Differenze tra le versioni di "Ermanno Amicucci"

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==Biografia==
Laureato in [[scienze politiche]] e sociali, fu dapprima redattore dell'''[[Avanti!]]'' dal 1908 al 1910, dove conobbe [[Mussolini]], per poi divenire corrispondente da Roma dei quotidiani italiani [[Il Piccolo]] di Trieste e [[La Nazione]] di Firenze, e in seguito del newyorkese ''[[Corriere d'America]]'' di [[Luigi Barzini (1874-1947)|Luigi Barzini]].
 
Dopo aver aderito al [[fascismo]], fu eletto nel [[1924]] deputato alla Camera nel [[Listone fascista]].
Nel [[1929]] fu tra i promotori con [[Paolo Orano]] della prima [[scuola di giornalismo]] in Italia, a Roma. Fu anche segretario del [[Sindacato fascista dei giornalisti]].
 
Nel [[1938]] fu tra i firmatari del [[Manifesto della razza]] in appoggio all'introduzione delle [[leggi razziali fasciste]]. Fu nel 1939 Consigliere nazionale della [[Camera dei Fasci e delle Corporazioni]] e [[sottosegretario di Stato]] al [[Ministero delle Corporazioni]], dal 4 novembre 1939 al 25 luglio [[1943]]<ref>{{cita web|url=http://storia.camera.it/deputato/ermanno-amicucci-18900105/governi#nav|titolo=Ermanno Amicucci|editore=Camera dei deputati - Portale storico|accesso=5 novembre 2016}}</ref>.
 
Fu nel 1939 Consigliere nazionale della [[Camera dei Fasci e delle Corporazioni]] e [[sottosegretario di Stato]] al [[Ministero delle Corporazioni]], dal 4 novembre 1939 al 25 luglio [[1943]]<ref>{{cita web|url=http://storia.camera.it/deputato/ermanno-amicucci-18900105/governi#nav|titolo=Ermanno Amicucci|editore=Camera dei deputati - Portale storico|accesso=5 novembre 2016}}</ref>.
 
Nel periodo della [[Repubblica Sociale Italiana]], dall'ottobre [[1943]] all'aprile [[1945]], fu direttore del ''[[Corriere della Sera]]''.
Condannato a morte per collaborazionismo, la pena gli venne commutata in trenta anni di reclusione, ma infine venne liberato con un'[[Amnistia Togliatti|amnistia]]<ref>{{cita web|url=http://www.treccani.it/enciclopedia/ermanno-amicucci_(Enciclopedia_Italiana)/|titolo=Amicucci Ermanno|autore=Jader Jacobelli|editore=Treccani|accesso=5 novembre 2016}}</ref>. Successivamente si trasferì in [[Argentina]], dove riprese l'attività giornalistica e come [[inviato speciale]] del quotidiano ''[[Il Tempo]]'' e del settimanale ''[[Tempo illustrato]]''.
 
Riuscì a riprendere la propria attività di giornalista nel dopoguerra, e fu inviato speciale de ''[[Il Tempo]]'' e di ''[[Tempo illustrato]]'' dall'[[Argentina]].
 
Fu autore di scritti a carattere economico, politico e sociale. Fra i suoi libri, possono essere ricordati: ''Piccolo mondo dannunziano'', ''Nizza e l'Italia'', ''Partita aperta'', ''I 600 giorni di Mussolini''<ref>AA.VV., ''Tagliacozzo e la Marsica: dall'Unità alla nascita della Repubblica. Aspetti di vita artistica, civile e religiosa'', pp. 26-27, MiBACT, Roma, 2005</ref>.