Differenze tra le versioni di "Informatica umanistica"

nessun oggetto della modifica
(Refuso)
 
{{W|informatica|luglio 2019}}
L''''informatica umanistica''', o ''Digitaldigital Humanitieshumanities'' o ''Humanitieshumanities Computingcomputing'', è un campo di studi che nasce dall'integrazione di procedure computazionali e sistemi multimediali nelle discipline umanistiche, relativamente in particolare alla rappresentazione dei dati, alla formalizzazione delle fasi di ricerca e alle tecniche di diffusione dei risultati.<ref name="Orlandi2003">{{cita|T. Orlandi, R. Mordenti|p. 9|Orlandi,Mordenti2003}}.</ref> Il rapporto tra le due componenti si esprime non solo a livello applicativo, ovvero nell'impiego di strumenti informatici per rendere più veloci ed efficienti le ricerche delle discipline umanistiche, ma anche a livello metodologico, ovvero nell'integrazione di approcci al fine di generare nuovi paradigmi di elaborazione dei dati.<ref>{{cita|A. Celentano, A. Cortesi, P. Mastandrea|pp. 44-46|Celentano,Cortesi,Mastandrea2004}}.</ref> I campi d'applicazione dell'informatica umanistica coinvolgono gli studi di linguistica, filologia, letteratura, storia, archeologia, storia delle arti figurative, musicologia, interazione uomo-macchina, biblioteconomia e il settore della didattica.
 
==Definizione==
L'espressione "informatica umanistica", usata in italiano come traduzione di ''Humanities Computing'' prima e di ''Digital Humanities'' poi, si è diffusa a partire dai primi anni '90 per indicare una serie di esperienze di formalizzazione delle discipline umanistiche avviate da metà del XX secolo. La precisa definizione del nome resta tuttavia una questione controversa. Nonostante ci sia accordo internazionale nel riconoscere all'informatica umanistica lo status di disciplina, o meglio di settore scientifico-disciplinare che accoglie al suo interno differenti studi, delimitare con precisione i confini scientifici di un progetto interdisciplinare del genere resta un'operazione complessa e tuttora irrisolta<ref>{{cita | L. Perilli, D. Fiormonte|p. 309|Perilli,Fiormonte2011}}.</ref>. Nel Manifesto delle Digital''digital Humanitieshumanities'' 2.0<ref>[http://www.humanitiesblast.com/manifesto/Manifesto_V2.pdf The Digital Humanities Manifesto 2.0]</ref>, la generale etichetta di ''Digitaldigital Humanitieshumanities'' è definita come:
 
{{Citazione| un ombrello sotto cui raggruppare persone e progetti che cercano di rimodellare e rafforzare le pratiche artistiche e umanistiche contemporanee, e di espandere i loro confini. |[[The Digital Humanities Manifesto 2.0]] |an umbrella under which to group both people and projects seeking to reshape and reinvigorate contemporary arts and humanities practices, and expand their boundaries. |lingua=en}}
I primi studi considerati parte dell'ombrello dell'informatica umanistica risalgono alle fine degli anni '40 e interessano il settore linguistico: nel 1949, il padre gesuita e linguista [[Roberto Busa]] avviò il trentennale progetto dell'''Index Thomisticus'', l'opera di indicizzazione dell'intera produzione letteraria di S. Tommaso d'Aquino, eseguita per mezzo di macchine elettrocontabili operanti su schede perforate.
<ref name="Duke9927978">[https://guides.library.duke.edu/digital_humanities#s-lg-box-9927978 Duke University Libraries > DH]</ref><ref>{{cita|T. Orlandi|pp. 135-136|Orlandi1990}}.</ref> L'esperimento di Busa rappresentò un modello per le successive e più avanzate ricerche d'informatica testuale. Negli stessi anni, anche altri studiosi di differenti discipline umanistiche iniziarono ad avvalersi di strumenti computazionali per rispondere all'esigenza di formalizzazione dei propri lavori.<ref name="Treccani">[http://www.treccani.it/enciclopedia/informatica-umanistica_%28Enciclopedia-Italiana%29/ Treccani > Informatica Umanistica]</ref>
L'insieme delle esperienze che si vennero a creare, pur appartenendo a discipline differenti, presentava pratiche comuni e andò a costituire il settore delle Humanitiesdell'informatica Computingumanistica, che tra anni '60 e '70 trovò espressione nelle prime associazioni e riviste specializzate.<ref name="Duke9927978" /> Con l'avvento del [[World Wide Web]], il campo delle Humanitiesdell'informatica Computingumanistica si aprì all'uso dei media virtuali, accogliendo nuovi procedimenti, non più solo di formalizzazione della ricerca, ma anche di comunicazione, scrittura e pubblicazione di risultati e fonti. Questo passaggio portò al cambio di denominazione dell'area di studio, che divenne più propriamente nota in lingua inglese come Digital''digital Humanitieshumanities''.<ref>{{cita | L. Perilli, D. Fiormonte|p. 210|Perilli,Fiormonte2011}}.</ref>.
 
==Applicazioni==
 
===Informatica e linguistica===
Il rapporto tra i due settori disciplinari, prima espressione dell'informatica umanistica, ha originato una disciplina figlia, la [[linguistica computazionale]]. I primi linguaggi di programmazione specifici per il trattamento di testi sono stati [[SNOBOL]] (''String Oriented Symbolic Language'') e [[Icon (linguaggio di programmazione) | ICON]]<ref>{{cita|T. Orlandi|p. 118|Orlandi1990}}.</ref>. La loro azione consiste nell'individuare all'interno di stringhe di caratteri particolari pattern, che permettono operazioni di suddivisione in parole, raggruppamento di forme, ordinamento alfabetico, analisi stilometriche, lemmatizzazione, individuazione di indici e concordanze, ecc.
Partito da queste semplici tecniche di ''Pattern Recogniton'', il settore informatico-linguistico si è interessato alla [[grammatica generativa]] e ha preso ad occuparsi dello studio dei formalismi del linguaggio, delle tecniche di analisi delle regole e delle strutture linguistiche e lessicali (individuazione delle strutture sintattiche e delle funzioni semantiche, attribuzione di tratti semantici pertinenti, ecc.), di generazione automatica di enunciati e di progettazione, diffusione e gestione di repertori e basi di dati linguistici, lessicali e terminologici.<ref>{{cita|T. Orlandi|p. 128-131|Orlandi1990}}.</ref>
 
 
===Informatica e critica letteraria===
Il principale vantaggio apportato dall'informatica agli studi letterari è stato la creazione di grandi [[corpus | corpora]] di testi antichi e moderni in formato digitale, tra i quali è possibile condurre analisi testuali con sistemi di [[information retrieval]] e ''text mining''. L'avvento dei corpora digitali ha quindi ridefinito l'ampiezza delle ricerche in campo letterario, dall'analisi del dettaglio del singolo documento al confronto di testi su larga scala.
 
Sul finire degli anni '80, per ovviare ai problemi di eccessiva differenziazione delle banche dati testuali e dei relativi sistemi d'interrogazione, è nata la [[Text Encoding Initiative]], un consorzio internazionale che si occupa di definire modelli standard di digitalizzazione dei testi e delle loro marcature [[XML]].<ref>{{cita|A. Celentano, A. Cortesi, P. Mastandrea|pp. 49-50|Celentano,Cortesi,Mastandrea2004}}.</ref>
 
===Informatica e archeologia===
L'informatica ha permesso significativi avanzamenti di ricerca negli studi archeologici. Per iniziare, ha migliorato le tecniche di analisi del sito, permettendo il rilievo di grandi quantità di dati sia dei reperti che del territorio prima che sia alterato dalle operazioni di scavo (tecniche di ''remote sensing''telerilevamento). Tra gli strumenti di ausilio alla disciplina sono stati introdotti i sistemi GIS (''Geographical Information System'') per la cartografia dei siti archeologici, con cui è possibile tracciare carte digitali tematiche e interrogabili, e le applicazioni per la modellazione 3d, utilizzata sia in fase di ricerca che di divulgazione, e per la navigazione in ambienti virtuali.<ref>{{cita|A. Celentano, A. Cortesi, P. Mastandrea|pp. 46-47|Celentano,Cortesi,Mastandrea2004}}.</ref> Come per le discipline storiche, hanno infine avuto rilievo banche dati e metodi quantitativi ai fini della catalogazione, inventariazione e classificazione dei beni archeologici e dello sviluppo di software per la [[seriazione]] e le [[statistica multivariata | analisi multivariate]] ([[clustering]], [[analisi delle corrispondenze]], ecc.) dei dati archeologici.<ref name="Orlandi10" /><ref name="Celentano47">{{cita|A. Celentano, A. Cortesi, P. Mastandrea|p. 47|Celentano,Cortesi,Mastandrea2004}}.</ref>
 
===Informatica e discipline storico-artistiche===
 
===Applicazioni collaterali===
Al di là del potenziamento delle singole discipline umanistiche, l'informatica umanistica ha avuto un forte impatto nei settori, definiti da Tito Orlandi "applicazioni collaterali", della [[biblioteconomia]] e della [[didattica]]. Nel primo caso, il contributo consiste nella creazione di biblioteche digitali, che consentono di effettuare in rete, attraverso interfacce di interrogazione con numerosi filtri combinabili, ricerche di testi presso la maggior parte delle biblioteche del mondo.<ref name="Celentano47" /> Nel secondo caso, si tratta del contributo allo sviluppo di sistemi di [[Apprendimentoapprendimento online | e-learning]], che permettono la formazione di allievi a distanza. Il settore della didattica digitale coinvolge discipline sia scientifiche che umanistiche e ha avuto particolare successo nell'insegnamento delle lingue.<ref>{{cita|T. Orlandi|pp. 169-174|Orlandi1990}}.</ref>
 
==Organizzazioni==
*Humanistica (L'association francophone des humanités numériques/digitales, socio dal 2016)
 
Altri profili di rilievo nel mondo delledell'informatica Digital Humanitiesumanitaria sono l'ACL (Association for Computational Linguistics), l'ACM (Association for Computing Machinery) e il network tematico ''Advanced Computing in the Humanities'', un progetto attivo dal 1996 al 2000 che ha permesso un confronto internazionale riguardo l'impatto delle tecnologie sulle discipline umanistiche.<ref name="Perilli317" />
 
In Italia, l'ente di riferimento nazionale per l'informatica umanistica è l'AIUCD (Associazione per l'Informatica Umanistica e la Cultura Digitale), costituita a Firenze il 25 marzo 2011. L'AIUCD organizza convegni annuali di confronto tra ricercatori nazionali e internazionali. I congressi si sono tenuti, a partire dal 2012, a Firenze, Padova, Bologna, Torino, Venezia, Roma, Bari e Udine.<ref>[http://www.aiucd.it AIUCD]</ref>
2 536

contributi