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Il settimanale viveva la propria epopea tra la metà degli [[anni Settanta]] e la metà degli [[anni Ottanta], in corrispondenza ad una stagione di speciale vitalità dell'agricoltura italiana, che, rivestendo la responsabilità del settore il [[ministro Marcora]], esperiva uno sforzo senza precedenti per accorciare le distanze rispetto alle agricoltura più evolute dei paesi partner nella Comunità Europea. Grazie anche all’opera di Antonio Saltini, giornalista e storico, che Perdisa voleva al proprio fianco come vicedirettore, Terra e vita assumeva il ruolo di occasione per il dibattito, allora rovente, sul presente e il futuro dell’agricoltura nazionale, in un confronto assiduo con quelle dei paesi concorrenti, sulle quali offriva i reportages. Le sue pagine divenivano l'occasione per i grandi confronti tra le organizzazioni cooperative rivali, tra le confederazioni professionali di ispirazione opposta, il punto di dibattito degli ''scandali agrari''.
 
Scomparso, nel 1985, Luigi Perdisa, il settimanale rifletteva, negli anni successivi, l’esito della difficile ricerca, da parte della società editrice, di un nuovo assetto proprietario, proponendo, anche al mutare dei direttori, repentine prove di vivacità tra lunghi periodi di torpore. In uno dei momenti di vivacità pubblicava,pressochè unico organo di informazione nel Paese, in una serie continua di articoli, la ricostruzione più accurata del crack della [[Federconsorzi]], il maggiore scandalo fallimentare della storia nazionale, un tema che la grande stampa pareva impegnata a rifuggire. >ref> Il ruolo svolto dalle inchieste della rivista Terra e Vita in merito alla questione Federconsorzi e in quella collegata relativa ad agrifactoring è testimoniata persino dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul dissesto Federconsorzi [http://www.parlamento.it/bicam/fconsor/17%20-%207%20ottobre%201999.htm]</ref>
 
Acquistato, alla fine del difficile periodo di crisi, dall’editrice del [[Sole 24 ore]], si trovava a competere, nel medesimo gruppo, con un settimanale affine, un duello il cui esito accentuava il declino che rispetto agli anni d'oro della rivista procedeva parallelo all’affievolirsi dell'interesse per il mondo agricolo e per la diffusione della cultura agraria nazionale e alla decadenza della stessa agricoltura.