Differenze tra le versioni di "Sampierdarena"

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=== L'Ottocento ===
La [[Repubblica Ligure]] napoleonica, annessa nel 1805 all'[[Primo Impero francese|Impero francese]], nel 1814, a seguito delle decisioni del [[Congresso di Vienna]] passò al [[Regno di Sardegna (1720-1861)|Regno di Sardegna]], e con essa anche il comune di San Pier d'Arena.
 
Nel 1849 il [[Goffredo Casalis|Casalis]], nel suo "Dizionario degli stati di S.M. il Re di Sardegna" descrive ancora una cittadina con un'economia basata sull'agricoltura e il commercio, con molti dei palazzi ancora frequentati da ''doviziose famiglie'' genovesi:
''L'ameno distretto, ov'è san Pier d'Arena, trovasi chiuso tra le [[Mura di Genova|mura urbane]], e la sinistra sponda del torrente [[Polcevera]]: questo insigne borgo meriterebbe il titolo di città sì pe' suoi magnifici palazzi, come pe' suoi numerosi abitanti, e per l'attività dei traffichi, non che pei fabbricati che guardano la marina lungo la via regia pel tratto d'un miglio circa, e infine per quelli che stanno nell'interno, attraversati da ampie vie comunali. Popolazione 8010.''|[[Goffredo Casalis]], "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", Volume XVIII, 1849}}
 
L'assetto urbanistico ed economico descritto dal Casalis era in rapida evoluzione e avrebbe subito importanti cambiamenti proprio a partire da quegli stessi anni: già con l'amministrazione napoleonica nei primi anni dell'Ottocento aveva incominciato a delinearsi la moderna struttura viaria, con l'apertura lungo il fronte a mare di quella che sarebbe divenuta pochi anni dopo la "Strada Reale per Torino", che proseguiva poi nella val Polcevera sul percorso della più antica "Strada Camblasia", aperta nel 1777 dal [[Doge (Repubblica di Genova)|doge]] [[Giovanni Battista Cambiaso|G. B. Cambiaso]]. Via [[Cristoforo Colombo]], la nuova strada che costeggiava la spiaggia, oggi via S. Pier d'Arena, sostituiva il più angusto percorso formato dalle attuali vie Dottesio e Daste. Lungo questa via, nei pressi dell'antico nucleo della Cella sorse sui resti del castello cinquecentesco il nuovo centro civico del comune.<ref name="TCI"/>
 
Nel 1853 veniva realizzata la [[ferrovia Torino-Genova]] che su un lungo [[viadotto]] ad archi attraversa l'intero quartiere da levante a ponente, in una posizione intermedia tra i due assi viari, interessando l'area già occupata dai giardini delle ville. Pochi anni dopo, parallelamente alla ferrovia veniva realizzato un nuovo asse stradale (già via Vittorio Emanuele, oggi via [[Giacomo Buranello]]), che divenne il nuovo centro commerciale del borgo; tutta l'area circostante fu in breve tempo interessata dallo sviluppo edilizio, determinando lo spostamento a monte del centro urbano.<ref name="TCI"/>
 
==== I pittori "sampierdarenesi" ====
Sampierdarena vanta una serie di pittori che si distinsero nell'Ottocento e fino al primo Novecento, quando attorno al più celebre [[Nicolò Barabino]] si formò un gruppo di allievi, sampierdarenesi di nascita o di adozione, tra i quali [[Angelo Vernazza]], G.B. Torriglia, [[Luigi Gainotti]] e Carlo Orgero. Non di vera e propria scuola si può parlare, in quanto il riferimento era sempre l'[[Accademia Ligustica di Belle Arti]] di Genova. Tuttavia si può individuare la volontà da parte degli abitanti dell'allora comune di emergere, in virtù di una forte tradizione locale, e competere con la vicina città anche sul piano artistico. La tradizione dei pittori sampierdarenesi ebbe un seguito anche dopo la morte del [[Nicolò Barabino|Barabino]], con i meno noti G.B. Derchi<ref name="derchi">[http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-battista-derchi_%28Dizionario_Biografico%29/ Biografia di G.B. Derchi] sul Dizionario Biografico [[Enciclopedia Treccani|Treccani]]</ref> e [[Dante Conte]], vissuti a cavallo tra Ottocento e Novecento ed entrambi morti prematuramente.
 
=== Il Novecento ===