Differenze tra le versioni di "Chiesa di Santo Spirito in Sassia"

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=== L'antica chiesa di Santa Maria in Saxia ===
[[File:Santo spirito in sassia - campanile 00419.JPG|miniatura|destra|Il campanile dell'ultima chiesa di Santa Maria in Saxia, edificato probabilmente su disegno di [[Baccio Pontelli]] tra il [[1471]] e il [[1475]]]]
A partire dall'[[VIII secolo]] sorsero nei pressi dell'[[antica basilica di San Pietro in Vaticano]] quattro ''scholæ'', insediamenti caratterizzati da una propria organizzazione militare e civile interna costituiti dai membri di varie popolazioni nordiche residenti in [[Roma]], finalizzati alla mutua assistenza verso i concittadini;<ref name=Lombardi>{{cita|Lombardi 1996|p. 364.}}</ref> la più antica fu quella dei [[Sassoni]], fondata tra il [[726]] e il [[728]] dal [[re del Wessex]] [[Ine del Wessex|Ine]] il quale, come altri sovrani britannici, si insediò stabilmente presso San Pietro, costituendo per la basilica una delle principali, costanti fonti di entrate.<ref>{{cita|Krautheimer 1981|p. 107.}}</ref> All'interno della ''Schola Saxonum'' venne edificata per volere di Ine e con il beneplacito di [[papa Gregorio II]], una [[Chiesa (architettura)|chiesa]] dedicata alla [[Maria (madre di Gesù)|Madonna]],<ref>{{cita|Armellini 1891|p. 772.}}</ref> presso la quale nel [[794]] venne fondato dal [[re di Mercia]] [[Offa di Mercia|Offa]] uno [[xenodochio]] (primo nucleo del futuro [[Arcispedale di Santo Spirito in Saxia|arcispedale]]<ref name=Lombardi/>) che fu pesantemente danneggiata dagli incendi che divamparono nell'intero quartiere nell'[[817]] e nell'[[852]], e devastata durante l'[[Incursione saracena contro Roma (846)|incursione saracena]] dell'[[846]];<ref name=Gigli_73>{{cita|Gigli|p. 73.}}</ref> dopo quest'ultima venne fatta riedificare da [[papa Leone IV]] intorno all'[[850]], con il titolo di ''S. Mariæ super schola Saxonum''<ref>{{cita|Duchesne (a cura di) 1892|p. 128.}}</ref> o ''S. Mariæ quæ vocatur Schola Saxonum'';<ref name=Hulsen_363>{{cita|Hülsen 1927|p. 363.}}</ref> in una lettera di [[papa Alessandro II]] a [[Guglielmo I d'Inghilterra]] del [[1068]] la chiesa venne menzionata come ''S. Mariæ quæ vocatur schola Anglorum''.<ref name=Gigli_73/> Nell'[[854]] passò sotto la giurisdizione del monastero maschile di San Martino al Vaticano.<ref name=Hulsen_363/>
 
Nuovi restauri furono intrapresi nel corso dell'[[XI secolo]]<ref name=Lombardi/> e il 24 febbraio [[1123]] dedicò un [[altare]] laterale intitolato alla [[Maria (madre di Gesù)|Vergine Maria]].<ref>{{cita|Hülsen 1927|p. 364.}}</ref> Nel [[1198]] [[papa Innocenzo III]]<ref>{{cita|Krautheimer 1981|p. 332.}}</ref> trasformò lo xenodochio in [[nosocomio]] ed [[orfanotrofio]], e fondò la nuova chiesa di Santa Maria in Saxia, affiliata alla [[Antica basilica di San Pietro in Vaticano|basilica di San Pietro in Vaticano]]; il progetto dell'intero complesso venne affidato a [[Marchionne Aretino]].<ref>{{cita|Gigli 1973|p. 20.}}</ref> Fu all'interno di essa che il 18 ottobre [[1369]] l'[[Imperatori bizantini|imperatore bizantino]] [[Giovanni V Paleologo]] [[Abiura|abiurò]] lo [[Grande Scisma|scisma d'Oriente]] davanti a [[papa Urbano V]], appositamente tornato da [[Avignone]].<ref>{{cita|Moroni 1843|p. 38.}}</ref>
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