Differenze tra le versioni di "Silvio Pasi"

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Pasi sostenne sempre «nel modo più assoluto» la sua innocenza. Durante il primo interrogatorio affermò: «Ritengo la soppressione, se tale è stata, della famiglia Manzoni un atto non compatibile allora con quella che doveva essere la azione di chiunque che per motivi politici volesse procedere nei confronti di chiunque, poiché la magistratura aveva lei sola la competenza di giudicare»<ref>[[Processo verbale]] d'interrogatorio di Pasi Silvio del 2 agosto 1948, cit. in G. Stella, ''L'eccidio dei conti Manzoni di Lugo di Romagna'', Grafiche Nanni, Rimini, 1991, p. 152.</ref>. Nel [[1951]] il processo si tenne in prima istanza presso la [[Corte d'Assise]] di [[Macerata]] - anziché nella naturale sede di Ravenna, invocando da parte dell'accusa la [[legittimo sospetto|legittima suspicione]] - per essere infine trasferito ad [[Ancona]].
 
Nel [[1953]], in sede di dibattito processuale, sette ex partigiani [[comunisti]] fuoriusciti in [[Cecoslovacchia]] (noti come "i sette di [[Voltana]]") inviarono una lettera in cui si autoaccusavano degli omicidi<ref>Bruno Vespa, ''Vincitori e vinti'', Mondadori, Milano, 2008, pag 159.</ref>, motivandoli con ragioni politiche e descrivendo in modo dettagliato i fatti<ref>S. Soldatini, ''La difesa organizzata nei processi politici degli anni '50 e '60: gli archivi di solidarietà democratica, Cantagalli'', Siena, 2006, p. 46.</ref>, per evitare - secondo le loro parole - «un irreparabile atto di ingiustizia»<ref>Cit. in [http://www.ilgiornale.it/news/dedicata-ai-partigiani-killer.html E. Conti, ''Via dedicata ai partigiani killer'', in Il Giornale, 30/10/2008] (senza indicazione della fonte).</ref>. Ciò comportò una sospensione del processo per avviare un supplemento di istruttoria: alla ripresa, tutti gli indagati erano accusati di [[omicidio]] e le richieste di [[ergastolo]] erano salite a venti. Nel corso del dibattimento, tuttavia, i giudici considerarono false le autoccuse dei "sette di Voltana" ed essi vennero quindi assolti in [[contumacia]] per insufficienza di prove dal reato di omicidio; il principale testimone dell'accusa, l'imputato [[Primo Cassani]], ex partigiano, ritrattò la sua confessione resa in cui ammetteva di aver partecipato all'omicidio, sostenendo che fosse stata estorta dai carabinieri mediante "duri maltrattamenti"<ref>Mariano Vettori, "Respinta la revoca dei mandati di cattura contro gli imputati dell'uccisione dei conti Manzoni" in Il Giornale dell'Emilia, 26 febbraio [1953], cit. in G. Stella, ''Op. cit.'', p. 125.</ref>; complessivamente circa 230 testimoni indicati dalla difesa, non vennero ritenuti attendibili<ref>"Oltre duecento testimoni in Corte d'Assise a Macerata?" in Il Giornale dell'Emilia, 24 febbraio [1953], cit. in G. Stella, ''Op. cit.'', p. 126.</ref>.
 
La sentenza finale nel [[1953]] sancì la condanna dei 13 imputati all'[[ergastolo]] per omicidio aggravato ed a 5 anni di reclusione per soppressione di cadavere, pena complessivamente ridotta a 19 anni essendo stato riconosciuto il movente politico dell'azione. Lo stesso giorno della sentenza, il 28 luglio, fu comunicata la concessione della [[Valor militare|medaglia d'argento al valor militare]] a Silvio Pasi. Nel [[1954]], in sede di [[Appello (ordinamento penale italiano)|appello]], la pena venne ulteriormente ridotta e successivamente, a seguito della promulgazione durante il governo del [[Democrazia Cristiana|democristiano]] [[Giuseppe Pella]] di un [[indulto]] per i reati politici e di natura militare commessi tra l'[[Armistizio di Cassibile|8 settembre 1943]] e il [[Nascita della Repubblica Italiana|18 giugno 1946]]<ref>D.P.R. 19 dicembre 1953, n. 922, "Concessione di amnistia e di indulto".</ref>, gli imputati tornarono tutti in libertà. Il Comitato "[[Solidarietà democratica]]" offrì assistenza legale gratuita a tutti gli ex-partigiani imputati. Dopo sei anni di [[detenzione]], Silvio Pasi all'atto della liberazione venne accolto come una [[Vittima (singolo)|vittima]] e come un [[eroe]]<ref>{{collegamento interrotto|1=[http://archivio.unita.it/esploso.php?vperiodo=1&dd=30&mm=06&yy=1954&ed=Nazionale&nn= "Messaggio di Togliatti ai partigiani di Lugo" in L'Unità del 30 giugno 1954, pag. 2.] |date=aprile 2018 |bot=InternetArchiveBot }}</ref>, ma la sua carriera politica di fatto ebbe termine a partire da quella data. Morì prematuramente nel 1962.