Differenze tra le versioni di "Pittura napoletana"

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L'arte napoletana assume una dimensione più forte e radicata solo a partire dal Seicento, quando diversi importanti [[pittore|pittori]] si fanno eredi della lezione del [[Michelangelo Merisi da Caravaggio|Caravaggio]], che proprio a Napoli tra il [[1607]] e il [[1610]] soggiorna a più riprese e sviluppa la sua [[arte]]. Questo fu il periodo che portò alla nascita il [[caravaggismo]], che tra le altre cose coincise sostanzialmente con l'arrivo in città di altri maestri della pittura come [[Guido Reni]] e [[Giovanni Lanfranco]]. Tutti questi elementi furono indispensabili per la nascita, prima, e per lo sviluppo, poi, della pittura napoletana.
 
Primo fra tutti a seguire le orme del Merisi fu [[Carlo Sellitto]], non a caso oggi definito ''il primo caravaggesco napoletano''<ref>''Carlo Sellitto, primo caravaggesco napoletano'' (catalogo mostra), Napoli 1977.</ref>: [[Carlo Sellitto#Opere|opere di quest'artista]] d'origini [[Basilicata|lucane]] si trovano disseminate in diverse chiese della città nonché in diversi musei nazionali. La sua prematura morte, avvenuta all'età di soli 33 anni, tuttavia privò ben presto Napoli del ritrattista più ricercato tra i membri dell'aristocrazia partenopea.<ref>Ulisse Prota - Giurleo, ''Pittori montemurresi del '600'', Comune di Montemurro, 1952</ref> Sebbene il Sellitto fu il primo [[caravaggismo|caravaggista]], ad essere maggiormente influenzato da Caravaggio è [[Battistello Caracciolo]],<ref name="Ragione">{{cita|Ragione}}.</ref> già probabilmente allievo di [[Belisario Corenzio]], importante frescante che eseguì numerosi lavori presso diverse chiese napoletane. Il Caracciolo esprime appieno la grande rivoluzione caravaggesca delle tonalità della luce e dell'uso dell'ombra, abbandonando però gradualmente il realismo del maestro e avvicinandosi a modelli idealizzati classicisti probabilmente in seguito ai viaggi a [[Roma]] e [[Firenze]]:<ref name="Ragione" /> di lui si possono ammirare gli affreschi nella [[Certosa di San Martino]] e numerose tele conservate nelle chiese napoletane e nei musei nazionali, su tutte quella presente nella [[Pio Monte della Misericordia|chiesa del Pio Monte della Misericordia]] a Napoli raffigurante la ''[[Liberazione di San Pietro (Caracciolo)|Liberazione di san Pietro]]''.
 
Più o meno parallela a quella del Caracciolo è l'attività di [[Jusepe de Ribera]] detto lo "Spagnoletto", nato in [[Spagna]] nei pressi di [[Valencia]] ma napoletano di adozione. Dopo un soggiorno a Roma, il maestro spagnolo giunse nella città partenopea nel [[1616]], forse per sfuggire ai creditori o forse chiamato dal viceré poiché la sua fama era già piuttosto diffusa. La sua arte è violentemente realistica, accentuando Caravaggio anche nelle forti ombre in cui sono immersi i personaggi dei suoi quadri (molti dei quali a tema classico, come il ''Sileno ebbro'' al [[Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte|Museo di Capodimonte]]).<ref name="Ragione" /> Solo dopo l'incontro (sempre a Napoli) nel [[1630]] con [[Diego Velázquez|Velázquez]], la pittura dello Spagnoletto diventa più chiara e colorata, attirando l'attenzione del re di Spagna che gli commissiona delle tele (oggi all'[[Escorial]] e al [[Museo del Prado|Museo Del Prado]]). A Napoli le tele del Ribera sono pressoché presenti in ogni [[Musei di Napoli|museo cittadino]], mentre le chiese che ospitano suoi lavori sono quella del [[Chiesa del Gesù Nuovo|Gesù Nuovo]] e la [[certosa di San Martino]]. L'arrivo del Ribera in città coincide all'incirca con la chiusura della stagione del [[Caravaggio]]. Questo fattore non è da tralasciare perché così si ebbe modo di proseguire la scia artistica intrapresa dal pittore lombardo con un altro maestro di calibro internazionale già noto all'epoca oltre i confini. Prova di ciò fu il fatto che anche lo Spagnoletto ebbe modo di creare un filone di seguaci influenzati e formatesi presso la sua bottega. Fu questo il caso del pittore napoletano più noto su scala mondiale: [[Luca Giordano]].
Sebbene il Sellitto fu il primo [[caravaggismo|caravaggista]], ad essere maggiormente influenzato da Caravaggio è [[Battistello Caracciolo]],<ref name=Ragione>{{cita|Ragione}}.</ref> già probabilmente allievo di [[Belisario Corenzio]], importante frescante che eseguì numerosi lavori presso diverse chiese napoletane. Il Caracciolo esprime appieno la grande rivoluzione caravaggesca delle tonalità della luce e dell'uso dell'ombra, abbandonando però gradualmente il realismo del maestro e avvicinandosi a modelli idealizzati classicisti probabilmente in seguito ai viaggi a [[Roma]] e [[Firenze]]:<ref name=Ragione/> di lui si possono ammirare gli affreschi nella [[Certosa di San Martino]] e numerose tele conservate nelle chiese napoletane e nei musei nazionali, su tutte quella presente nella [[Pio Monte della Misericordia|chiesa del Pio Monte della Misericordia]] a Napoli raffigurante la ''[[Liberazione di San Pietro (Caracciolo)|Liberazione di san Pietro]]''.
 
Più o meno parallela a quella del Caracciolo è l'attività di [[Jusepe de Ribera]] detto lo "Spagnoletto", nato in [[Spagna]] nei pressi di [[Valencia]] ma napoletano di adozione. Dopo un soggiorno a Roma, il maestro spagnolo giunse nella città partenopea nel [[1616]], forse per sfuggire ai creditori o forse chiamato dal viceré poiché la sua fama era già piuttosto diffusa. La sua arte è violentemente realistica, accentuando Caravaggio anche nelle forti ombre in cui sono immersi i personaggi dei suoi quadri (molti dei quali a tema classico, come il ''Sileno ebbro'' al [[Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte|Museo di Capodimonte]]).<ref name=Ragione/> Solo dopo l'incontro (sempre a Napoli) nel [[1630]] con [[Diego Velázquez|Velázquez]], la pittura dello Spagnoletto diventa più chiara e colorata, attirando l'attenzione del re di Spagna che gli commissiona delle tele (oggi all'[[Escorial]] e al [[Museo del Prado|Museo Del Prado]]).
 
A Napoli le tele del Ribera sono pressoché presenti in ogni [[Musei di Napoli|museo cittadino]], mentre le chiese che ospitano suoi lavori sono quella del [[Chiesa del Gesù Nuovo|Gesù Nuovo]] e la [[certosa di San Martino]]. L'arrivo del Ribera in città coincide all'incirca con la chiusura della stagione del [[Caravaggio]]. Questo fattore non è da tralasciare perché così si ebbe modo di proseguire la scia artistica intrapresa dal pittore lombardo con un altro maestro di calibro internazionale già noto all'epoca oltre i confini. Prova di ciò fu il fatto che anche lo Spagnoletto ebbe modo di creare un filone di seguaci influenzati e formatesi presso la sua bottega. Fu questo il caso del pittore napoletano più noto su scala mondiale: [[Luca Giordano]].
 
Il [[Luca Giordano|Giordano]] si annovera tra i più importanti pittori italiani e tra i più prolifici di sempre, avendo all'attivo circa tremila dipinti eseguiti.<ref>Ferrari, ''Luca Giordano - Nuove ricerche e inediti'', Editrice Electa (2003)</ref> La sua arte inizia con la scuola riberesca prolungandosi nel tempo fino a superare definitivamente la tradizione del [[Barocco napoletano|barocco seicentesco]], inaugurando così l'arte del secolo successivo con i suoi vivaci colori che riprende dallo studio magistrale della [[pittura veneta]] che fece durante un suo soggiorno a [[Venezia]] e dall'attento studio altresì di autori del Cinquecento come [[Raffaello]], [[Annibale Carracci]] e [[Michelangelo]].<ref name=Ragione/> Del Giordano si possono ricordare tele e cicli di affreschi di primaria importanza nel contesto artistico nazionale. Gli affreschi nella ''[[galleria di Luca Giordano]]'' (già ''galleria degli Specchi'') al [[palazzo Medici Riccardi]] di [[Firenze]] sono tra le opere più note di questo artista, esposto oltre che nei musei e chiese di [[Napoli]] anche al [[Museo del Prado|Prado]] di [[Madrid]], alla [[National Gallery (Londra)|National Gallery]] di [[Londra]], al [[Kunsthistorisches Museum|Kunsthistorisches]] di [[Vienna]], al [[Louvre]] di [[Parigi]], agli [[Uffizi]] di [[Firenze]] ed in altre parti d'Italia.
 
Gli autori come [[Jusepe de Ribera|Ribera]], [[Luca Giordano|Giordano]], [[Battistello Caracciolo|Caracciolo]], [[Massimo Stanzione|Stanzione]] e [[Mattia Preti|Preti]], accompagnati da altri esponenti che sono stati di passaggio a Napoli nella prima metà del Seicento, come [[Guido Reni]], [[Domenichino]], [[Giovanni Lanfranco]], saranno motivo di grande influenza per le generazioni che seguiranno contribuendo direttamente e indirettamente all'evoluzione della pittura locale. In particolar modo, gli arrivi del [[Domenichino]] e del [[Giovanni Lanfranco|Lanfranco]] (che stazionarono in città per circa un decennio) furono motivo di respiro per la pittura partenopea, fino ad allora troppo incentrata sulla scuola di Caravaggio e sui suoi [[Caravaggismo|seguaci]]. Dai tre pittori "forestieri", che hanno lasciato in città molte opere tra pitture e cicli di affreschi, ci fu dunque modo di ricevere influssi tipici della [[Rinascimento emiliano|pittura emiliana]] donando in questo modo una maggior dimensione artistica alla appena nata scuola locale. A tutti questi nomi, si affiancano quelli di altri artisti le cui opere sono oggi conservate nei più importanti musei d'Europa: [[Bernardo Cavallino]], [[Aniello Falcone]], [[Giovanni Battista Benaschi]], [[Micco Spadaro]], [[Andrea De Lione]], [[Salvator Rosa]], [[Francesco Di Maria]], [[Giovanni Balducci]], [[Bernardo De Dominici]], [[Andrea Malinconico]], [[Paolo Finoglio]], [[Lorenzo Vaccaro|Lorenzo]] e [[Andrea Vaccaro]], [[Giacomo Farelli]], [[Onofrio Palumbo]], [[Francesco Guarini]], [[Antonio De Bellis (pittore)|Antonio De Bellis]], [[Giovan Battista Ruoppolo]], [[Giuseppe Recco]], [[Cesare Fracanzano|Cesare]] e [[Francesco Fracanzano]], [[Giuseppe Marullo]], [[Pacecco De Rosa]], [[Filippo Vitale]] e [[Belisario Corenzio]].
 
[[Aniello Falcone]], le cui opere si possono ammirare al Duomo, al Gesù Nuovo negli affreschi della volta della Sacrestia, e al Museo di Capodimonte, vede nella sua bottega formarsi altri importanti artisti napoletani, tra cui [[Micco Spadaro]] e [[Salvator Rosa]], insieme ai quali - e con molti altri - sembra avesse formato la "Compagnia della Morte", così chiamata perché i suoi affiliati uccidevano gli spagnoli nelle strade della città come vendetta per la morte di un loro amico. La [[pittura]] di Micco Spadaro, il cui vero nome era Domenico Gargiulo, è nota per due diversi 'cicli tematici': il primo è quello dei paesaggi e delle vedute architettoniche (''Villa di Poggioreale'', ''Storie bibliche'', ''Storie di certosini'' - queste ultime due a San Martino), l'altro è quello della rappresentazione di eventi a lui contemporanei, tra cui soprattutto la ''Rivolta di Masaniello del 1647'' ed ''Eruzione del Vesuvio del 1631''. [[Salvator Rosa]], nato a Napoli ed attivo in questa città ma anche a Roma e Firenze, fu una personalità poliedrica che abbandonò il [[barocco]] e la pittura di genere per dedicarsi alle tematiche più disparate, dalle battaglie all'arte sacra fino all'ultima ma fondamentale produzione di paesaggi selvaggi e fantastici di gusto quasi romantico.
 
[[Bernardo Cavallino]], invece, è autore di tele religiose di gusto profano di grande luminosità e colore, molte delle quali esposte a Capodimonte.
 
== Settecento ==
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