Differenze tra le versioni di "Potere disciplinare"

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==I limiti procedurali==
L'art. 7 dello Statuto dei lavoratori ha introdotto alcuni requisiti di procedura per il corretto esercizio del potere disciplinare.
 
Il datore di lavoro è anzitutto tenuto a predisporre un codice disciplinare che stabilisca le procedure di contestazione, ed individui le infrazioni e le relative sanzioni.
L'impugnazione avanti ai collegi arbitrali comporta la sospensione della sanzione fino alla definizione della procedura. Se il datore di lavoro non intende partecipare alla procedura arbitrale nominando un suo rappresentante in seno al collegio, può adire il giudice del lavoro entro dieci giorni, pena la perdita di efficacia della misura sanzionatoria. La sanzione resta anche in questo caso sospesa fino alla definizione del giudizio (art. 7 l. 300/70).
 
È pacifico in giurisprudenza la competenza del giudice per un giudizio di merito all'esistenza dell'infrazione e alla proporzionalità della sanzione irrorata. Dal proporzionalismo fra infrazione e sanzione, essendo il licenziamento la massima sanzione disciplinare che il datore può infliggere, discende direttamente che il licenziamento non può che essere l'''[[extrema ratio]]'', riservata in via esclusiva alle infrazioni più gravi.
 
Nella valutazione di questa proporzionalità fra infrazione e sanzione, prima di un giudizio di merito e della giurisprudenza esistente, il giudice deve applicare la legge: in modo indipendente dall'infrazione e dal venire meno del rapporto fiduciario, è pertanto illegittimo il licenziamento per giusta causa che costituisca una sanzione più grave di quella (conservativa) prevista dal contratto collettivo applicabile in relazione all'infrazione contestata.<ref>Sentenza della corte di Cassazione 29/9/2005 n. 19053, Pres. Senese Est. Di Cerbo, in Orient. Giur. Lav. 2005, 918.</ref>
* [[Rapporto di lavoro]]
* [[Statuto dei lavoratori]]
 
== Collegamenti esterni ==
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{{Diritto del lavoro in Italia}}
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