Differenze tra le versioni di "Contea di Paternò"

m
m
Nel 1075, Paternò fu elevata a [[contea (feudo)|Contea]] per volontà dello stesso Ruggero, il quale attribuitosi il titolo di «Gran Conte» di Sicilia, assegnò il feudo alla figlia [[Flandina d'Altavilla]], vedova di [[Ugo di Jersey]], che nel 1089 si risposò con con [[Enrico del Vasto]], e per mezzo di questa unione, la Contea di passò sotto il dominio degli [[Aleramici]].<ref>{{cita libro | autore=M. Amari | titolo=Storia dei Musulmani di Sicilia | volume=3 | anno=1868 | editore=Le Monnier | p=312}}</ref><ref name="feudatari">{{cita|Di Marzo|p. 331}}.</ref><ref>{{cita pubblicazione |autore= [[Vincenzo Casagrandi|V. Casagrandi]]|titolo= Flandina, la prima Contessa di Paternò, figlia del Gran Conte Ruggero (1075-1149)|rivista= Rivista di storia e di geografia|editore= Giannotta|volume=5 |numero= |anno= 1902|mese= |pp=}}</ref> La città etnea sotto il governo dei [[Del Vasto]] conobbe un periodo importante di sviluppo civico, urbanistico, economico e demografico, quest'ultimo dovuto anche alla massiccia [[immigrazione]] di coloni settentrionali detti [[Lombardi di Sicilia|«lombardi»]] provenienti dal [[Monferrato]] e dalla [[Liguria]], per favorire un ulteriore aumento della componente etnica di religione cristiana nella città.<ref>{{cita libro | autore=M. Pfister | titolo=Galloromanische Sprachkolonien in Italien und Nordspanien | anno=1988 | editore=Akademie der Wissenschaften und der Literatur | pp=13-14 | lingua=tedesco}}</ref> Nel 1091, il Gran Conte Ruggero inserì la Contea all'interno della [[Diocesi di Catania]]: il normanno favorì la costruzione di edifici di culto cristiani, come la [[chiesa di Santa Maria dell'Alto]], la [[chiesa di Santa Maria della Valle di Josaphat]] e la [[Complesso di San Francesco alla Collina|chiesa di San Giorgio cavaliere]].
 
In epoca normanno-aleramica, secondo recenti scavi archeologici, il borgo di Paternò sul colle era diviso in determinati "quartieri etnici": i [[bizantini]] erano stanziati all'estremità della parte meridionale del colle, i lombardi nella parte sud-occidentale, gli [[ebrei]] in un'area denominata ''Piano Belvedere'', corrispondente alla zona compresa fra l'antica chiesa di San Francesco e il cimitero (fino all'avvenuta espulsione del 1492), gli indigeni nella zona compresa tra il castello e la Gancia, ed invece i pochi [[musulmani]] rimasti erano concentrati nella parte orientale del colle attorno alla loro [[moschea]].<ref>{{cita|S. Di Matteo II|pp. 21-22}}.</ref> Sotto il profilo politico-amministrativo, nella Contea vigeva lo stesso modello di amministrazione normanno che vi era in tutta l'isola.
 
In [[storia della Sicilia sveva|epoca sveva]], la Contea divenne possesso di [[Bartolomeo de Luci]], e soppressa dopo la sua morte avvenuta nel 1201.<ref name="feudatari"/> L'anno seguente Paternò fu ridotta a [[baronia|terra baronale]] e passò dapprima ai [[Contea di Butera|Conti di Butera]], e successivamente a [[Beatrice Lanza]], su investitura fatta nel 1246 dall'imperatore [[Federico II di Svevia]].<ref>{{cita|Di Matteo I|p. 35}}.</ref> La Contea fu riabilitata dal re [[Manfredi di Sicilia]], che nel 1251 donò la terra di Paternò a [[Galvano Lancia]], fratello di Beatrice, che gli spettava per diritto materno, e la tenne fino alla sua morte avvenuta nel 1268.<ref>{{cita libro | autore=G. Del Re | titolo=Cronisti e scrittori sincroni napolitani | volume=2 | anno=1868 | editore=Stamperia dell'iride | p=161}}</ref>
8 229

contributi