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Il 24 febbraio 1528 Sigismondo d'Alberghetto (così si firmava) inviò da Venezia, dove abitava alla contrada S. Blasio, una lettera al duca di Ferrara Alfonso I d'Este nella quale egli professava sé e i figli suoi servitori ed, essendo deceduto Giacomo Bevilacqua, maestro delle artiglierie di quel ducato, gli offriva di subentrare con essi al defunto; quale unico premio d'ingaggio, chiedeva l'esenzione fiscale per i beni di famiglia siti in Massa Fiscaglia. Nel caso il duca non avesse accettato, gli chiedeva in alternativa di assumere nel suddetto prestigioso incarico il solo figlio Fabio senza alcuna esenzione fiscale. Evidentemente Alfonso non accettò alcuna delle due offerte perché qualche tempo dopo Fabio di Sigismondo assunse le redini della fonderia che la famiglia aveva aperto qualche anno prima presso l'Arsenale di Venezia e che tenne sino alla caduta di quella repubblica; alla fine dello stesso 1528 Sigismondo soggiornava comunque a Ferrara dove acquistava un appezzamento da certo Antonio M. Aranio (o Aragno) fu Andrea, soprannominato 'Barban', di Massa Fiscaglia con atto rogato il 6 novembre dal notaio Galeazzo Schivazappa ('''2'''). Gli Alberghetti continueranno a servire la Serenissima, come confermerà poi il vicentino Alessandro Capo Bianco, capitano dei bombardieri della città di Crema, verso la fine del secolo:
 
''... l'artiglierie che a' nostri tempi si gettano nell'arsenal nostro, fatte con tanta diligenza e cura da' nostri funditori ‘sì famosi, per il Magnifico Sigismondo e Giulio Milio e Cesare e Milio Alberghetti, successori de'de’ loro antichi padri che 200 anni fa (‘da 200 anni'anni’) hanno sempre havuto detto carico, da' quali si veggono opere in dette artiglierie ‘sì stupende in bontà come in bellezza, oltre che gli è (‘ci sono'sono’) il Magnifico Nicolò e Vincenzo di Conti, persone molto giudiciose e di non poco valore.'' ('''3''')
 
Altri membri degni di nota furono Alberghetto di Sigismondo che realizzò due [[colubrina|colubrine]] per [[Guidobaldo II della Rovere]] (oggi conservate presso il [[Museo storico nazionale dell'artiglieria]] di [[Torino]]); suo figlio Giulio, che fuse la statua di [[Tommaso Rangone]] del [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], posta sulla facciata della [[chiesa di San Giuliano (Venezia)|chiesa di San Giuliano]] a [[Venezia]]; Alfonso, che successe al precedente attorno al [[1568]], autore di una [[vera da pozzo]] nel cortile del [[Palazzo ducale (Venezia)|Palazzo ducale]], denominato [[Pozzo dell'Alberghetti]]; Sigismondo di Emilio, che risultava direttore dell'azienda nel [[1601]] quando venne chiamato a [[Candia]] come "esperto". Quest'ultimo fu anche investito, con altre famiglie, del [[feudo]] di [[Meduna di Livenza|Meduna]].
<references/>
*'''1''') Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Vol. I, Milano, Forni, 1928-36, p. 332.
*'''2''') Angelucci, Angelo, ''Documenti inediti per la storia delle armi da fuoco italiane etc.'' Vol. I. Torino, 1869, in Guglielmo Peirce, ''L'artiglieria pirobolica tra diabolica arte e nuova scienza. Le armi da fuoco dal quattordicesimo al diciassettesimo secolo.''
''<nowiki/>''
*'''3''') Alessandro Capo Bianco, ''Corona e palma militare d'artiglieria etc.'' Venezia, 1598, in Guglielmo Peirce, ''ib''.
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