Differenze tra le versioni di "Emanuele Brignole"

non solo la loro, ma anche quella generale
(non solo la loro, ma anche quella generale)
Le opere da lui finanziate, interamente o in parte, furono varie e numerose: dalla costruzione del Seminario Arcivescovile a quella della Casa della Missione di [[San Teodoro (Genova)|Fassolo]], dal mantenimento del [[Foce_(Genova)#Il_lazzaretto|Lazzaretto della Foce]], sino a quelle più note, come l'[[Albergo dei Poveri (Genova)|Albergo dei Poveri di Genova]] e il finanziamento dell'istituto di [[Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario|Nostra Signora del Rifugio al Monte Calvario]], fondato da [[Virginia Centurione Bracelli]], le cui suore sono da allora conosciute come "Brignoline" e per le quali pagò anche la costruzione di un'ala del convento.<ref name="demarini" />
 
In particolare, fu il principale fra i fondatori e finanziatori dell'Albergo dei Poveri di Genova, la cui costruzione iniziò nel 1656.<ref name="biografia"> ''[https://www.albergodeipoveri.com/emanuele-brignole/ Emanuele Brignole]''</ref> Dal 1964 sino alla sua morte si dedicò alla cura e al supporto economico del progetto. Il progetto era stato commissionato a un gruppo di architetti fra i quali Stefano Scaniglia, Girolamo Gandolfo e Giovanni Battista Ghiso. Nel 1666, commissionò allo scultore [[Pierre Puget]] la statua tuttora posta sull'altare maggiore.<ref name="albergostoria">''[https://www.albergodeipoveri.com/vicende-storiche/ Vicende storiche]''</ref> Tra il 1671 e il 1673 commissionò a [[Gian Battista Barberini]] altre otto statue in stucco.<ref name="statue">''[https://www.albergodeipoveri.com/statue/ Statue]''</ref> L'albergo fu il primo del genere in Italia e uno dei primi in Europa.<ref name="biografia" /> L'obiettivo di Brignole, in particolare, era quello di creare un luogo di ricovero in cui gli internati avrebbero collaborato al loro sostentamento dell'opera stessa lavorando all'interno della struttura, in un percorso di "[[Redenzione (cristianesimo)|redenzione]]" anche religioso.<ref name="albergostoria" /> Le persone che negli intenti di Brignole avrebbero dovuto essere ricoverati erano, nelle sue parole: "poveri vecchi e donne vecchie, figliuoli spersi, orfani e abbandonati, le adultere, male maritate e penitenti, le donne gravide povere, gli uomini bestiali, i mendichi poverelli, disturbatori per lo più nelle chiese...".<ref name="biografia" /> L'organizzazione lavorativa voluta da Brignole conferiva all'albergo funzioni di reclusorio e, visto il suo carattere obbligatorio, non era possibile esentarsi dalle attività lavorative.
 
Anche per questa ragione l'ambiente genovese ne criticò duramente le politiche, critiche che culminarono in una denuncia anonima al [[Maggior e Minor Consiglio della Repubblica di Genova|senato repubblicano]] nel marzo del 1674. Fra gli aspetti che suscitarono malcontento anche le spese connesse al cantiere dell'Albergo, considerate eccessive a causa dello sfarzo architettonico voluto dallo stesso Brignole. Queste vicissitudini ebbero ripercussioni sulle sue condizioni di salute, già minate da un disturbo di natura gastro-intestinale. Brignole si recò quindi a [[Piacenza]], sotto le cure di Stanislao Omati. Decisione che accenderà una vivace disputa accademica fra Omati e il Filippo Trombetti che lo aveva in cura a Genova.<ref name="demarini" /><ref name="biografia" />
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