Differenze tra le versioni di "Varietà (spettacolo)"

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[[File:Jean Béraud Les Grands Boulevards Le Theatre Des Varietes.jpg|thumb|left|I teatri di varietà [[parigi]]ni ritratti da [[Jean Béraud]]|265x265px]]
 
Sul versante della recitazione e dell'intrattenimento [[cabaret]]tistico, si cominciò con numeri a metà fra la canzonetta e il monologo, per passare poi alla [[macchietta]], illa cui inventoreinvenzione fusi attribuì [[Nicola Maldacea]]<ref>{{cita web|http://www.treccani.it/enciclopedia/nicola-maldacea_%28Dizionario-Biografico%29/|Maldacea Nicola, in Enciclopedia Treccani|3 settembre 2020}}</ref>, e che consisteva in una caricatura di "tipi" presi dalla realtà (fu l'inventore della macchietta del ''Viveur'', il bello senza nulla nel cervello), per poi ampliarsi con numeri di [[balletto]], [[prestidigitazione]], [[trasformismo (spettacolo)|trasformismo]] ed altri ancora. La caratterizzazione del [[personaggio]] era importantissima: era necessario acquisire sia una riconoscibilità tale da crearsi un nome, sia riuscire a rendersi graditi tramite una tipologia ben definita di personaggio per il quale inventare numeri destinati spesso a modificarsi di sera in sera.
 
Il varietà era molto differente a seconda della localizzazione geografica, proprio perché gli artisti (soprattutto [[Attore|attori]], cantanti di generi popolari, [[Finedicitore|finedicitori]], comici eccetera), attingevano molto alle proprie tradizioni: si potrebbe parlare perfino di un teatro del centro-nord Italia, ravvisabile nel [[Veneto]], nel [[Piemonte]], nella [[Lombardia]] e nella [[Toscana]], e di un teatro del centro-sud, i cui poli erano indubbiamente [[Roma]] e [[Napoli]]. Furono soprattutto gli artisti di queste città a contribuire alla nascita dell'attore-scrittore, colui che scriveva i pezzi da recitare in pubblico: artisti famosi del varietà furono infatti [[Totò]], [[Raffaele Viviani]], [[Ettore Petrolini]], [[Gustavo De Marco]], tutti creatori di tipi ben definiti e variegati. [[Leopoldo Fregoli]], invece, contribuì all'idea di ''corpo dinamico'' dell'attore novecentesco, immettendosi con gli altri artisti nel filone del rinnovamento dell'arte teatrale di cui il varietà fu un precursore "dal basso".[[File:La Belle Otero.jpg|thumb|[[La Bella Otero]] fu tra le più ambite artiste di varietà|alt=|sinistra|303x303px]]
Artisti come Petrolini, Totò e Viviani furono sempre definiti grandi attori, e non, come poteva accadere per i colleghi del teatro drammatico, grandi interpreti. Nei primi anni del Novecento, nel dibattito sulla figura dell'attore, [[Luigi Pirandello]] si dichiarava ostile all'[[arte drammatica]] poiché questa tradiva sostanzialmente sia il testo che la "vita" di un personaggio. Diversamente, D'Amico sosteneva che al grande attore mancava la spontaneità e la capacità di improvvisazione dell'attore di varietà, facendo bene attenzione a non fare però richiami alla [[Commedia dell'Arte]].<ref>{{Cita web|url=http://www.networkeventi.it/?cat=121|titolo=Un po' di storia... Archivi|sito=Network Eventi|lingua=it-IT|accesso=2020-03-01}}</ref>
 
Lo spettacolo di varietà prendeva il nome di ''[[rivista]]'' quando era ad alto livello e organizzato in modo rigoroso come unione di numeri distinti - comunque legati da un sottile filo che poteva essere un tema generale - ed era basato su un [[copione]] scritto''; a''ltrimentialtrimenti si parlava di ''[[avanspettacolo]]''.<ref>{{Cita libro|titolo=Dizionario dello spettacolo del '900|data=1998|editore=Baldini&Castoldi}}</ref>
 
Come altri generi teatrali minori, anche il varietà subì la concorrenza prima, dagli anni '30, del [[cinema]], poi, dagli anni '50, della [[televisione]]. Molti suoi caratteri peculiari vennero poi assunti dal ''varietà radiofonico'' e dal ''varietà televisivo''.
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