Differenze tra le versioni di "Vittorio Beonio Brocchieri"

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Esperto aviatore, negli [[anni 1930|anni trenta]] del [[XX secolo]] affiancò all'insegnamento una lunga serie di ''reportages'' per il ''Corriere della Sera'', compiuti attorno al mondo grazie al fedele biplano [[Caproni Ca.100]].<ref name=F3p24/> La collaborazione col quotidiano di [[Via Solferino]] iniziò nel [[1930]] quando partì<ref name=F3p24/> per la [[Norvegia]], offrendosi di raccontare ai lettori del quotidiano milanese il tentativo di salvataggio di [[Roald Amundsen]],<ref name=F3p24/> l'aviatore disperso nel tentativo di soccorrere [[Umberto Nobile]] e l'equipaggio del [[dirigibile]] ''[[Italia (dirigibile)|Italia]]'' naufragato tra i [[Polo nord|ghiacci polari]]. Il 28 agosto [[1930]]<ref name=F3p24/> avvistò dei resti umani sulla banchisa polare, me non erano quelli di Amudsen, bensì quelli dell'esploratore svedese [[Salomon August Andrée]]<ref name=F3p24/> e dei suoi compagni di viaggio, precipitati a bordo di un aerostato nel [[1896]].<ref name=F3p25>{{Cita|Ferrara 2013|p. 25}}.</ref> Durante questa esplorazione compì una scalata nella zona di Capo Petersen,<ref name=M5p86/> in [[Groenlandia]]<ref name=F3p25/> che da allora fu a lui intitolata: ''Brocchieridalen''.<ref name=M5p86/> Nell'aprile [[1931]] compì un raid Milano-[[Bagdad]]<ref name=F3p25/> e ritorno, replicato tra l'ottobre-novembre con un volo fino in [[Sudan]] e ritorno.<ref name=F3p25/> Tra il 24 luglio ed il 10 settembre [[1934]] compì, sempre a bordo di un Caproni Ca 100 militare, un volo [[Roma]]-[[Irkutsk]]-Roma.<ref name=F3p25/> Durante questo volo le [[Unione Sovietica|autorità sovietiche]] gli permisero di visitare le miniere d'[[oro]] di [[Kolyma]], nelle quali erano utilizzati praticamente come schiavi quarantamila [[Prigioniero politico|prigionieri politici]], esiliati e [[kulaki]] deportati. I viaggi successivi lo portarono dai ghiacci del Polo alle [[Hawaii]], dalla [[Terra del Fuoco (arcipelago)|Terra del Fuoco]] all'[[Etiopia]] fino al [[Giappone]].<ref name=F3p25/> I numerosi articoli tratti furono raccolti in diversi volumi di largo successo fino a tutti gli [[anni 1940|anni quaranta]].
 
Nel [[1935]]<ref name=F3p28>{{Cita|Ferrara 2013|p. 28}}.</ref> partì per la [[guerra d'Etiopia]] con il grado di [[capitano]] della [[Regia Aeronautica]]. A bordo di un monoplano [[Breda Ba.39]]<ref name=F3p28/> compì numerose missioni di collegamento e ricognizione, ed a detta di [[Indro Montanelli]],<ref name=F3p30>{{Cita|Ferrara 2013|p. 30}}.</ref> allora [[tenente]] delle [[Regio corpo truppe coloniali d'Eritrea|truppe coloniali]], e di [[Luigi Barzini (1908-1984)|Luigi Barzini Jr.]]<ref name=F3p28/> anche missioni di ''intelligence''. Durante la marcia su Sardò, per minacciare sul fianco destro le armate etiopiche, impiegando truppe provenienti dal sud dell'[[Eritrea]], conobbe [[Francesco de Martini]]<ref group=N>Anch'egli appartenente al [[Servizio informazioni militare]] (SIM) al comando della [[Banda (unità militare)|banda irregolare "Beilul"]].</ref> che lasciò di lui un incredibile ritratto in un libro di memorie.<ref name=F3p30/> In una successiva missione di collegamento effettuò un atterraggio di fortuna presso [[Gondar]], il 2 aprile [[1936]],<ref name=F3p31>{{Cita|Ferrara 2013|p. 31}}.</ref> danneggiando un'ala ed il timone. Nelle vicinanze vi erano delle truppe italiane, al comando di [[Paolo Caccia Dominioni]],<ref name=F3p31/> ed un [[sergente]] dei [[bersaglieri]] ripararòriparò con mezzi di fortuna (chiodi e fil di ferro) il velivolo consentendogli di ripartire.<ref name=F3p31/> Dopo la fine della guerra tornò in Italia riprendendo ad insegnare presso l'università di Pavia,<ref name=F3p31/> e nel 1938 firmò il "Manifesto sulla razza" aderendo "de facto" alle [[Leggi razziali fasciste|leggi razziali]] contro gli italiani di religione ebraica. Richiamato in servizio per [[Occupazione italiana dell'Albania (1939-1943)|l'occupazione dell'Albania]]<ref name=F3p31/> partecipò, su un [[Breda Ba.39]], ad alcune missioni di ''[[intelligence]]''. Durante una di queste precipitò in [[Mare Adriatico|Adriatico]], davanti alle coste [[Albania|albanesi]]<ref name=F3p31/> venendo tratto in salvo da un [[peschereccio]].<ref>''Corriere della Sera'', 16 marzo 2000.</ref> All'entrata del [[Regno d'Italia (1861-1946)|Regno d'Italia]] nella [[seconda guerra mondiale]], il 10 giugno [[1940]], fu richiamato in servizio nella Regia Aeronautica con il grado di [[capitano]].<ref name=F3p31/> Gli fu affidato un monomotore da collegamento [[Saiman 202]],<ref name=F3p32>{{Cita|Ferrara 2013|p. 32}}.</ref> e nel corso del primo anno di [[guerra]] partecipò ad alcuni bombardamenti, tra cui un raid sulle [[raffineria di petrolio|raffinerie]] del [[Bahrain]], guidato da [[Ettore Muti]].<ref name=F3p32/> Nel 1941 pubblicò con l'[[Hoepli (casa editrice)|Hoepli]] il libro di ricordi ''Pigliatemi come sono. Autodenigrazione di un filosofo volante'', e poco tempo dopo fu messo fuori ruolo, ritornando all'insegnamento fino al termine del conflitto.
 
La Facoltà di Scienze Politiche dell'[[Università di Pavia]] fu chiusa per disposizione delle autorità alleate nel [[1945]], e riaprì il 4 ottobre [[1948]].<ref name=C1p117>{{Cita|Comparato, Lupi, Montanari 2011|p. 117}}.</ref>
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