Differenze tra le versioni di "Frammentazione della Democrazia Cristiana"

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=== Il movimento referendario di Mariotto Segni ===
Ulteriore elemento di rivolgimento del sistema politico fu rappresentato dal movimento referendario animato e guidato dall'esponente democristiano Mariotto Segni, che nel 1990 riuscì a portare all'esame della Corte Costituzionale tre quesiti referendari che miravano ad apportare significative modifiche al sistema elettorale italiano (abolizione del quorum del 65% per far scattare l'elezione con sistema uninominale al Senato, abrogazione della preferenza plurima alla Camera e introduzione di quella unica, estensione del sistema uninominale a tutti i Comuni italiani a prescindere dalle dimensioni). La Consulta bocciò due dei tre quesiti e ammise al voto quello sulla preferenza unica alla Camera. Il referendum si svolse il 9 giugno 1991 e, nonostante gli inviti all'astensione di Craxi e Bossi e il disinteresse della DC, andarono a votare due terzi degli aventi diritto. Il risultato fu un plebiscito a favore del SI' e della conseguente abrogazione della preferenza unicaplurima che ottenne il 95,6% dei voti espressi, costituendo un enorme successo per i promotori e per Segni in particolare, che divenne uno dei punti di riferimento dell'agognata riforma istituzionale. Sull'onda del successo ottenuto, i referendari con Segni in testa diedero vita al movimento politico ''"Alleanza Democratica"'', che aveva come obiettivo la prosecuzione della campagna referendaria per ottenere la totale trasformazione del sistema elettorale da proporzionale a maggioritario. A marzo del 1993 poi, Mariotto Segni, che non aveva accettato le proposte di assumerne la guida, abbandonò la Democrazia Cristiana e si dedicò totalmente all'organizzazione, insieme ai radicali, del nuovo referendum che, nell'aprile del 1993, vide un'altra netta affermazione dei SI' con l'82,70% dei voti espressi e l'introduzione del sistema maggioritario al Senato.
La vicenda politica di Segni proseguì con la creazione di un partito, il Patto Segni, che si alleò con il Partito Popolare Italiano alle elezioni politiche del 1994 e che lo vide indicato dalla coalizione di centro come candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La netta sconfitta elettorale del Patto per l'Italia (la coalizione tra PPI e Patto Segni), il superamento della questione elettorale con l'approvazione di una nuova legge elettorale complessiva (il cosiddetto ''"[[Legge Mattarella|Mattarellum]]"'') e l'incapacità dell'esponente sardo di riconvertirsi a un'azione politica di respiro più generale ne segnarono il declino politico. Tuttavia, anche l'esperienza che vide in Segni il proprio leader fu uno degli elementi più importanti nel complesso processo che portò alla trasformazione del sistema politico italiano di quegli anni, alla nascita della cosiddetta ''"Seconda Repubblica"'' e al tracollo dei partiti tradizionali. Pesò in particolare sulla Democrazia Cristiana la scelta di Segni di non assumere la guida del partito e anzi di abbandonarla, seguendo in questo l'esempio del conterraneo e compagno di partito Cossiga.
 
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