di pertinenza della dimora nobiliare, data anche la vicinanza con la successiva torre del Labirinto.
* '''Torre del Labirinto''', ancora esistente, sia pur degradata, è comunque fra le meglio conservate; situata nel quartiere della Coscia, nascosta tra le case tra via Pietro Chiesa e piazza Barabino, è parzialmente visibile da quest'ultima. Il curioso nome deriva dall'intrico dei vicoli sui quali si innalzava.