Differenze tra le versioni di "Museo nazionale di Castello Pandone"

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Il percorso è diviso in due sezioni: il castello, “museo di se stesso”, con le sue valenze urbanistiche, architettoniche e decorative, e l’esposizione al secondo piano di affreschi, sculture, tele, disegni e stampe, in un itinerario che documenta la cronologia – dal Medioevo al Barocco – e i diversi orientamenti culturali di committenti e artisti in Molise.
 
== StoriaVicende storiche ==
Il nucleo più antico del castello è una struttura megalitica, i cui resti sono visibili alla base del [[Maschio (architettura)|mastio]] longobardo. Lo sviluppo del complesso fortificato si ebbe nella seconda metà del X secolo. Con l'avvento dei Normanni, il castello e il borgo subirono ingenti danni per opera delle truppe di [[Ruggero II di Sicilia|Ruggero II d'Altavilla]]. Nel periodo angioino furono realizzati il fossato e le tre grandi torri circolari a base troncoconica. Nel 1443, con gli [[Aragonesi]], il castello passò alla famiglia Pandone. Enrico Pandone convertì l'edificio in una residenza di rappresentanza di altissimo livello, modificandone anche l'assetto economico produttivo. Nel XVII secolo il castello, dopo esser stato proprietà della famiglia vicereale dei Lannoy, passò ai Peretti Savelli, familiari di [[Papa Sisto V|Sisto V]] e, nel secolo successivo, alla potente famiglia dei [[di Capua]].
 
Enrico trasformò il castello in una dimora signorile e fece affrescare ogni ambiente del piano nobile con la raffigurazione dei suoi cavalli, gli stalloni delle scuderie reali che egli stesso allevava. La decorazione con il ciclo dei cavalli di Enrico Pandone, visitabile nel piano nobile del castello, per la sua unicità, offre al visitatore un percorso interessante sotto diversi punti di vista: per la tecnica esecutiva, ossia intonaco a rilievo affrescato e per la probabile provenienza napoletana della bottega incaricata dell'impresa. Ogni esemplare presenta: il monogramma del conte Enrico, una H circoscritta, il morso illusionistico del cavallo, appeso ad un chiodo, e una didascalia che indica il nome del cavallo, la razza, l'età e i destinatari, per lo più nobili italiani. Le iscrizioni permettono di capire la fitta rete di relazioni sociali del conte Enrico. Di particolare rilievo è il cavallo regalato all'imperatore [[Carlo V d'Asburgo|Carlo V]]. Successivamente la famiglia Lannoy ridecorò il castello, cancellando la memoria della decaduta famiglia Pandone. Nel salone di rappresentanza, la sala più ampia del piano, si legge bene la successione spazio-temporale degli affreschi delle varie epoche. Molti sono gli schizzi, i disegni, le caricature e le iscrizioni come quelle del salone o anche la conta delle giornate lavorative che si leggono sugli strati preparatori della decorazione pittorica in parte rimossa a ''damnatio memoriae'' del conte Enrico.
 
== Il Museo nazionale del Molise==
== Opere==
[[File:Bottega_inglese_probabilm._di_nottingham,_polittico_con_storie_della_passione_di_cristo,_in_alabastro,_1450-1500_ca._(venafro,_museo_n._di_castello_pandone)_01.jpg|thumb|Polittico in alabrasto del XV secolo, bottega inglese di Nottingham]]
 
* il dipinto ''sacra Famiglia al lavoro'' di [[Francesco Cozza (pittore)|Francesco Cozza]]
 
==NoteBibliografia==
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<references/>
 
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F. VALENTE, ''Vicende architettoniche ed artistiche'', in G. MORRA, F. VALENTE (a cura di), ''Il Castello di Venafro. Storia arte Architettura'', Foggia 1993, pp. 85-141.
 
http://www.castellopandone.beniculturali.it/il-museo
 
https://www.musei.molise.beniculturali.it/musei?mid=214&nome=museo-nazionale-di-castello-pandone<references/>
 
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