Differenze tra le versioni di "Pier Paolo Pasolini"

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{{Citazione|La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un'epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile.|[[Alberto Moravia]]<ref>{{cita web|autore=Alberto Moravia|url=http://www.pasolini.net/ricordi_moravia.htm|accesso=24 luglio 2013|titolo=Un poeta e narratore che ha segnato un'epoca|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20130822094853/http://www.pasolini.net/ricordi_moravia.htm|dataarchivio=22 agosto 2013}}</ref>}}
[[File:Omicidio Pasolini.jpg|miniatura|Il ritrovamento del corpo di Pier Paolo Pasolini]]
Nella notte tra il 1º e il 2 novembre [[1975]] Pasolini fu ucciso in maniera brutale: percosso e travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell'[[Idroscalo Lido di Roma|Idroscalo di Ostia]], località del Comunecomune di [[Roma]]. Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6 e :30 circa; sarà l'amico [[Ninetto Davoli]] a riconoscerlo.<ref>{{cita|Siciliano|p. 11-12}}.</ref> Dell'omicidio fu incolpato [[Pino Pelosi]] di [[Guidonia]], di diciassette anni, già noto alla polizia come ladro di auto e "ragazzo di vita", fermato la notte stessa alla guida dell'auto del Pasolini. Pelosi affermò di essere stato avvicinato da Pasolini nelle vicinanze della [[Stazione Termini]], presso il ''Bar Gambrinus'' di Piazza[[piazza dei Cinquecento]], e da questi invitato sulla sua vettura (un'[[Alfa Romeo Giulia GT|Alfa Romeo 2000 GT Veloce]]) dietro la promessa di un compenso in denaro<ref>[http://www.pasolini.net/processi_pelosi_sentenza03.htm Sentenza della Corte di Cassazione - Processo a Pino Pelosi per l'assassinio di Pasolini - Pagine corsare<!-- Titolo generato automaticamente -->] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20131103165958/http://www.pasolini.net/processi_pelosi_sentenza03.htm |data=3 novembre 2013 }}</ref>.
 
Dopo una cena offerta dallo scrittore, nella trattoria ''Biondo Tevere''<ref>{{cita|Bellezza|p. 27}}.</ref> nei pressi della [[Basilica di San Paolo fuori le mura|Basilicabasilica di San Paolo]], i due si diressero alla periferia di Ostia. La tragedia, secondo la sentenza, scaturì a seguito di una lite per pretese sessuali di Pasolini alle quali Pelosi era riluttante, degenerata in un alterco fuori dalla vettura. Il giovane venne minacciato con un bastone, del quale poi si impadronì per percuotere Pasolini fino a farlo stramazzare al suolo, gravemente ferito ma ancora vivo.<ref>{{cita|Siciliano|p. 15}}.</ref> Quindi Pelosi salì a bordo dell'auto dello scrittore e travolse più volte con le ruote il corpo, sfondandogli la cassa toracica e provocandone la morte. Gli abiti di Pelosi non mostrarono tracce di sangue.<ref name="A">{{cita web |url=http://www.pasolini.net/processi_pelosi_sentenza02.htm |titolo=Copia archiviata |accesso=21 dicembre 2013 |urlmorto=sì |urlarchivio=https://web.archive.org/web/20131103170650/http://www.pasolini.net/processi_pelosi_sentenza02.htm |dataarchivio=3 novembre 2013 }}</ref> Pelosi venne condannato in primo grado per [[omicidio volontario]] ''in [[Concorso di persone|concorso]] con ignoti'' e il 4 dicembre del [[1976]], con la [[sentenza]] della [[Corte d'appello (Italia)|Corte d'Appello]] che, pur confermando la condanna dell'unico imputato, riformava parzialmente la sentenza di primo grado escludendo ogni riferimento al concorso di altre persone nell'omicidio.<ref>{{cita|Siciliano|p.391}}.</ref>
 
==== Contrari alla sentenza ====
Due settimane dopo il delitto apparve un'inchiesta su ''[[L'Europeo]]'' con un articolo di [[Oriana Fallaci]],<ref>{{cita web|titolo=È stato un massacro|autore=Oriana Fallaci|url=http://www.pasolini.net/processi_pelosi_massacro.htm|accesso=27 luglio 2013|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20131102204627/http://www.pasolini.net/processi_pelosi_massacro.htm|dataarchivio=2 novembre 2013}}</ref> che ipotizzava una premeditazione e il concorso di almeno altre due persone.<ref>{{cita web|titolo=Oriana Fallaci: la mia verità negata sulla morte di Pasolini|autore=Oriana Fallaci|url=http://www.lamescolanza.com/Temp2005/52005/Fallaci=1252005.htm|accesso=27 luglio 2013|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20130718074343/http://www.lamescolanza.com/Temp2005/52005/Fallaci=1252005.htm|dataarchivio=18 luglio 2013}}</ref> Un giornalista di quelde giornaleL'Europeo ebbe alcuni colloqui con un ragazzo che, tra molte esitazioni e alcuni momenti di isteria, avrebbe dichiarato di aver fatto parte del gruppo che aveva massacrato il poeta; il giovane, tuttavia, dopo un'iniziale collaborazione, avrebbe rifiutato di proseguire oltre o fornire altre informazioni, dileguandosi dopo aver lasciato intendere di rischiare la vita confessando la propria partecipazione e concludendo che non sarebbe stata intenzione del gruppo uccidere il poeta, ma che si sarebbe trattato di una rapina degenerata, concludendo ''je volevamo solà er portafoglio'' ("volevamo rubargli il portafoglio")<ref name="Pasolini 2008">Dossier delitto Pasolini, Kaos edizioni, seconda edizione aggiornata 2008. ISBN 978-88-7953-198-6</ref>.
 
Due settimane dopo il delitto apparve un'inchiesta su ''[[L'Europeo]]'' con un articolo di [[Oriana Fallaci]],<ref>{{cita web|titolo=È stato un massacro|autore=Oriana Fallaci|url=http://www.pasolini.net/processi_pelosi_massacro.htm|accesso=27 luglio 2013|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20131102204627/http://www.pasolini.net/processi_pelosi_massacro.htm|dataarchivio=2 novembre 2013}}</ref> che ipotizzava una premeditazione e il concorso di almeno altre due persone.<ref>{{cita web|titolo=Oriana Fallaci: la mia verità negata sulla morte di Pasolini|autore=Oriana Fallaci|url=http://www.lamescolanza.com/Temp2005/52005/Fallaci=1252005.htm|accesso=27 luglio 2013|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20130718074343/http://www.lamescolanza.com/Temp2005/52005/Fallaci=1252005.htm|dataarchivio=18 luglio 2013}}</ref> Un giornalista di quel giornale ebbe alcuni colloqui con un ragazzo che, tra molte esitazioni e alcuni momenti di isteria, avrebbe dichiarato di aver fatto parte del gruppo che aveva massacrato il poeta; il giovane tuttavia, dopo un'iniziale collaborazione, avrebbe rifiutato di proseguire oltre o fornire altre informazioni, dileguandosi dopo aver lasciato intendere di rischiare la vita confessando la propria partecipazione e concludendo che non sarebbe stata intenzione del gruppo uccidere il poeta, ma che si sarebbe trattato di una rapina degenerata, concludendo ''je volevamo solà er portafoglio'' ("volevamo rubargli il portafoglio")<ref name="Pasolini 2008">Dossier delitto Pasolini, Kaos edizioni, seconda edizione aggiornata 2008. ISBN 978-88-7953-198-6</ref>.
Diversi abitanti delle numerose abitazioni abusive esistenti in via dell'Idroscalo confidarono in seguito alla stampa di aver sentito urla concitate e rumori - indizio della presenza di ben più di due persone sul posto - e invocazioni disperate di aiuto da parte del Pasolini la notte del delitto, ma senza che alcuno fosse intervenuto in suo soccorso. Sembra che la zona non fosse ignota al Pasolini, che già varie volte vi si era recato con altri partner e addirittura, stando a quanto la [[Oriana Fallaci|Fallaci]] affermò, avrebbe talvolta affittato per qualche ora una delle abitazioni del posto per trascorrervi momenti di intimità<ref name="Pasolini 2008"/>.
[[File:Funerali di Pier Paolo Pasolini - 1975 - Franco Citti ed Enrico Berlinguer.jpg|miniatura|sinistra|Funerali di Pasolini, novembre 1975. Accanto al feretro, [[Franco Citti]]; sullo sfondo, [[Enrico Berlinguer]].]]
 
Nella sua biografia su Pasolini [[Enzo Siciliano]] sostiene che il racconto dell'imputato presentava delle falle, perché il bastone di legno - in realtà, una tavoletta di legno utilizzata precariamente per indicare il numero civico e l'abitazione di una delle baracche - a lui sembrava marcita per l'umidità e troppo deteriorata per costituire l'arma contundente che aveva causato le gravissime ferite riscontrate sul cadavere del poeta e rimarcando l'impossibilità, per un giovane minuto come il Pelosi, di sopraffare un uomo agile e forte come Pasolini senza presentare né tracce della presunta lotta, né macchie di sangue sulla sua persona o sugli indumenti<ref>{{cita|Siciliano|p. 18-22}}.</ref>.
 
Il film ''[[Pasolini, un delitto italiano]]'', di [[Marco Tullio Giordana]], uscito nel ventennale del delitto, è sceneggiato come un'inchiesta e arriva alla conclusione che Pelosi non fosse solo. Lo stesso Giordana però ha precisato, in un'intervista al ''Corriere della Sera'', che non intendeva sostenere a tutti i costi la matrice politica nel delitto. Ha dichiarato inoltre di non escludere altre possibilità, per esempio quella di un incontro omosessuale di gruppo degenerato in violenza.<ref>{{cita web|titolo=Un film di Marco Tullio Giordana:Pasolini, un delitto italiano|http://www.pasolini.net/saggistica_delittoitaliano_giordana.htm|accesso=27 luglio 2013|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20040208015749/http://www.pasolini.net/saggistica_delittoitaliano_giordana.htm|dataarchivio=8 febbraio 2004|urlmorto=no}}</ref><ref name=autogenerato5>{{Cita web|url=http://archiviostorico.corriere.it/1995/aprile/06/Morte_senza_complotti_co_0_9504062471.shtml|titolo="Morte senza complotti"|autore1=[[Antonio Debenedetti]]|autore2=[[Marco Tullio Giordana]]|sito=CORRIERE DELLA SERA.it|data=6 aprile 1995|accesso=26 gennaio 2020|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20140202121242/http://archiviostorico.corriere.it/1995/aprile/06/Morte_senza_complotti_co_0_9504062471.shtml |dataarchivio=2 febbraio 2014|urlmorto=si}}</ref>
 
Pelosi, dopo aver mantenuto invariata la sua assunzione di colpevolezza per trent'anni, fino al maggio [[2005]], a sorpresa, nel corso di un'intervista [[Televisione|televisiva]],<ref>{{Cita web|url=http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_22/pasolini_633dc7b8-57ad-11dd-8295-00144f02aabc.shtml|titolo=Pelosi: «Pasolini? Lo conoscevo già»|autore=Ranieri Polese|sito=CORRIERE DELLA SERA.it|data=22 luglio 2008|accesso=26 gennaio 2020|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20080807085922/http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_22/pasolini_633dc7b8-57ad-11dd-8295-00144f02aabc.shtml |dataarchivio=7 agosto 2008|urlmorto=si}}</ref> ha affermato di non essere l'esecutore materiale del [[delitto]]dell'uccisione di Pier Paolo Pasolini, e ha dichiarato che l'omicidio era stato commesso da altre tre persone, giunte su un'autovettura targata [[Catania]], che a suo dire parlavano con accento "calabrese o siciliano" e, durante il massacro, avrebbero ripetutamente inveito contro il poeta gridandogli ''jarrusu'' (termine gergale siciliano, utilizzato in senso dispregiativo nei confronti degli [[omosessuali]]). E, infatti, era giunta a suo tempo alle autorità una lettera anonima in cui si affermava che, la sera della morte di Pasolini, la sua auto era stata seguita da una Fiat 1300 targata Catania di cui erano indicate le prime quattro cifre, ma nessuno si preoccupò mai di effettuare una verifica presso il [[Pubblico Registro Automobilistico]] (PRA). Pelosi ha poi fatto i nomi dei suoi presunti complici solo in un'intervista del 12 settembre 2008, pubblicata sul saggio d'inchiesta di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza "Profondo Nero" (Chiarelettere 2009). Ha aggiunto inoltre di aver celato questa rivelazione per timore di mettere a rischio l'incolumità della propria famiglia, ma di sentirsi adesso libero di parlare, dopo la morte dei genitori.
 
A trent'anni dalla morte, assieme alla ritrattazione di Pelosi, è emersa la testimonianza di [[Sergio Citti]], amico e collega di Pasolini, su una sparizione di copie dell'ultimo film '' [[Salò o le centoventi giornate di Sodoma|Salò]]'' e su un eventuale incontro con dei malavitosi per trattare la restituzione. Sergio Citti morì per cause naturali alcune settimane dopo.<ref>{{Cita web|url=http://www.pasolini.net/vita_sergiocitti_guidocalvi.htm|titolo=Non abbiate paura della verità - "Diario"|sito=pasolini.net|data=28 ottobre 2005|accesso=26 gennaio 2020|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20100619011149/http://www.pasolini.net/vita_sergiocitti_guidocalvi.htm|dataarchivio=19 giugno 2010|urlmorto=no}}</ref><ref>{{Cita web|url=https://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2005/10_Ottobre/11/citti.shtml |titolo=È morto Sergio Citti, erede di Pasolini|sito=CORRIERE DELLA SERA.it|data=11 ottobre 2005|accesso=28 gennaio 2020|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20051210120009/http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2005/10_Ottobre/11/citti.shtml|dataarchivio=1o dicembre 2005|urlmorto=no}}</ref>
 
[[File:Walter Veltroni 01.jpg|miniatura|alt= |Pier Paolo Pasolini tra [[Ferdinando Adornato]] e [[Walter Veltroni]] alla manifestazione in sostegno del movimento [[Franchismo|antifranchista]] davanti all'Ambasciata di Spagna a [[Piazza di Spagna]] a Roma il 24 settembre [[1975]]<ref>{{Cita web |url=https://www.youtube.com/watch?v=87Ol4bwUXXw |titolo=Copia archiviata |accesso=5 novembre 2015 |urlarchivio=https://web.archive.org/web/20160331132410/https://www.youtube.com/watch?v=87Ol4bwUXXw |dataarchivio=31 marzo 2016 |urlmorto=no }}</ref>]]
Un'ipotesi molto più inquietante lo collega invece alla "lotta di potere" che prendeva forma in quegli anni nel settore petrolchimico, tra [[Eni]] e [[Montedison]], tra [[Enrico Mattei]] e [[Eugenio Cefis]]. Pasolini, infatti, si interessò al ruolo svolto da Cefis nella storia e nella politica italiana: facendone uno dei due personaggi "chiave", assieme a Mattei, di ''[[Petrolio (romanzo)|Petrolio]]'', il romanzo-inchiesta (uscito postumo nel 1992) al quale stava lavorando poco prima della morte. Pasolini ipotizzò, basandosi su varie fonti, che Cefis ''alias'' Troya (l'alias romanzesco di ''Petrolio'') avesse avuto un qualche ruolo nello stragismo italiano legato al petrolio e alle trame internazionali. Secondo autori recenti<ref>{{Cita web|url=http://temi.repubblica.it/micromega-online/cosi-mori-pasolini/ |titolo=Borgna e Lucarelli: Così morì Pasolini|autore1=[[Gianni Borgna]]|autore2=[[Carlo Lucarelli]]|sito=La Repubblica.it - MicroMega|data=23 luglio 2008|accesso=28 gennaio 2020|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20080731082422/http://temi.repubblica.it/micromega-online/cosi-mori-pasolini/|dataarchivio=31 luglio 2008|urlmorto=no}}</ref> fu proprio per questa indagine che Pasolini fu ucciso.<ref>cfr. per esempio il volume di [[Gianni D'Elia]], ''Il petrolio delle stragi'', Effigie, Milano 2006, nonché ''[http://espresso.repubblica.it/dettaglio/giallo-pasolini/2123909//2 Giallo Pasolini] {{Webarchive|url=https://web.archive.org/web/20100401122518/http://espresso.repubblica.it/dettaglio/giallo-pasolini/2123909/2 |date=1 aprile 2010 }}'' di Carla Benedetti su ''[[L'Espresso]]''.</ref>
 
Altri collegano la morte di Pasolini alle sue accuse a importanti politici di governo di collusione con le stragi della [[strategia della tensione]].<ref>[http://www.pasolini.net/saggistica_io-so-nomi-responsabili_Cotugno.htm Io so i nomi dei responsabili... di Susanna Cotugno (morte di Pasolini)] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20131102204545/http://www.pasolini.net/saggistica_io-so-nomi-responsabili_Cotugno.htm |data=2 novembre 2013 }}</ref> [[Walter Veltroni]] il 22 marzo 2010 ha scritto al Ministro della Giustizia [[Angelino Alfano]] una lettera aperta, pubblicata sul [[Corriere della seraSera]], chiedendogli la riapertura del caso, sottolineando che Pasolini è morto negli anni settanta, "anni cui si facevano stragi e si ordivano trame".<ref>{{Cita web|url=https://www.corriere.it/cultura/10_marzo_22/il-sangue-i-vestiti-il-plantare-riapriamo-il-caso-pasolini-walter-veltroni_3aeab4a8-3585-11df-bb49-00144f02aabe.shtml|titolo=«Il sangue, i vestiti, il plantare Riapriamo il caso Pasolini»|autore=[[Walter Veltroni]]|sito=CORRIERE DELLA SERA.it|data=22 marzo 2010|accesso=28 gennaio 2020|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20100420024533/http://www.corriere.it/cultura/10_marzo_22/il-sangue-i-vestiti-il-plantare-riapriamo-il-caso-pasolini-walter-veltroni_3aeab4a8-3585-11df-bb49-00144f02aabe.shtml |dataarchivio=20 aprile 2010|urlmorto=no}}</ref> Nel 2010, l'avvocato Stefano Maccioni e la criminologa Simona Ruffini hanno ricordato che i proprietari della trattoria ''Biondo Tevere'', di cui Pasolini era cliente abituale, furono sentiti pochissime ore dopo l'identificazione del corpo ed entrambi descrissero il giovane con cui Pasolini s'era presentato la sera del delitto come ''alto almeno 1,70 e forse di più, con capelli lunghi e biondi, pettinati all'indietro'', ovvero completamente diverso da Pelosi, che era poco più di 1.60&nbsp;m., tarchiato e con folti capelli neri e ricci, secondo la moda dell'epoca<ref>Stefano Maccioni, D. Valter Rizzo, Simona Ruffini. Nessuna pietà per Pasolini, Editori Internazionali Riuniti, 2011, ISBN 978-88-359-9096-3</ref>. Hanno anche raccolto la dichiarazione di un nuovo testimone, cosa che ha aperto ulteriori indagini<ref>{{cita news|url=http://www.repubblica.it/cronaca/2010/04/01/news/pasolini_nuovo_teste-3078103/|titolo=Pasolini, spunta un testimone "Forse nuove piste nell'indagine"|pubblicazione=[[La Repubblica (quotidiano)|la Repubblica]]|data=1º aprile 2010|accesso=14 agosto 2013|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20100602235649/http://www.repubblica.it/cronaca/2010/04/01/news/pasolini_nuovo_teste-3078103/|dataarchivio=2 giugno 2010|urlmorto=no}}</ref>.
 
Le nuove indagini sono state infine definitivamente archiviate all'inizio del 2015 perché non hanno portato a nulla di nuovo rispetto alla sentenza, se non ad alcune tracce di DNA sui vestiti dello scrittore di difficile attribuzione e impossibili da collocare temporalmente, se durante il delitto o nei giorni precedenti.<ref>{{Cita web|url=https://www.iltempo.it/cronache/2015/02/07/news/pasolini-naufraga-anche-la-nuova-inchiesta-967449/|titolo=Pasolini, naufraga anche la nuova inchiesta|autore=Vincenzo Imperitura|sito=IL TEMPO.it|data=7 febbraio 2015|accesso=28 gennaio 2020|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20150630030108/http://www.iltempo.it/cronache/2015/02/07/pasolini-naufraga-anche-la-nuova-inchiesta-1.1375631 |dataarchivio=30 giugno 2015|urlmorto=no}}</ref><ref>{{Cita web|url=https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_maggio_25/pasolini-dna-non-salva-l-inchiesta-morte-poeta-cala-sipario-deb26f6a-0305-11e5-955a-8a75cacacc9d.shtml|titolo=Pasolini, dopo 5 anni nessuna verità - Sull’omicidio cala il sipario|sito=CORRIERE DELLA SERA|data=25 maggio 2015|accesso=28 gennaio 2020|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20150705150428/http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_maggio_25/pasolini-dna-non-salva-l-inchiesta-morte-poeta-cala-sipario-deb26f6a-0305-11e5-955a-8a75cacacc9d.shtml|dataarchivio=5 luglio 2015|urlmorto=no}}</ref>
 
Nel 2016 il giornalista Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani hanno ipotizzato la mancanza di volontarietà omicida, formulando la tesi di un incontro basato sulla restituzione delle bobine di "Salò" in cui i ladri vollero punire Pasolini per aver pagato una ricompensa troppo piccola rispetto alle attese del furto, sfociando poi in un omicidio.<ref name="Sanvitale, Palmegiani">Sanvitale, Palmegiani, pp. 229-252 e 185-205.</ref>.
 
==== Sostenitori della sentenza ====
 
{{Citazione| Il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è semplice, è la resistenza.|Pier Paolo Pasolini - Ultima sua intervista, concessa poche ore prima della morte.<ref>{{Cita web|url=http://www.sagarana.it/rivista/numero19/saggio2.html|titolo=L’ULTIMA INTERVISTA DI PIER PAOLO PASOLINI – Siamo tutti in pericolo –|autore=L'intervista è stata fatta da Furio Colombo|sito=Sagarana|accesso=28 gennaio 2020|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20071020060423/http://www.sagarana.it/rivista/numero19/saggio2.html|dataarchivio=20 ottobre 2007|urlmorto=no}}</ref>}}
 
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