Differenze tra le versioni di "Primavera di Palermo"

nessun oggetto della modifica
m (Bot: passaggio degli url da HTTP a HTTPS)
|contenuto = A metà anni '80 si registrò nella cittadinanza palermitana una sempre più diffusa voglia di riscatto. Ci fu un fiorire di associazioni, comitati cittadini, e di iniziative politiche, sociali e culturali mirate alla promozione di una cultura della legalità in contrasto con quella mafiosa, che aveva fortemente condizionato i decenni precedenti. Tra queste, determinante fu l'opera dell'Istituto di Formazione Politica ''Pedro Arrupe'', diretto dal padre [[gesuita]] [[Bartolomeo Sorge]] e animato, con «sensibilità diversa»,<ref>{{Cita libro|titolo = Cristiani d'Italia (2011) |autore = Fulvio De Giorgi|wkautore = |curatore = |altri = |url = http://www.treccani.it/enciclopedia/la-questione-del-mezzogiorno-societa-e-potere_%28Cristiani-d%27Italia%29/|editore = Treccani|città = |anno = 2011|lingua = italiano|annooriginale = |volume = |edizione = |capitolo =La questione del Mezzogiorno: societa e potere |url_capitolo = |p = |pp = |ISBN = |LCCN = |DOI = |OCLC = |id = |cid = |citazione = Nello stesso periodo, a Palermo veniva costituito il Centro Arrupe, animato da padre Bartolomeo Sorge e, con sensibilità diversa, da padre Ennio Pintacuda. Il Centro doveva, tra l'altro, ispirare la cosiddetta 'primavera di Palermò (1985-1990) con la giunta di Leoluca Orlando, il quale più tardi – nei primi anni Novanta – avrebbe promosso il Movimento per la democrazia – la Rete, con un pronunciato intento antimafioso. |accesso = 31 marzo 2014|urlarchivio = |dataarchivio = |urlmorto = }}</ref> da [[Ennio Pintacuda]].
}}
Le idee di [[Bartolomeo Sorge]], e, soprattutto, quelle di [[Ennio Pintacuda]]<ref>{{Cita news|autore=Sandra Bonsanti|url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/02/martinazzoli-ammonisce-altra-dc.html|titolo=Martinazzoli ammonisce l'altra Dc|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]] |data=2 settembre 1990|pagina=11|accesso=29 maggio 2013}}</ref> furono di ispirazione per [[Leoluca Orlando]], esponente siciliano della sinistra democristiana e sindaco di [[Palermo]] dal 1985 anche grazie al sostegno di uno dei leader della [[corrente morotea]] in Sicilia, [[Sergio Mattarella]], fratello di Piersanti Mattarella di cui Orlando era stato collaboratore alla regione siciliana.<ref>{{cita news |autore=[[Sebastiano Messina]] |url=http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-presidente-repubblica-edizione2015/2015/01/29/news/sergio_mattarella_dalla_morte_di_piersanti_al_no_sulla_mamm_una_carriera_con_la_schiena_dritta-106032107/ |titolo=Sergio Mattarella, dalla morte del padre al no sulla Mammì, una carriera con la schiena dritta |pubblicazione= La Repubblica |data= 29 gennaio 2015 |accesso=29 gennaio 2015}}</ref> Orlando, che aveva più volte denunciato pubblicamente l'intreccio tra politica, mafia e affari, il 15 agosto 1987 dette vita alla prima «giunta anomala», il cosiddetto pentacolore, con una maggioranza costituita dalla Dc, dalla [[Sinistra indipendente]], dai [[Federazione dei Verdi|Verdi]], dai [[PSDI|Socialdemocratici]] e dalla lista civica cattolica di «[[Città per l'Uomo]]». Orlando lasciò così all'opposizione il [[Partito Socialista Italiano|Partito Socialista]], i liberali, i repubblicani, e cercò di emarginare dalla gestione del potere le correnti più conservatrici della DC legate a [[Salvo Lima]] e [[Vito Ciancimino]], una scelta che non mancò di creare ripercussioni su un piano nazionale, e alimentò lo scontro tra Orlando da una parte, Andreotti e Craxi dall'altra.
 
Il 15 aprile 1989 la maggioranza fu allargata anche al [[Partito Comunista Italiano]],<ref>Maggioranza, dopo l'ingresso nella maggioranza del Pci, chiamata ''esacolore''.</ref> che entrò, per la prima volta nella sua storia, nel governo della città. L'ingresso del Pci accese lo scontro tra Orlando e il proprio partito, in particolare con la destra andreottiana<ref>[http://books.google.it/books?id=JlAjL-igXGAC&pg=PA210 Mario Guarino, ''Ladri di stato: storie di malaffare, arricchimenti illeciti e tangenti'', Edizioni Dedalo, Bari 2010, p. 210.]</ref> che lo costrinse il 24 gennaio 1990 a dimettersi da sindaco,<ref name=RepBolzoniRosso>{{Cita news|autore=Attilio Bolzoni, Stefano Rosso|url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/01/24/orlando-dimissioni-con-rabbia.html|titolo=Orlando, dimissioni con rabbia|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]]|data=24 gennaio 1990|pagina=3|accesso=31 marzo 2014}}</ref> rimanendo dimissionario fino al maggio 1990.<ref name=RepMarroni /> Alle elezioni successive, tenute il 6 e 7 maggio 1990, nonostante [[Giulio Andreotti]] invitò pubblicamente in [[Televisione|tv]] a non votare per Orlando che era capolista<ref name=RepSpini>{{Cita news|autore=Valdo Spini|url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/05/22/il-terremoto-del-maggio.html|citazione=Il Presidente del Consiglio Andreotti, annuncia in Tv agli italiani che l'elettore Dc di Palermo non deve votare il capolista, Leoluca Orlando, ma questi riceve, con settantamila preferenze, un successo politico e personale. Impazza nei partiti la corsa alle preferenze.|titolo=Il terremoto del 6 maggio|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]] |data=22 maggio 1990|pagina=11|accesso=31 marzo 2014}}</ref>, l'affermazione personale alle urne del sindaco dimissionario fu determinante per il successo del partito. Ma nell'agosto 1990, nonostante Orlando fosse stato rieletto con oltre 60 mila voti di preferenza, i vertici della Dc elessero in consiglio comunale come nuovo sindaco di Palermo il gavianeo [[Domenico Lo Vasco]],<ref name=RepMarroni>{{Cita news|autore=Stefano Marroni|url=http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/08/15/palermo-un-sindaco-di-passaggio.html|titolo=Palermo, un sindaco di passaggio|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|La Repubblica]] |data=14 dicembre 1990|pagina=11|accesso=9 aprile 2011}}</ref> un [[Corrente dorotea|doroteo]] ritenuto vicino alla corrente di [[Antonio Gava]], che ottenne anche i voti della corrente di sinistra demitiana.
1 793

contributi