Differenze tra le versioni di "Storia della Sicilia angioina"

→‎Storia: testo non obiettivo privo di fonti; aggiungo template chiarire. Il testo è presente anche in altre pagine di Wikipedia, perpetrando l'errore di una storia aneddotica priva di fonti bibliografiche.
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In Sicilia, roccaforte svevo-normanna, la situazione si fece ben presto particolarmente critica per una generalizzata riduzione delle libertà dei baroni ed una opprimente politica fiscale.
 
{{Chiarire|Catania fu uno dei centri delle rivolte contro gli [[angioini]]: i catanesi, che avevano subito ingiustizie, sfruttamenti ed erano stati danneggiati economicamente dalla chiusura dei porti della città, contribuirono validamente al rovesciamento della “mala signoria”. I più importanti nomi che animarono la rivolta a Catania furono quelli di [[Palmiro]], abate di [[Palermo]], [[Gualtiero di Caltagirone]], [[Alaimo da Lentini]] e [[Giovanni da Procida]]. Quest'ultimo nel [[1280]], travestito da monaco, si recò dal [[papa Niccolò III]], dall'imperatore di Bisanzio [[Michele VIII Paleologo|Michele Paleologo]] e dal re [[Pietro III di Aragona]], per chiedere: al papa di non appoggiare Carlo d'Angiò in caso di rivolta; all'imperatore Michele l'appoggio esterno contro il nemico comune; e al re d'Aragona di far valere il suo diritto al trono di Sicilia in quanto marito di Costanza figlia di Manfredi, l'ultimo degli Hohenstaufen.|testo inattendibile, analisi non obiettive e troppe vaghe, del tutto assenti le fonti autorevoli}}
[[File:Charles de France (1220-1285), comte d'Anjou.jpg|thumb|''Ritratto di Carlo I d'Angiò'']]
[[File:PedroIII.jpg|thumb|Pietro III di Aragona.]]