Differenze tra le versioni di "Pietro Bembo"

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[[File:Giovanni Francesco II Pico della Mirandola.jpg|sinistra|miniatura|verticale|Anonimo, ''Ritratto di Giovanni Francesco II Pico della Mirandola'', pittura, [[XVII secolo]], [[Palazzo Ducale (Mantova)|Palazzo Ducale]], [[Mantova]].]]
 
Il soggiorno in Urbino non doveva però essere così lungo nelle intenzioni del Bembo: deciso ad avviarsi alla carriera ecclesiastica per sostenersi (ottenne infatti la [[commenda]] di san Giovanni di Bologna<ref name=":10">{{Cita|Dionisotti, prose e rime|''Introduzione'', p. 56}}</ref>), fu impedito a recarsi a Roma dalla politica bellicosa di papa [[Papa Giulio II|Giulio II Della Rovere]] (1503-1513) ai danni sia di Urbino (dove dal 1508 installò un suo nipote, [[Francesco Maria I Della Rovere|Francesco Maria]]), sia di Venezia<ref name=":0" />.
 
=== Presso la Roma di Leone X ===
 
Nel 1513 morì Giulio II e gli succedette il ben più mite [[Papa Leone X|Leone X]] (1513-1521), che, conoscendolo di persona<ref>{{Cita|Cian 1885|p. 11}}.</ref> e sapendo della sua fama di letterato, lo nominò [[Dataria apostolica|datario]] degli [[Abbreviatore|abbreviatori]]<ref>{{Cita|Della Casa|p. 85}}:{{Citazione|L'incarico di scrivere tai lettere si dà a uomini prudentissimi, e belli scrittori: e siccome per l'altezza dell'impiego e del luogo si conviene che siano pieni di gravità e di onestà e per lo peso e la grandezza delle cose forniti di somma fede e probità, vi sono con molta cura e diligenza ricercati, e con grandi premure chiamati. E piacendo assai a Leone X questa costumanza... senza porre indugio comandò che il Bembo a quell'ufficio fosse invitato, e posto.}}</ref><ref name=":1" />. Entrato al servigio di Leone X e divenuto amico del cardinale Giuliano de' Medici (futuro [[Papa Clemente VII]])<ref name=":2">{{Cita|Miranda}}.</ref>, in tale veste Pietro Bembo protesse molti letterati ed eruditi presenti nella capitale, fra cui [[Christophe de Longueil]]<ref>{{Cita|Kidwell|p. 193}}.</ref>. Risale a quegli anni una discussione con [[Giovanni Francesco II Pico della Mirandola|Giovan Francesco Pico]] sul problema dell'imitazione dei classici<ref>{{Cita|Guglielmino-Grosser|p. 379}}.</ref>: se per il Pico si poteva adottare uno sperimentalismo eclettico nell'elaborazione dei testi letterari, Bembo si fece sostenitore del ciceronianesimo più intransigente, ossia che vi sono due modelli unici da seguire nelle lettere latine, [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]] per la prosa e [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] per la poesia<ref name=":6">{{Cita|Tavoni}}.</ref>. Fu amico di [[Latino Giovenale Manetti]] e di [[Bernardo Cappello]], che lo riconobbe esplicitamente come suo maestro ed è considerato il suo discepolo più importante<ref>{{Cita|Fasulo}}.</ref>. Insomma, durante il papato mediceo Bembo «fu uno dei protagonisti della vita culturale romana»<ref name=":1" /> e poté così accumulare vari benefici a [[Bologna]] o nell'[[Abbazia di San Pietro (San Bonifacio)|abbazia benedettina di S. Pietro di Villanova]] presso [[Vicenza]]<ref name=":0" />. In sostanza Bembo, come ricordano [[Salvatore Guglielmino]] e Hermann Grosser, pur di continuare indisturbato la sua carriera letteraria, fu spinto «ad abbracciare la carriera ecclesiastica che, con quella cortigiana, era in quegli anni il più favorevole collocamento per un letterato»<ref>{{Cita|Guglielmino-Grosser|p. 375}}.</ref>. Il decennio romano, comunque, fu funestato da due eventi che segnarono profondamente la vita del Bembo: nel 1514 si rivelò fallimentare una sua ambasceria a Venezia per conto del pontefice nel tentativo di slegare la Serenissima dall'alleanza con la Francia<ref>{{Cita|Cian 1885|p. 5}}.</ref>; nel 1519, invece, gli morì improvvisamente l'anziano padre<ref>{{Cita|Cian 1885|p. 6}}.</ref>.
 
=== Il soggiorno padovano ===
[[File:Pietro Bembo by Cranach the Younger.png|sinistra|verticale|miniatura|[[Lucas Cranach il Giovane]], ''Ritratto di Pietro Bembo'', olio su faggio, 1532-37.]]
 
Nel 1522, dopo la morte di Leone X e l'ascesa al soglio pontificio dell'olandese [[Papa Adriano VI|Adriano VI]], Pietro Bembo, con la scusa della cattiva salute<ref>{{Cita|Cian 1885|p. 12}}.</ref>, decise di abbandonare Roma a favore della sua antica patria, stabilendosi a vita privata a Padova e portando con sé dalla città papale Faustina Morosina della Torre, la sua l'amante<ref>{{Cita|Cian 1885|p. 14}}.</ref> conosciuta probabilmente nella città papale nel 1513<ref name=":10" />. Negli anni seguenti ella, nonostante Bembo avesse professato i voti religiosi entrando nell'[[Sovrano militare ordine di Malta|Ordine Gerosolomitano]] (6 dicembre 1522)<ref name=":1" />, gli diede tre figli: Lucilio nel novembre del 1523, Torquato il 10 maggio 1525 ed Elena il 30 giugno 1528<ref name=":0" />. Il periodo padovano fu alquanto prolifico anche letterariamente: nel 1525 Bembo pubblicò a Venezia le ''Prose della volgar lingua'', che dedicò a [[papa Clemente VII]], mentre nel 1530 uscirono sempre a Venezia la prima edizione delle ''Rime'', del ''De Virgilii Culice et Terentii fabulis'' e del ''De Guido Ubaldo Feretrio deque Elisabetha Gonzagia Urbini ducibus'', nonché la riedizione de ''Gli Asolani'', del ''De Aetna'' e del ''De imitatione''<ref>{{Cita|Cian 1885|pp. 157-159}}.</ref>; il 26 settembre dello stesso anno Bembo, sessantenne, ricevette l'incarico di storiografo ufficiale della [[Repubblica di Venezia]] e di bibliotecario della [[Biblioteca nazionale Marciana|Biblioteca Marciana]]<ref>{{Cita|Cian 1885|p. 173}}.</ref> — incarico quest'ultimo che tenne fino al 1543<ref>{{Cita|Bibliotecari, Custodi e Direttori della Biblioteca Marciana}}.</ref> —, succedendo ad [[Andrea Navagero]]. Come ricorda [[Carlo Dionisotti]], Bembo divenne un'''auctoritas'' letteraria e morale, cui i giovani letterati della Repubblica (e non solo) guardavano con ammirazione:
 
<br />{{Citazione|Per questa società non soltanto si valse di una corrispondenza sempre più fitta con gli amici lontani, ma anche, vivendo a Padova o a breve distanza nella sua villa, riuscì a raccogliere e stringere a sé i giovani di maggior ingegno che da ogni parte confluivano a quella università. Così, oltre ai Veneziani che più gli furono fedeli, conobbero il B[embo] e ne subirono l'influsso, via via, [[Bernardo Tasso]], [[Giovanni Guidiccioni]], [[Giovanni Della Casa]], [[Benedetto Varchi]]. L'influsso dei B[embo] su questi giovani non sarebbe stato così forte se essi non avessero riconosciuto in lui, nella sua tarda maturità e vecchiezza, una giovanile energia.|{{Cita|Dionisotti}}}}Il Bembo non si limitò a manifestare la sua autorità intellettuale con i giovani padovani o con i letterati. Nella sua casa di campagna nel borgo di Altinate l'autore delle ''Prose'' si dedicò all'attività di raccoglitore ed estimatore di opere d'arte, entrando in contatto o raccogliendo capolavori di pittori del calibro di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], di [[Giovanni Bellini]], di [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] e [[Tiziano Vecellio|Tiziano]]<ref>{{Cita|Mezzalira}}.</ref>.
{{Citazione|A Pietro Bembo, patrizio veneto,<br>per le sue virtù singolari<br>da Paolo III pontefice massimo<br>[[cooptazione|cooptato]] nel Sacro Collegio,<br>Torquato Bembo pose.<br><br>Morì il 18 gennaio 1547;<br>visse 76 anni, 7 mesi e 28 giorni.|| {{Maiuscoletto|petro · bembo · patritio · veneto<br>ob · eius · singulares · virtutes <br>a · paulo · iii · p · m<br>in · sac · collegium · cooptato<br>torquatus · bembus · p<br><br>ob · xv · k · feb · mdxlvii<br>vixit · an · lxxvi · m · vii · d · xxviii}}<ref>Vedi anche {{Cita|Della Casa|p. 112}}.</ref>|lingua=La|lingua2=Ita}}
 
Anche nella Basilica di Sant'Antonio a Padova si trova un [[Basilica di Sant'Antonio di Padova#Monumento a Pietro Bembo|monumento dedicato al cardinale]], opera del grande architetto [[Andrea Palladio]], con il suo busto scolpito da [[Danese Cattaneo]]. Il 27 febbraio 1547 [[Benedetto Varchi]] ne recitò l'<nowiki/>''Orazione funebre''<ref>[http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stp/i-mo-beu-64.h.4.3.pdf ''Orazione funebre sopra la morte del reverendissimo cardinal Bembo''], In Fiorenza, per il Doni, 1546 (m.v.).</ref> all'[[Accademia degli Umidi|Accademia fiorentina]].
{{Clear}}
 
 
==== Premesse ====
Dagli [[Anni 1470|anni settanta]] del XV secolo, in Italia, si era diffuso un rinnovato ardore nei confronti della lingua volgare, un ardore che va sotto il nome di ''[[umanesimo volgare]]'' o di ''classicismo volgare''. Patrocinatori di questo modello linguistico che intendeva equiparare i classici latini e greci con quelli volgari furono soprattutto fiorentini e tra di essi si annoverano [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo il Magnifico]] e [[Agnolo Poliziano]]<ref>{{Cita|Ferroni, 4|p. 42}}.</ref><ref>{{Cita|Chines-Forni-Ledda-Manetti|p. 212}}.</ref>. L’''entourage'' mediceo era intenzionato, difatti, a far valere la superiorità culturale e linguistica di Firenze e per questo motivo fu realizzata la ''[[Raccolta aragonese]]'', dono che il Magnifico fece ad [[Alfonso II d'Aragona|Alfonso di Calabria]], in cui si mostra l'eccellenza della lirica toscana dalle origini sino al Magnifico stesso<ref>{{Cita|Guglielmino-Grosser|p. 260}}.</ref>. L'affermarsi del bilinguismo non fu però fattore significativo soltanto nella Firenze laurenziana: a [[Ferrara]] il conte [[Matteo Maria Boiardo]], di formazione umanistica, si dedicò all'epica cavalleresca componendo ''[[Orlando innamorato]]''; nel meridione, invece, [[Jacopo Sannazaro|Jacopo Sannazzaro]] compose l'<nowiki/>''[[Arcadia (poema)|Arcadia]]'', gettando un ponte per lo sviluppo di un genere che avrà molta fortuna nei [[XVII secolo|secoli XVII]] e [[XVIII secolo|XVIII]]. Si assiste, nella Penisola, alla nascita di una lingua "interregionale", una ''koinè'' che «consiste appunto in una lingua scritta che mira all'eliminazione di una parte almeno dei tratti locali e raggiunge questo risultato accogliendo largamente latinismo, e appoggiandosi anche, per quanto possibile, al toscano»<ref>{{Cita|Marazzini|p. 249}}.</ref>.
 
==== La supremazia di Petrarca e Boccaccio ====
{{Citazione|La lingua delle scritture, Giuliano, non dee a quella del popolo accostarsi, se non in quanto, accostandovisi, non perde gravità non perde grandezza; che altramente ella discostare se ne dee e dilungare, quanto le basta a mantenersi in vago e in gentile stato.|[[s:Prose della volgar lingua/Libro primo/XVIII|''Prose della volgar lingua'' I, 18]]}}
 
Petrarca, nelle sue liriche si dimostra principe sia nella sua ''gravità'' sia nella sua ''piacevolezza,'' dove per gravità «ripongo l'onestà, la dignità, la maestà, la magnificenza, la grandezza e le loro somiglianti; sotto la piacevolezza ristringo la grazia, la soavità, la vaghezza, la dolcezza, gli scherzi, i giuochi, e se altro è di questa maniera»<ref>Bembo in {{Cita|Guglielmo-Grosser|p. 382}}.</ref>. Insomma, Petrarca rappresenta un modello più stabile rispetto a [[Dante Alighieri|Dante]], nel quale il pluristilismo ed il plurilinguismo (specialmente nell'''[[Inferno (Divina Commedia)|Inferno]]'') sono predominanti:
{{Citazione|L'autore [Pietro Bembo, ''n.d.a.'']...esclude Dante, la cui lingua appare troppo piena di elementi "umili", dialettali e di origine composita.|{{Cita|Ferroni|pp. 5-6}}}}Anche per Boccaccio vi possono essere delle problematiche. Come esposto da [[Claudio Marazzini]], «qualche problema poteva venire dalle parti del ''[[Decameron]]'' in cui emergeva più vivace il parlato»<ref name=":7">{{Cita|Marazzini|p. 265}}.</ref>. La soluzione per Bembo è semplice: evitare quelle parti e concentrarsi sulla narrazione dello scrittore, basata sul modello ciceroniano e [[Tito Livio|liviano]]<ref name=":7" />.
 
==== La nascita del petrarchismo cinquecentesco ====
{{Vedi anche|Petrarchismo}}
Nelle ''Prose'' (1525), che ebbero subito una grandissima fortuna di pubblico, specialmente tra i letterati, Bembo teorizza il proprio ideale di petrarchismo e nelle ''Rime'' (1530), dal sapore petrarchesco-platonicheggiante, ne dà la realizzazione pratica. La contemporanea pubblicazione delle rime volgari del Bembo e di quelle del Sannazaro, uscite postume a Napoli col titolo ''Sonetti e canzoni'', fa sì che il 1530 possa considerarsi simbolicamente «la data di nascita del petrarchismo lirico italiano»<ref name=":0" />. La lezione del Bembo fu talmente sentita, che spinse vari poeti, tra cui [[Bernardo Tasso]] nel ''Primo libro degli Amori'' (1531), a comporre prendendo spunto dal ''[[Canzoniere (Petrarca)|Canzoniere]]'' del Petrarca. Ludovico Ariosto, suo amico, pubblicò la terza edizione dell'<nowiki/>''[[Orlando furioso]]'' (1532), ampliata e corretta in base ai precetti linguistici bembiani<ref>{{Cita|Giovine}}.</ref>. Numerose letterate del Cinquecento, tra cui [[Vittoria Colonna]], [[Laura Battiferri]] e [[Gaspara Stampa]], produssero canzonieri sul modello petrarchesco mediato da quello bembiano<ref>{{Cita|Marti|p. 449}}:
{{Citazione|...ed il Petrarca era anche l'esponente di una tradizione cristiana in cui potevano riconoscersi le esigenze più profonde del secolo ed il senso d'arte dell'Umanesimo.}}</ref>; ognuna di esse ebbe il proprio ''[[petrarchino]]'', un'edizione portatile del ''Canzoniere'', da cui attingere per le proprie liriche.
 
{{Vedi anche|Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua}}
[[File:Ritratto del Cardinale Pietro Bembo.png|sinistra|miniatura|Ritratto del Cardinal Pietro Bembo.]]
Le ''Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua'' furono redatte, probabilmente, in un periodo che oscilla tra il 1512 ed il 1516<ref>{{Cita|Guglielmino|p. 381}}.</ref>. Dedicate a Clemente VII e pubblicate nel 1525, esse sono strutturate in tre libri sotto forma di dialogo e sono ambientate nel 1502 a Venezia<ref name=":6" />. I protagonisti rappresentano ciascuno una propria posizione particolare riguardo alla questione della lingua che imperversava in quegli anni: [[Giuliano de' Medici duca di Nemours|Giuliano de' Medici]] sostiene il fiorentino contemporaneo; Federico Fregoso riassume le posizioni storiche presenti nella trattazione; [[Ercole Strozzi]] fa da moderatore, mentre [[Carlo Bembo]], il fratello di Pietro, si fa portavoce delle idee del fratello<ref>{{Cita|Marazzini|pp. 263-264}}.</ref>. L'opera bembiana, inoltre, si affianca a quella della lettera sull'''Imitatione'' in quanto «le due lingue [quella volgare e quella latina, n.d.r] si allontanavano in un pacifico paragone delle vette da entrambe toccate, Virgilio e Cicerone nell'una, Petrarca e Boccaccio nell'altra»<ref>{{Cita|Dionisotti, prose e rime|''Introduzione'', p. 37}}</ref>, stabilendo così i criteri di imitazione sia per l'una che per l'altra lingua letteraria. Le ''Prose'' sono senza dubbio l'opera principale del Bembo, che lo consacrò a maestro di stile e di eleganza anche nei secoli successivi, determinando il corso della letteratura italiana fino al [[Alessandro Manzoni|Manzoni]].
 
==== ''Le Rime'' ====
Edite nel 1530, le 165 liriche che compongono il canzoniere bembiano «raggiung[ono] risultati esteticamente validi in assoluto»<ref>{{Cita|Guglielmino-Grosser|p. 383}}.</ref>, secondo la critica più recente. Imitatrici perfette ma senz'anima del canzoniere petrarchesco<ref>{{Cita|Russo|p. 266}}: {{Citazione|Ma la differenza della situazione non significa nulla perché riguarda il contenuto, però bisogna aggiungere che la differente maniera di poetare del maestro e del lontano scolaro porta a una caratterizzazione della poesia del Bembo come non poesia, come un esercizio retorico puro e semplice. Letteratura dunque, secondo la distinzione confermata dal [[Benedetto Croce|Croce]].}}</ref>, le ''Rime'' bembiane superano questo «meccanico calco»<ref name=":4">{{Cita|Guglielmino-Grosser|p. 384}}.</ref> con la canzone ''Alma cortese'', scritta in memoria del fratello Carlo scomparso nel 1503, in quanto vi è un addentramento spirituale del Bembo all'interno dei moti della propria anima<ref name=":4" />. Davanti a questo componimento, «la canzone del Bembo parve ai contemporanei documento che anche nello stile alto, come già in quello umile e mezzano, il volgare fosse ormai uscito di minorità: esso si prestava ormai a ogni impresa, per quanto ambiziosa»<ref>{{Cita|Dionisotti, prose e rime|''Introduzione'', p. 31}}</ref>.
 
==== Le ''Lettere'' ====
 
== Tra amore e letteratura: le donne del Bembo ==
[[File:Lucrezia Borgia.jpg|miniatura|[[Bartolomeo Veneto]], ''Ritratto di donna o di Lucrezia Borgia''.]]
 
=== Maria Savorgnan ===
 
Il Bembo non fu solo un grande teorico della lingua e un influente uomo di Chiesa, ma anche un appassionato epistolografo e poeta innamorato nel corso della sua lunga vita. Il primo amore delineato nei suo scritti è per la friulana Maria [[Savorgnan]], nata nel 1487 da una nobilissima famiglia, con la quale mantenne un epistolario d'amore durato dal 1500 al 1501. Mantenuto segreto, il rapporto epistolare tra i due giovani iniziò il 14 maggio del 1500 con un sonetto inviato dal Bembo<ref>{{Cita|Perocco|p. 85.}}</ref> e terminò, per volontà di lui, verso il settembre del 1501<ref>{{Cita|Signorini|p. 55}}</ref>. La poesia sovra riportata è un'attestazione di questo rapporto d'amore platonico ormai sulla fine della sua esistenza.
 
=== Lucrezia Borgia ===
La "grande fiamma" del Bembo, per usare il titolo di un libro che ha avuto molto successo<ref>{{Cita libro|autore=Pietro Bembo, Lucrezia Borgia|curatore=Giulia Raboni|titolo=La grande fiamma. Lettere 1503-1517|anno=1989|editore=R. Archinto|città=Milano|ISBN=88-7768-008-3}}</ref> fu, però, [[Lucrezia Borgia]], duchessa di Ferrara nonché figlia di [[papa Alessandro VI]] e sorella di [[Cesare Borgia|Cesare]]. Già dedicataria degli ''Asolani'' nel 1503, la giovane moglie di Alfonso I d'Este intrattenne un fitto rapporto epistolare all'insegna dell'amor platonico tra il 1503 ed il 1517<ref>{{Cita|Lettere di Lucrezia Borgia a messer Pietro Bembo|''Introduzione'', p. 8}}</ref>, quando ormai Bembo risiedeva a Roma come segretario di papa Leone X. Il carteggio, ritrovato in un manoscritto della [[Biblioteca Ambrosiana]] di [[Milano]] e definito da [[George Gordon Byron|lord Byron]] come il "più bel rapporto epistolare d'amore del mondo"<ref>{{Cita|Kidwell|p. 71}}</ref>, consisteva in un rapporto epistolare accompagnato anche da alcune liriche dal sapore petrarcheggiante e alcune missive in lingua spagnola da parte di lei.
 
==Note==
 
* {{Cita libro|autore=Pietro Bembo|curatore=Robert W. Ulery|titolo=History of Venice: Books I-IV|url=https://books.google.it/books?id=CgTXoFWBqFMC&pg=PA331&dq=Historia+veneta+Bembo&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwi06r2_4pLoAhVFlosKHUSnAt44ChDoAQgoMAA#v=onepage&q=Historia%20veneta%20Bembo&f=false|accesso=11 marzo 2020|anno=2007|editore=Harvard University Press|città=Londra|lingua=en|cid=Ulery|OCLC=555894720}}
* {{Cita libro|autore=Pietro Bembo, Lucrezia Borgia|curatore=Giulia Raboni|titolo=La grande fiamma. Lettere 1503-1517|anno=1989|editore=R. Archinto|città=Milano|ISBN=88-7768-008-3}}
*{{Cita news|autore=Floriana Calitti|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/10/14/bembo-donnaiolo-la-bella-lucrezia.html|titolo=Bembo donnaiolo e la bella Lucrezia|pubblicazione=La Repubblica|data=14 ottobre 1989|accesso=10 giugno 2020|cid=Calitti}}
*{{Cita pubblicazione|autore=Maurizio Campanelli|titolo=Pietro Bembo, Roma e la filologia del tardo Quattrocento: per una lettura del dialogo De Virgilii Culice et Terentii fabulis|rivista=Rinascimento. Rivista dell'Istituto nazionale di studi sul Rinascimento|anno=1997|editore=Leo S. Olschki|città=Firenze|volume=s. II, 37|pp=283-319|url=https://www.academia.edu/7991512/Pietro_Bembo_Roma_e_la_filologia_del_tardo_Quattrocento_per_una_lettura_del_dialogo_De_Virgilii_Culice_et_Terentii_fabulis_Rinascimento_s._II_XXXVII_1997_|ISSN=0080-3073|cid=Campanelli}}
*{{Cita libro|autore=Gianfranco Crupi|titolo=Bembo, Pietro|anno=1990|editore=Giulio Einaudi|città=Torino|pp=226-227|volume=1|opera=Letteratura italiana: Dizionario bio-bibliografico. Gli autori|cid=Crupi|SBN=IT\ICCU\RLZ\0306082}}
*{{Cita libro|autore=[[Giovanni Della Casa]]|titolo=Vita del cardinale Pietro Bembo descritta in latino da Monsignor Giovanni Della Casa ed ora recata per la prima volta in italiano con annotazioni|url=https://books.google.it/books?id=FFADAAAAYAAJ&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false|accesso=9 marzo 2020|anno=1832|editore=Tipografia Nobili|città=Pesaro|cid=Della Casa|SBN=IT\ICCU\RAV\0268706}}
*{{Cita libro|curatore=Carlo Dionisotti|titolo=Prose e rime di Pietro Bembo|anno=1966|editore=UTET|città=Torino|cid=Dionisotti, prose e rime|ISBN=880201955X}}
*{{Cita pubblicazione|autore=[[Carlo Dionisotti]]|titolo=Appunti sul Bembo, II: Per la storia del Carminum libellus|rivista=Italia medioevale e umanistica|editore=Antenore|città=Padova|anno=1965|volume=8|pp=278-291|cid=Dionisotti 1965}}
*{{DBI|nome=Bembo, Pietro|nomeurl=pietro-bembo_(Dizionario-Biografico)|autore=Carlo Dionisotti|anno=1966|volume=8|accesso=9 marzo 2020|cid=Dionisotti}}
*{{Cita libro|autore=Giulio Ferroni|titolo=La letteratura dell'Umanesimo: il mondo umanistico e signorile (1380-1494)|collana=Storia della Letteratura Italiana|anno=2006|editore=Mondadori|città=Milano|volume=4|cid=Ferroni, 4|SBN=IT\ICCU\IEI\0251205}}
*{{Cita libro|autore=Giulio Ferroni|titolo=Dal Classicismo a Guicciardini (1494-1559)|collana=Storia della Letteratura Italiana|anno=2006|editore=Mondadori|città=Milano|volume=6|cid=Ferroni|SBN=IT\ICCU\MOL\0160032}}
*{{Cita libro|curatore=Bernardo Gatti|titolo=Lettere di Lucrezia Borgia a messer Pietro Bembo|url=https://books.google.it/books?id=co0HAAAAQAAJ&printsec=frontcover&dq=lucrezia+borgia+lettere+a+pietro+Bembo&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiZ6ruXof_pAhXHMJoKHR_yApgQ6AEIKDAA#v=onepage&q=lucrezia%20borgia%20lettere%20a%20pietro%20Bembo&f=false|accesso=13 giugno 2020|anno=1859|editore=coi tipi dell'Ambrosiana|città=Milano|cid=Lettere di Lucrezia Borgia a messer Pietro Bembo|SBN=IT\ICCU\TO0\0572157}}
*{{Cita libro|autore=Salvatore Guglielmino e Hermann Grosser|titolo=Dal Duecento al Cinquecento|collana=Il sistema letterario|anno=2000|editore=Principato|città=Milano|volume=1. Storia|cid=Guglielmino-Grosser|ISBN=88-416-1309-2}}
*{{Cita libro|autore=Carol Kidwell|titolo=Pietro Bembo: Lover, Linguist, Cardinal|url=https://books.google.it/books?id=8LCPChow_jQC&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false|accesso=20 marzo 2020|anno=2004|editore=McGill-Queen's Press|città=Montreal|lingua=en|cid=Kidwell|ISBN=0-7735-2709-5}}