Differenze tra le versioni di "Gabriele D'Annunzio"

Ottenuto il brevetto di Osservatore d'aereo, nell'agosto 1915 effettuò un volo sopra [[Trieste]] insieme al suo comandante e carissimo amico [[Giuseppe Garrassini Garbarino]], lanciando manifesti propagandistici; nel settembre [[1915]] partecipò a un'incursione aerea su [[Trento]] e nei mesi successivi, sul fronte carsico, a un attacco lanciato sul [[monte San Michele]] nel quadro delle [[battaglie dell'Isonzo]]. Il 16 gennaio del [[1916]], a seguito di un atterraggio d'emergenza, nell'urto contro la mitragliatrice dell'aereo riportò una lesione all'altezza della tempia e dell'arcata sopracciliare destra. La ferita, non curata per un mese, provocò la perdita dell'occhio che tenne coperto da una benda; anche da questo episodio trasse ispirazione per autodefinirsi e autografarsi come ''l'Orbo veggente''. Dopo l'incidente passò un periodo di convalescenza a Venezia, durante il quale, assistito dalla figlia Renata, compose il ''[[Notturno (D'Annunzio)|Notturno]]''. L'opera, interamente dedicata a ricordi e riflessioni legati all'esperienza di guerra, fu pubblicata nel [[1921]]. Dopo la degenza, contro i consigli dei medici, tornò al fronte: nel settembre 1916 partecipò a un'incursione su [[Parenzo]] e, nell'anno successivo, con la III Armata, alla conquista del ''Veliki'' e al cruento scontro presso le foci del [[Timavo]] nel corso della [[decima battaglia dell'Isonzo]].
 
Nell'agosto del [[1917]] compì, con i piloti [[Maurizio Pagliano]] e [[Luigi Gori]] e il loro [[Caproni Ca.33]], decorato con l'Asso di Picche, tre raid notturni su [[Pola]] (3, 5 e 8 agosto). Alla fine del mese effettuò col medesimo equipaggio attacchi a volo radente sulla dorsale dell'[[Hermada]], riportando una ferita al polso e rientrando con il velivolo forato da 134 colpi. A settembre parve realizzarsi la possibilità di effettuare l'agognato raid su Vienna. A tal fine, con Pagliano e Gori compì un volo dimostrativo di 1 000&nbsp;km in 9 ore di volo, ma all'ultimo istante il consenso al raid venne negato. Alla fine di settembre si trasferì a [[Gioia del Colle]] (BA), inquadrato sempre con Pagliano e Gori, oltre al tenente [[Ivo Oliveti]], [[Casimiro Buttini]], [[Gino Lisa]], [[Mariano D'Ayala Godoy]], [[Andrea Bafile]] e il corrispondente di guerra del [[Corriere della Sera]] [[Guelfo Civinini]], nel [[Distaccamento A.R.]], comandato dal maggiore [[Armando Armani]], sui [[Caproni Ca.33]] e al comando della 1ª Squadriglia bis, per compiere una missione sulle installazioni navali del golfo di [[Cattaro]]. L'impresa venne portata a termine con successo, sempre con Pagliano e Gori, la notte del 4 ottobre, {{Senza fonte|volando per oltre 500&nbsp;km sul mare, senza riferimenti, orientandosi con la bussola e le stelle}}. Alla fine di ottobre, durante la [[battaglia di Caporetto]], incitò i soldati, pronunciando discorsi appassionati. Nel febbraio del 1918, imbarcato sui [[Motoscafo armato silurante|MAS 96]] della [[Regia Marina]], partecipò al raid navale, denominato la [[beffa di Buccari]], azione dedicata alla memoria dei suoi compagni di volo Pagliano e Gori, caduti il 30 dicembre. Cazzullo riporta un episodio in cui il poeta cercò di impegnare truppe italiane per un'operazione puramente dimostrativa volendo posizionare un enorme tricolore sul castello di [[Duino]], situato oltre il fronte, in direzione di Trieste. Quando gli austriaci, accortisi dell'incursione, aprirono il fuoco uccidendo diversi soldati italiani, D’Annunzio forzò i fanti rimasti ad avanzare comunque, ordinando agli artiglieri di sparare su chi si fosse arreso e additando i superstiti che fuggivano come codardi.<ref>{{Cita libro|autore=Aldo Cazzullo|titolo=La guerra dei nostri nonni|editore=Mondadori}}</ref>
 
Cazzullo riporta un episodio in cui il poeta cercò di impegnare truppe italiane per un'operazione puramente dimostrativa volendo posizionare un enorme tricolore sul castello di [[Duino]], situato oltre il fronte, in direzione di Trieste. Quando gli austriaci, accortisi dell'incursione, aprirono il fuoco uccidendo diversi soldati italiani, D’Annunzio forzò i fanti rimasti ad avanzare comunque, ordinando agli artiglieri di sparare su chi si fosse arreso e additando i superstiti che fuggivano come codardi.<ref>{{Cita libro|autore=Aldo Cazzullo|titolo=La guerra dei nostri nonni|editore=Mondadori}}</ref>
 
L'11 marzo 1918, con il grado di [[maggiore]], assunse il comando della [[1ª Squadriglia navale S.A.]] del [[Aeroporto di Venezia-Lido|campo volo di San Nicolò]] del [[Lido di Venezia]]<ref name=triestevolo>{{Cita web |url=http://www.retecivica.trieste.it/triestecultura/dannunzio/eilvolo.asp |titolo=Gabriele d’Annunzio e il volo nella società, nella cultura e nelle arti |editore=Trieste cultura |accesso=14 febbraio 2014}}</ref>, primo esperimento di siluranti aeree, chiamata Squadra aerea San Marco, e ne coniò il motto: ''Sufficit Animus'' ("È sufficiente [anche solo] il coraggio").
Nell'agosto del 1918, alla guida della [[87ª Squadriglia aeroplani]] "Serenissima", equipaggiata con i nuovi velivoli [[Ansaldo S.V.A.|SVA 5]], realizzò il suo sogno: il [[Volo su Vienna]]. Preso posto su uno SVA modificato, pilotato dal capitano [[Natale Palli]], il 9 agosto raggiunse con una formazione di sette aeroplani la capitale asburgica, compiendo un volo di oltre 1 000&nbsp;km, quasi tutti sorvolando il territorio in mano al nemico. L'azione, dal carattere esclusivamente psicologico e propagandistico, fu caratterizzata dal lancio di migliaia di manifestini nei cieli di Vienna, con scritte che inneggiavano alla pace e alla fine delle ostilità. L'eco e la risonanza di tale azione furono enormi e perfino il nemico dovette ammetterne il valore. Fino al termine del conflitto, D'Annunzio si prodigò in innumerevoli voli di bombardamento sui territori occupati dall'esercito austriaco, fino alla battaglia finale, ai primi di novembre 1918.
 
Al termine del conflitto «egli apparteneva di diritto alla generazione degli assi e dei pluridecorati...»<ref>{{Cita|AA.VV. 2005|p. 51}}.</ref> e il coraggio dimostrato, unitamente ad alcune celebri imprese di cui era stato protagonista, ne consolidarono ulteriormente la popolarità. Si congedò con il grado di [[tenente colonnello]], inusuale, all'epoca, per un ufficiale di complemento (ebbe tre promozioni per merito di guerra); gli verrà anche concesso nel 1925 il titolo onorario di [[generale di brigata aerea]]. Fu insignito di una [[medaglia d'oro al valor militare]], cinque d'argento e una di bronzo.
 
Si congedò con il grado di [[tenente colonnello]], inusuale, all'epoca, per un ufficiale di complemento (ebbe tre promozioni per merito di guerra); gli verrà anche concesso nel 1925 il titolo onorario di [[generale di brigata aerea]]. Fu insignito di una [[medaglia d'oro al valor militare]], cinque d'argento e una di bronzo.
Nell'immediato dopoguerra D'Annunzio si fece portatore di un vasto malcontento, insistendo sul mito della "[[vittoria mutilata]]" e chiedendo, in sintonia con il movimento dei combattenti, il rinnovamento della classe dirigente in Italia. Lo stesso clima di malcontento portò all'ascesa di [[Benito Mussolini]], che di qui al [[1922]] avrebbe condotto il [[fascismo]] a prendere il potere in Italia.<ref name=TreccaniCarlino/>
 
Utente anonimo