Differenze tra le versioni di "Romano Prodi"

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Anche nella cosiddetta "Seconda Repubblica", Prodi si mantenne sulle sue posizioni, sulla moderazione e sul riformismo di impronta progressista che permisero l'introduzione di molti provvedimenti varati sotto la presidenza di Prodi riguardanti vari campi.
 
Il programma politico di Prodi prevedeva la continuazione del lavoro di risanamento della situazione economico-finanziaria italiana, che i predecessori [[Giuliano Amato|Amato]], [[Carlo Azeglio Ciampi|Ciampi]] e [[Lamberto Dini|Dini]] avevano iniziato, per risolvere la notevole crisi economica dell'epoca. Con la convinta prospettiva di far partecipare l'[[Italia]] al progetto della [[Euro|moneta unica europea]] che richiedeva il rispetto di [[Parametri di Maastricht|precisi parametri economici]], sentiti molto difficili da raggiungere in quel momento in cui si era da qualche anno usciti dal [[Sistema Monetario Europeo]] (vi rientrò nel novembre del [[1996]] grazie alle politiche di risanamento portate avanti dai ministri [[Vincenzo Visco|Visco]] e [[Carlo Azeglio Ciampi|Ciampi]]). Visco varò una complessa riforma fiscale che eliminava numerose imposte (fra cui la patrimoniale sulle imprese) e tutti i contributi sanitari, introduceva l'[[Irap]] (che non è, come spesso viene interpretata, un'imposta sul reddito di impresa), alleggeriva e razionalizzava il sistema sanzionatorio, rivoluzionava la riscossione e introduceva il modello di dichiarazione Unico che permise il taglio drastico degli adempimenti consentendo la compensazione fra debiti e crediti di imposta, procedette ad una radicale riorganizzazione dell'amministrazione finanziaria, istituendo le [[Agenzia (diritto pubblico)|Agenzie]] fiscali ([[Agenzia delle Entrate|Entrate]], [[Agenzia delle dogane e dei monopoli|Dogane]], [[Agenzia del territorio|Territorio]] e [[Agenzia del demanio|Demanio]]) rendendo autonoma l'Amministrazione dei [[Monopoli di Stato]] e riuscendo anche a varare la normativa che ha permesso la privatizzazione della produzione di sigari e sigarette. Contestualmente, Visco condusse una forte campagna contro l'evasione fiscale che, se da un lato consentì per la prima volta il recupero di quote significative di imposte occultate, dall'altro gli costò l'ostilità di alcune categorie di contribuenti abituate ad utilizzare la tradizionale tolleranza, nonché di loro referenti politici. Queste politiche consentirono al Governo Prodi una drastica riduzione del disavanzo pubblico, portato sotto la soglia prescritta del 3 per cento (fu del 2,7) grazie anche ad un recupero di evasione fiscale pari a 0,5 punti di [[Pil]] in assenza del quale il disavanzo sarebbe stato del 3,2 per cento. Si riuscì quindi a raggiungere il principale parametro del [[Trattato di Maastricht]]. Per il riordino dei conti italiani fu anche stabilito un contributo straordinario, chiamato anche "eurotassa" o "tassa per l'Europa", commisurata ai redditi delle persone, che venne in seguito per il 60% restituita nel 1999, com'era stato prospettato al momento del suo varo, giustificata da un consolidato quadro economico e dal fatto che l'entrata nell'euro aveva portato un considerevole risparmio di interessi sui titoli di Stato.
 
Con il [[Decreto Bersani (1999)|Decreto a lui intitolato]] (decreto legislativo n. 79 del 16 marzo 1999) il [[Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato della Repubblica Italiana|Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato]] [[Pier Luigi Bersani]] introdusse, di fatto, in [[Italia]] la [[liberalizzazione]] del settore elettrico. Gli effetti di questo decreto furono quelli di aprire un [[mercato]] elettrico che fin dalla [[nazionalizzazione]] del [[1962]] era di fatto [[Monopolio|monopolistico]] (con il solo operatore nazionale l'[[ENEL]] che poteva produrre e vendere [[energia elettrica]] agli utenti) ad altri operatori che diventarono così [[Concorrenza (diritto commerciale)|concorrenti]]. Lo stesso Bersani contribuì inoltre a varare con il decreto legislativo n. 114 del 31 marzo 1998, la nuova normativa sul commercio, che riformava alcune norme della precedente legge del 1971 inclusa l'abolizione delle tabelle merceologiche e anche, per la maggioranza degli esercizi, dell'iscrizione al [[Registro esercenti il commercio|Registro Esercenti il Commercio]] (REC). Il testo fu difeso da Bersani come una riforma necessaria dopo venti anni di silenzio sul tema a livello nazionale, ma criticato dalle opposizioni per essere un testo sbilanciato verso la [[grande distribuzione organizzata]].
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