Differenze tra le versioni di "Industria culturale"

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Questo sistema, legato a processi di standardizzazione e razionalizzazione distributiva per rispondere alle esigenze di un mercato di massa, è definito industriale perché assimilato alle forme organizzative dell'industria piuttosto che ad una produzione logico-razionale. Infatti, sostengono i due filosofi, gli unici residui individualistici che permangono all'interno di una cultura così prodotta vengono utilizzati strumentalmente per rafforzare l'illusione che di opere d'arte si tratti e non di merci. L'industria culturale non è, per Horkheimer e Adorno un prodotto della tecnologia o dei [[mezzi di comunicazione di massa]], bensì degli interessi economici del [[capitalismo]]. Infatti, per loro il potere della tecnica era il potere degli economicamente più forti e quindi la tecnologia era vista come [[legittimazione]] del potere costituito.
 
"Film radio e settimanali costituiscono un sistema. Ogni settore è armonizzato in sé e tutti fra loro [...] Film e radio non hanno più bisogno di spacciarsi per arte. La verità che non sono altro che affari serve loro da ideologia, che dovrebbe legittimare gli scarti che producono volutamente." (Horkheimer e Adorno, [[1947]]; trad. it. [[1966]], pp. 130-131 130–131).
 
== Funzionamento e obiettivi ==
 
L'industria culturale, in conclusione, sfornerà prodotti che avranno solo una parvenza d'armonia, un'armonia che altro non è che condiscendenza nei confronti di una totalità data. Ad esempio in un film il rapporto tra parti e il tutto verrà risolto a favore dell'effetto calcolato con precisione e l'unità dell'opera si frantumerà in momenti "gustosi", nel piacere dell'attimo e della facciata.
"Divertirsi significa essere d'accordo. Divertirsi significa ogni volta: non doverci pensare, dimenticare il dolore anche là dove viene mostrato" (''ivi'', p.  156).
 
L'industria culturale, secondo Horkheimer e Adorno, interviene in modo pervasivo sulle modalità di fruizione dei beni, sapientemente contraddistinta dall<nowiki>'</nowiki>''amusement'' e dall<nowiki>'</nowiki>''easy listening''. Allo scopo di ottenere la manipolazione degli individui, l'industria culturale vuole che l'occasione di fruizione debba poter essere ottenuta senza alcuno sforzo da parte del consumatore. Per ottenere ciò ricorre allo strumento dello stereotipo, vale a dire alla stabilizzazione di alcuni elementi utili per la loro riconoscibilità in futuro. Inoltre, secondo gli studiosi della Scuola di Francoforte, i rapporti esistenti tra i diversi messaggi trasmessi dai prodotti dell'industria culturale, non sono casuali e "manifestano la tendenza a canalizzare la reazione del pubblico [...]. La maggioranza degli spettacoli televisivi oggi punta alla produzione, o almeno alla riproduzione, di molta mediocrità, di inerzia intellettuale, e di credulità, che sembrano andar bene con i credi dei totalitari, anche se l'esplicito messaggio superficiale degli spettatori può essere anti-totalitario" (''ivi'', p. &nbsp;385).
 
== Dibattito ==
 
=== Unesco ===
Probabilmente la definizione più chiara del concetto di "industria culturale" è quella avanzata dall'[[Unesco]] nel [[1982]] che faceva rientrare all'interno di quest'espressione la produzione e riproduzione di beni e servizi culturali, immagazzinati e distribuiti con criteri industriali e commerciali su larga scala, in conformità a strategie basate su considerazioni economiche piuttosto che su strategie concernenti lo sviluppo culturale delle società (UNESCO 1982, p. &nbsp;21).
 
==Bibliografia==
 
==Collegamenti esterni==
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* http://www.hackerart.org/corsi/aba01/baldi/baldi/teoriecrit.htm
 
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