Differenze tra le versioni di "Economia della Repubblica di Venezia"

=== Le crociate e la conquista dell'Adriatico: XII-XIII secolo ===
[[File:Tyre being blockaded by the Venetian fleet and besieged by Crusader knighthood.PNG|miniatura|verticale|L'[[Assedio di Tiro (1124)|assedio di Tiro del 1124]].]]
[[File:Venezia_flotila.png|link=https://it.wikipedia.org/wiki/File:Venezia_flotila.png|miniatura|La flotta veneziana si dirige verso Costantinopoli per poi assediarla il 12 aprile 1204]]
[[File:Seventh crusade.jpg|miniatura|[[Luigi IX di Francia|Luigi IX]] attacca [[Damietta]] nel corso della [[settima crociata]].]]
 
Dopo un iniziale esitazione dovuta ai floridi rapporti commerciali intrattenuti con il [[Fatimidi|Califfato fatimide]], Venezia a partire dal 1100 partecipò alla [[prima crociata]] dalla quale ricavò la presenza di un [[fondaco]] in ogni città sottratta ai musulmani. In seguito all'[[Assedio di Tiro (1124)|assedio di Tiro del 1124]] Venezia ottenne nuovi scali a [[Tiro (Libano)|Tiro]], [[Ascalona]], [[Acri (Israele)|San Giovanni d'Acri]] e in altre città crociate, oltre a garantirsi l'esenzione dai dazi<ref name=":19" />. Venezia non partecipò attivamente alla [[Seconda crociata|seconda]] e alla [[terza crociata]] e nel 1143 strinse un favorevole accordo commerciale con il [[Principato d'Antiochia]]. La nuova situazione politica portò Venezia a potenziare le rotte del levante che iniziarono a fare scalo anche negli [[Stato crociato|stati crociati]]. I questa nuova regione Venezia esportava l'occorrente per il mantenimento degli eserciti e importava zucchero e altre preziose merci orientali<ref name=":18">{{Cita|Rösch, 1992|cap. 3 ''Il commercio veneziano prima del Comune''}}.</ref>.
 
=== Il declino: XVII-XVIII secolo ===
[[File:Canaletto Campo di Rialto 1758-1763 anagoria.jpg|miniatura|Il mercato di campo Rialto nel XVIII secolo.]]
Nel XVII secolo il commercio internazionale non era più alla base dell'economia veneziana che si trovava schiacciata dai concorrenti europei. La maggiore concorrenza al porto veneziano arrivava da quello francese di [[Marsiglia]], che raggiunge il suo apice nella metà del secolo, e quelli italiani di Genova e Livorno, che divenne porto i elezione per gli scambi tra l'Italia e i paesi del nord Europa. Nel XVII secolo Venezia fu quindi costretta a importare le spezie dai mercati olandesi (mentre a Venezia nel 1680 transitavano 2 quintali di spezie, ad Amsterdam erano venti volte tanto) e progressivamente perse le sue posizioni orientali chiudendo nel 1669 il consolato di Alessandria d'Egitto e nel 1675 quello di Aleppo. Nel 1687 da Venezia transitava solo il 13% delle importazioni europee dai mercati orientali mentre oltre i tre quarti delle importazioni erano movimentate da Inghilterra, Francia e Paesi Bassi che controllavano quasi interamente anche le rotte di occidentali. Il traffico portuale veneziano, e più in generale quello adriatico, subì un forte declino nei primi anni del XVII secolo per aumentare ulteriormente nel 1647 con lo scoppio della [[guerra di Candia]], per poi riprendersi agli inizi del secolo successivo con lo scoppio della [[guerra di successione spagnola]]. Nonostante il declino dei commerci via mare Venezia mantenne una funzione rilevante nell'ambito dell'area adriatica, italiana e tedesca. In questo secolo i grandi mercanti veneziani lasciano il posto a quelli delle comunità ebraiche, armene e portoghesi che ottennero il controllo delle rimanenti piazze orientali. I commerci comunque rimangono e permettono a diverse famiglie di accedere al titolo nobiliare<ref name=":21">{{Cita|Pezzolo, 1997|cap. 4 ''La distribuzione''}}.</ref>.
 
Senza dubbio il mercato realtino perse una parte di quel respiro internazionale che l'aveva caratterizzato sino alla fine del Cinquecento. Tuttavia, nonostante il ridimensionamento, l'emporio veneziano mantenne una funzione rilevante nell'ambito dell'area adriatica ed italiana, e in alcuni momenti gli operatori veneziani poterono approfittare dei conflitti tra le varie potenze per inserirsi negli spazi che venivano a crearsi. La città si rafforzò come centro di servizi e si trasformò in una vera e propria capitale. Il numero dei domestici, ad esempio, crebbe da 9.983 nel 1586 a 10.235 (+ 2,5 per cento) nel 1642 e a 12.819 (+ 25,2 per cento) nel 1760. Le botteghe iscritte a catasto risultarono 4.422 nel 1661, 5.267 (+ 19,1 per cento) nel 1712 e 5.904 (+ 12,1) nel 1740 (110). La sfera dei commerci si ridusse, ma la posizione di centro politico, amministrativo ed economico dello Stato, nonché di supporto alla rete internazionale dei traffici, permise alla città di mantenere un alto tenore ed un prestigio ancora elevato. Gli stretti legami con il mercato della Germania meridionale rappresentarono inoltre un importante riferimento nel sistema economico finanziario almeno sino a metà Seicento. I crediti vantati dai mercanti - tra cui spiccavano Ebrei portoghesi - nei confronti di quell'area permisero trasferimenti di credito tramite lettere di cambio su Anversa, il principale centro del sistema imperiale spagnolo in Europa settentrionale. Venezia, così, assunse un ruolo assai rilevante nei circuiti finanziari connessi alla monarchia asburgica (111).
 
Una conseguenza forse sottovalutata del restringimento dell'area commerciale veneziana consistette, tuttavia, nelle accresciute difficoltà ad accedere ad informazioni economiche. La rete di agenti, corrispondenti, mercanti che aveva sostenuto l'impero commerciale veneziano sino alla fine del Cinquecento se proprio non venne smantellata si ridusse in misura consistente. Ora, l'accesso alle informazioni - elemento necessario nella strategia economica di ogni compagnia mercantile o singolo operatore - venne controllato da un'altra rete composta da "nordici" e altri operatori stranieri che sostituì quella veneziana. Le antenne di Venezia, in sostanza, ridussero il raggio di controllo sul bacino mediterraneo; e ciò potrebbe aver aumentato il senso d'incertezza e di maggior rischio che pervase l'ambiente mercantile nel Seicento. Malgrado ciò, ad ogni modo, i commerci veneziani poterono appoggiarsi, oltre che sui pochi rappresentanti della Serenissima rimasti Oltremare, anche su una ampia rete formata da Ebrei ed Armeni. Sono loro, in effetti, che sembrano aver preso il posto dei patrizi e di molti cittadini di Venezia nei fondaci e negli scali mediterranei. Il fiorente commercio di tessuti auroserici veneziani era dominato, secondo Sir Finch, da queste due "nazioni" (112); e le esportazioni delle lane che a fine Seicento ancora erano dirette in Levante attraverso i Balcani sembra fossero controllate per lo più da Ebrei (113). La novità del mondo mercantile veneziano è proprio rappresentata da una miriade di operatori - stranieri ed italiani - di origini più o meno oscure che trattano merci e denaro in città ma che non disdegnano di mantenere contatti con agenti e soci all'estero. Per centri quali Pisa, Livorno e Venezia i legami con l'area economica all'avanguardia, quella atlantica, vennero assicurati in buona parte da comunità straniere, come quella portoghese (114). Sarebbe un errore ostinarsi ad identificare il mercante seicentesco con la tradizionale figura del patrizio: si scoprirebbero pochi personaggi, che contribuirebbero a fornire un'immagine assai limitata e fuorviante della vita mercantile in città. Nella Venezia del Seicento, invece, i protagonisti dell'accumulazione e della formazione di nuovi patrimoni furono uomini
 
appartenenti ai ceti medi - se è consentito questo termine - che vivificarono la mercatura e che seppero occupare proficuamente gli spazi offerti dalla congiuntura economica del secolo. A differenza dell'età d'oro del commercio veneziano, la possibilità di accedere e di partecipare ai traffici si era ridotta (anche a causa del minor flusso d'informazioni in città?); la contrazione del gruppo di operatori, tuttavia, non significò la scomparsa di interessi legati al commercio e di allettanti opportunità di profitti. La questione era che i rischi erano aumentati e che, forse, occorreva maggior iniziativa per entrare nel grande giro della mercatura. La voce che il noto mercante Giacomo Galli avesse lasciato alla sua morte nel 1649 un enorme patrimonio di 1 "milione d'oro" è segno che, al di là della possibile esagerazione (115), Venezia rappresentava ancora un ambiente che offriva opportunità di costruire clamorose fortune. Le decine di famiglie mercantili che si permisero di sborsare 100.000 ducati per conseguire il titolo nobiliare sono forse l'esempio più eclatante di un successo economico che si trasforma anche in un traguardo sociale (16)<ref name=":21" />.
== Spedizioni esplorative ==
* [[Marco Polo]]
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