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Ho aggiunto alcuni particolati riferiti al periodo dopo l'8 Settembre 1943 tratti da libri e documenti non ancora utilizzati nella pagina. Ho inoltre fatto riferimento alla "presunta strage partigiana" partendo dai documenti della Procura Militare di La Speza che ha verificato come i resti trovati risalgano a periodi precedenti rispetto a quelli della "Guerra civile", chiudendo dunque il dibattito sulla suddetta "strage partigiana".
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(Ho aggiunto alcuni particolati riferiti al periodo dopo l'8 Settembre 1943 tratti da libri e documenti non ancora utilizzati nella pagina. Ho inoltre fatto riferimento alla "presunta strage partigiana" partendo dai documenti della Procura Militare di La Speza che ha verificato come i resti trovati risalgano a periodi precedenti rispetto a quelli della "Guerra civile", chiudendo dunque il dibattito sulla suddetta "strage partigiana".)
A seguito dell'[[Unità d'Italia]], Sassuolo attraversò un periodo di grande sviluppo urbanistico e aumento demografico. La giunta comunale liberal-conservatrice, che governò il paese tra il 1860 ed il 1902, ordinò la realizzazione del ponte Sassuolo-Veggia sul fiume Secchia (1872) e di una strada che collegasse il paese con la frazione collinare di Montegibbio (1863). In più, furono costruite le ferrovie [[Ferrovia Modena-Sassuolo|Sassuolo-Modena]] e [[Ferrovia Reggio Emilia-Sassuolo|Sassuolo-Reggio Emilia]], inaugurate rispettivamente nel 1883 e nel 1892. Con la giunta democratica, invece, Sassuolo e la frazione di [[San Michele dei Mucchietti]] beneficiarono di nuovi servizi pubblici, come la luce elettrica, la linea telefonica (1908), l'asilo infantile, il palazzo delle scuole (1909) e quello delle Poste.<ref name="Dall'Ottocento ad oggi"/>
 
Dal 1914, in concomitanza con l'inizio della [[Prima guerra mondiale|Grande Guerra]], si susseguirono giunte di cattolici e socialisti (1920-21) fino ad arrivare alla salita al potere del fascismo nel 1923. Con la caduta del regime di [[Benito Mussolini]] nel 1943, aumentò la presenza di antifascisti in territorio sassolese, e furono istituiti i primi nuclei partigiani, che operarono principalmente in montagna a partire dal novembre dello stesso anno. Personalità di spicco della Resistenza sassolese furono il comunista Ottavio Tassi e i fratelli [[Giuseppe Barbolini|Giuseppe]] e [[Norma Barbolini]]. Nel 1945, furono bombardati dagli [[Alleati della seconda guerra mondiale|Alleati]] il quartiere di Borgo Venezia e il ponte sul Secchia. Sassuolo fu infine liberata il 23 aprile 1945 dalla ''[[Força Expedicionária Brasileira]]'' dell'esercito brasiliano.<ref name="Dall'Ottocento ad oggi"/>
 
=== L'8 Settembre, la Resistenza, la Liberazione ===
==== La presunta strage partigiana ====
Dopo la caduta del fascismo il 25 luglio 1943 anche a Sassuolo il pluralismo dei partiti si ricostituì, uscendo dalla clandestinità <ref>{{Cita libro|autore=Francesco Genitoni|titolo=Soldati per contro nostro|edizione=2013|anno=2013|editore=Incontri editrice|città=Sassuolo|pp=106-110}}</ref> .
Gianfranco Stella, nel suo libro "I grandi killer della liberazione" narra di una strage inedita avvenuta a Sassuolo. La fonte da lui citata è il soldato dell'esercito brasiliano Agostino José Rodrígues, che raccontò nel suo libro ''Terceiro batalhão'' (in italiano "Terzo battaglione"), edito nel 1985, di una strage a cui assistette presumibilmente fra il 24 aprile ed il 1º maggio 1945. Nei giorni successivi alla liberazione, i partigiani comunisti provenienti dai comuni di [[Casalgrande]], [[Fiorano Modenese|Fiorano]], [[Castellarano]] e [[Magreta]] avrebbero sterminato un intero Reparto della Divisione San Marco, composto da una cinquantina di soldati che si erano precedentemente arresi agli Alleati. Anche il parroco della [[Chiesa di San Giorgio (Sassuolo)|chiesa di San Giorgio]], Don Zelindo Pellati, avrebbe assistito alla carneficina, preferendo non divulgarla <ref>{{Cita libro|autore=Gianfranco Stella|titolo=I grandi killer della liberazione|anno=2015|pp=210-213|capitolo=Sassuolo una strage inedita}}</ref><ref>{{Cita libro|titolo=Terceiro batalhão, o Lapa Azul|autore=Agostinho José Rodrigues|url=https://books.google.it/books?hl=it&id=nX-wAAAAIAAJ&dq=terceiro+batalhao+sassuolo&focus=searchwithinvolume&q=sassuolo|anno=1985|editore=Biblioteca do Exército|città=[[Rio de Janeiro]]|pp=189-190|OCLC=14107483|ISBN=85-7011-095-2}}</ref>
 
In seguito all’annuncio di Badoglio dell’avvenuto armistizio l’8 settembre 1943,  la città fu subito occupata dalle forze armate tedesche e il 9 settembre si manifestò una prima forma di resistenza militare dell’Esercito italiano ai tedeschi da parte dei soldati e cadetti dell’Accademia militare di Modena, che aveva la sua sede estiva nel Palazzo Ducale di Sassuolo, al comando del generale Ugo Ferrero. Dopo due ore e mezza di combattimento, dopo la morte del soldato Ermes Malavasi e una ventina di feriti, la guarnigione e il generale Ferrero dovettero arrendersi<ref name=":0">{{Cita libro|autore=Francesco Genitoni|titolo=Soldati per conto nostro}}</ref>.
Nel 1998, durante lavori di restauro, furono rinvenuti degli scheletri, compresi alcuni bambini, che erano stati sepolti in una fossa comune.<ref>{{cita libro|url=https://books.google.it/books?id=YnLLDAAAQBAJ&pg=PA529&lpg=PA529&dq=sassuolo&source=bl&ots=_YRnybiAwg&sig=Ekt2oDcSYlbFj-cekozZMTos9ms&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjTp7K5havRAhVKI8AKHcFWAkUQ6AEIOjAF#v=onepage&q=sassuolo&f=false|nome=Antonio|cognome=Giangrande|titolo=Il comunista Benito Mussolini|anno=2016|isbn=978-1-5201-7169-2}}</ref><ref>{{cita libro|url=https://books.google.it/books?id=YnLLDAAAQBAJ&pg=PA529&lpg=PA529&dq=strage+di+sassuolo&source=bl&ots=_YRnybiAwg&sig=Ekt2oDcSYlbFj-cekozZMTos9ms&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjTp7K5havRAhVKI8AKHcFWAkUQ6AEIOjAF#v=onepage&q=strage%20di%20sassuolo&f=false|nome=Gianfranco|cognome=Stella|titolo=I grandi killer della liberazione : saggio storico sulle atrocità partigiane|anno=2015|editore=Full Print S.r.l.|città=Ravenna|pp=210-213|isbn=979-12-200-0031-4|oclc=911035627}}</ref>
 
Nell’immediatezza dell’evento si sviluppò in città una forma di resistenza disarmata da parte della popolazione di Sassuolo che nascose, rifocillò e rivestì di abiti civili i cadetti e soldati sbandati italiani e in seguito i prigionieri di guerra inglesi e russi fuggiti dai campi di prigionia, oltre agli ebrei in fuga<ref name=":0" />. Furono inoltre subito raccolte e inviate in montagna le armi abbandonate<ref name=":0" />.  Intanto si ricostituiva anche a Sassuolo il governo fascista collaborazionista  come Repubblica Sociale Italiana<ref name=":0" />.
La Procura Militare di La Spezia aprí un'inchiesta contro ignoti e ordinò una perizia sui resti umani rinvenuti. La perizia attestò che le ossa fossero di datazione variabile (tra il 1280 e il 1850), ma inequivocabilmente precedenti alla Seconda Guerra Mondiale. Considerata la loro varia datazione nel corso dei secoli, è stata avanzata l’ipotesi che il sito fosse stato un camposanto.<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Alberto Iori|autore2=|autore3=|titolo=Ossa ritrovate: nessun eccidio, era un cimitero|rivista=il Resto del Carlino, Domenica 12/12/99|volume=|numero=}}</ref> Pertanto, la supposta strage è stata archiviata, non sussistendone nessuna prova e non essendovi nessun testimone.
 
Per iniziativa del comunista Ottavio Tassi era nato un Comitato di Liberazione Nazionale formato da tutte le forze politiche democratiche sassolesi e  la resistenza assunse infine una forma anche armata: il 7 novembre 1943, uno dei primi in Italia e nella Provincia di Modena, saliva nella montagna dell’Appennino  modenese e reggiano  il gruppo sassolese autonomo guidato da Giovanni Rossi, coadiuvato da Giuseppe Barbolini e dal tenente salernitano Ugo Stanzione<ref name=":0" />. Intanto l’apporto dei cittadini, ed in particolare delle donne sassolesi, operanti nelle  SAP, per i rifornimenti e gli aiuti a chi combatteva diveniva costante<ref name=":0" />.
 
Dopo venti lunghi mesi di guerra e di dura occupazione militare Sassuolo fu liberata nella sua parte meridionale già alle ore 16,30 del 22 aprile 1945, dopo aver portato alla resa i tedeschi nel combattimento di Villa Segré, e nella prime ore del mattino del 23 aprile in altri punti della città<ref name=":0" />.  Nella tarda mattina del 23 aprile 1945, giorno del santo patrono Giorgio, alcuni mezzi corazzati della Forza di spedizione brasiliana occupavano le principali piazze<ref name=":0" /> I militari prigionieri tedeschi, italiani e di varia provenienza, dei quali Ottavio Tassi tenne il computo per nazionalità<ref name=":0" />, fra essi circa una ventina di sbandati del battaglione San Marco<ref name=":0" />  catturati nella palestra dello Stadio Comunale,  furono provvisoriamente reclusi in un’ ala del Palazzo Ducale in custodia della polizia partigiana e, dopo alcune settimane di prigionia, consegnati alle forze alleate per essere condotti nei campi di detenzione. Indagini dirette in prima battuta dalla procura di Modena con il sostituto procuratore Andrea Claudiani, poi dalla Procura Militare di La Spezia, cui hanno collaborato i Carabinieri di Sassuolo, sulla base dei referti di un ente nazionale di ricerca, dell’Istituto di Medicina Legale di Modena, diretto dal professor De Fazio, di un geologo e di un perito balistico, hanno appurato che tutti i campioni di resti umani, tra i quali resti di bambini,  rinvenuti nel cortile del Palazzo nel corso di lavori di manutenzione, sono da ascrivere a un arco temporale compreso tra  il 1280 e il 1840-50 e non si tratti di vittime di una supposta strage di prigionieri lì avvenuta ad opera di partigiani<ref name=":0" />.
 
La Città di Sassuolo è stata insignita della “Croce di guerra al Valor Militare al Gonfalone”<ref name=":0" />.
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