Differenze tra le versioni di "Canzoniere (Petrarca)"

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=== Il Vaticano Latino 3195 ===
La ricostruzione della storia del ''Canzoniere'' non è affatto semplice, dal momento che essa si svolge per quasi tutta la vita del Petrarca, dal 1336 alla vigilia della morte. Grazie alla ricostruzione effettuata da [[Marco Santagata]] e da [[Ernest Wilkins]], riassunta da [[Giulio Ferroni]], si può schematizzare la creazione del ''Canzoniere'' nelle sue varie fasi. Ipotizzando che il giovane Petrarca abbia realizzato in un ''corpus'' non organico 22 liriche tra il 1336 ed il 1338 messo poi in ordine nel 1342<ref name=":0">{{Cita|Santagata|p. 133}}.</ref>, bisogna però aspettare il 1356 prima che il poeta aretino metta assieme tutte le liriche fin lì composte e le dedichi all'amico e protettore [[Azzo da Correggio]], signore di [[Parma]]<ref name=":0" />, in quella che viene definita la ''redazione Correggio''<ref name=":1">{{Cita|Ferroni|p. 19}}.</ref>. Il vero e proprio lavoro di redazione, revisione e conclusione della raccolta di poesie iniziò a partire dagli anni '60 quando, nella quiete di [[Arquà Petrarca|Arquà]] e aiutato del copista [[Giovanni Malpaghini]], Petrarca realizzò il codice su cui si studia il ''Canzoniere'', ossia il codice Vaticano Latino 3195<ref name=":1" />, impegnandosi nell'aggiunta e nella selezione delle liriche sia nella sezione ''in vita'' che ''in morte'' di Laura<ref>{{Cita|Wikins|p. 288}}.</ref>. Le aggiunte successive di mano del Petrarca (compiute tra il 1367 ed il 1374) consistono nell'aggiunta della canzone dedicata alla [[Maria (madre di Gesù)|Vergine]] e ad alcune indicazioni per la sistemazione definitiva delle liriche anche se, come sottolinea Michelangelo Picone, Petrarca non riuscì mai a dare una forma definitiva alla sua raccolta<ref group="N">Partendo dal titolo (''Rerum vulgarium fragmenta''), ossia i ''frammenti delle rime volgari'', Petrarca cercò nel corso della sua vita di dare un'organicità alla sua opera che però non ci riuscì: «il progettato libro di poesie verrà ridimensionato allo stato di 'frammenti' lirici, organizzati sì ma non in maniera definitiva» ({{Cita|Picone|p. 86}}).</ref> in quanto «la ''fabula''...è affidata alla gestione dell'io, e non posta nelle mani di Dio»<ref>{{Cita|Picone|p. 87}}.</ref>. Dal punto di vista critico, il codice è stato riprodotto [[Diplomatica|diplomaticamente]] da [[Ettore Modigliani]]<ref>{{cita libro|curatore=Ettore Modigliani|titolo=[https://ia600309.us.archive.org/14/items/ilcanzonieredif00petrgoog/ilcanzonieredif00petrgoog.pdf Il Canzoniere di Francesco Petrarca riprodotto letteralmente dal Cod. Vat. Lat. 3195 con tre fotoincisioni]|anno=1904|editore=Società Filologica Romana|città=Roma}}</ref>. Di esso ha procurato il [[Edizione critica|testo critico]] Giuseppe Savoca nel 2008<ref>{{Cita libro|autore=Francesco Petrarca|curatore=Giuseppe Savoca|titolo=Rerum vulgarium fragmenta|anno=2008|editore=Leo S. Olschki|città=Firenze|ISBN=9788822257444}}</ref>''<ref name=":5">{{Cita|Le edizioni del Canzoniere}}.</ref>''.
 
=== Gli altri codici ===
=== La figura di Laura ===
[[File:Laura.gif|sinistra|miniatura|Ritratto di Laura.]]
Figura dominante nella produzione lirica petrarchesca del ''Canzoniere'', oltreché lo stesso Petrarca, è la donna di nome Laura. Voluta identificare con una [[Laura de Noves]] da parte dell'abate de Sade nel [[XVIII secolo]]<ref>{{Treccani|laura|Laura|accesso=15 aprile 2020}}</ref><ref>{{Cita|Zendrini|p. 25}}.</ref> (infatti Laura de Noves avrebbe sposato un Ugo de Sade nel 1325), la tesi dell'incarnazione fisica della Laura petrarchesca è stata rigettata dalla maggior parte dei critici letterari<ref name=":2">{{Cita|Guglielmino-Grosser|p. 185}}.</ref><ref>{{Cita|Ferroni|pp. 20-21}}.</ref><ref>{{Cita|Bentivogli-Vecchi Galli|p. 104}}.</ref>. Laura, anzi, potrebbe essere addirittura un nome fittizio per esprimere l'alloro poetico, la pianta del [[Laurus|lauro]]: «Laura infatti si identifica e si confoneconfonde con il ''lauro'', la pianta di [[Apollo]] e della poesia, la pianta trionfale con cui lo stesso Petrarca venne coronato poeta nel '41»<ref name=":3">{{Cita|Ferroni|p. 20}}.</ref>. Laura rappresenta tutte quelle caratteristiche seducenti che fanno soffrire Petrarca in nome di una sensualità e di una forza provocatrice che sfiniscono l'animo del poeta aretino teso verso la redenzione e la pace interiore. Questo lo si vede chiaramente nella descrizione fisica della donna, nel suo sorriso, nei suoi occhi, nei suoi «capei d'oro a l'aura sparsi»<ref>''Canzoniere'', XC, v. 1</ref> o nelle «belle membra» della [[Canzone (metrica)|canzone]] ''[[Chiare, fresche et dolci acque|Chiare, fresche e dolci acque]]'' ove c'è l'apoteosi della bellezza della donna e del suo carattere sovrannaturale<ref>{{Cita|Ferroni|p. 157}}.</ref>. Insomma:
 
{{Citazione|Il principio motore del Canzoniere non è nella fantasia ma nella realtà, non è un'idea di donna, ma una donna viva e vera; e a lei, al suo vario atteggiarsi e ai vari aspetti che assume, deve pure aver l'occhio chi voglia intender l'amor di Petrarca e trovar la ragione intima della sua poesia. Petrarca ama una donna e scrive per immortalarla|{{Cita|Zendrini|p. 48}}}}
=== Il Novecento ===
[[File:G. Contini.jpeg|miniatura|Gianfranco Contini, uno dei massimi esperti del Petrarca nel '900.]]
Porta la data editoriale del 1904, ma in realtà uscì nel maggio del 1905, la trascrizione diplomatica dell'originale che la Società Filologica Romana aveva affidato a [[Ettore Modigliani]]''<ref name=":5" />''. Questa edizione (pregevole, ma non priva di numerosi errori e di sviste, specie per quanto riguarda l'interpunzione) è tuttora un autentico contributo per la conoscenza dell'originale, ma ha finito, sulla base dell'erroneo presupposto che esso fosse un documento perfettamente aderente al testo trascritto, per esimere gran parte dei filologi e degli editori dallo studio diretto del codice vaticano. A questo distacco dall'originale ha concorso (anche se in misura minore) la riproduzione fototipica dell'originale curata per la Biblioteca Vaticana da monsignor Marco Vattasso nel 1905. .
 
Il testo di maggiore risonanza nell'editoria del ''Canzoniere'' nel secondo Novecento è, senza dubbio, quello approntato da [[Gianfranco Contini|Contini]] per le edizioni Tallone nel 1949 (ripubblicato per Einaudi nel 1964). Il testo di Contini tanto nella prima quanto nelle successive edizioni dipende totalmente dall'edizione diplomatica di Modigliani, dalla quale gli derivano direttamente numerosi errori di lettura e di trascrizione<ref>{{cita libro|curatore=Giuseppe Savoca|titolo=Sentimento del tempo. Petrarchismo e antipetrarchismo nella lirica del Novecento italiano|anno=2005|editore=Olschki|città=Firenze|capitolo=Letture filologiche del Canzoniere nel Novecento}}</ref>.