Alfa Castaldi: differenze tra le versioni

 
== Biografia ==
Dopo aver frequentato in modo disordinato e discontinuo i corsi universitari di Architettura e Lettere e Filosofia a Firenze, dove è statofu allievo del critico d’arte [[Roberto Longhi (storico dell'arte)|Roberto Longhi]], tornatornò a Milano per dedicarsi totalmente alla fotografia, abbandonando ogni idea di occuparsi di storia dell'arte.
FrequentaFrequentò dal 1954 il mitico [[Bar Giamaica]], ritrovo di artisti nel quartiere di Brera, da dove transitanotransitarono i maggiori esponenti dell’arte contemporanea italiana<ref>
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|accesso=15 novembre 2017
|cid=}}</ref>, e dove conosceconobbe [[Ugo Mulas]], [[Mario Dondero]] e [[Carlo Bavagnoli]] con cui stabiliscestabilì uno stretto legame anche professionale. IniziaIniziò a collaborare con giornali e riviste come ''[[L'Illustrazione Italiana]]'' e ''[[Settimo Giorno]]'', documentando la rinascita della vita culturale italiana, le nuove forme di espressione pittorica, gli scrittori, il giornalismo. Fino al 1959 si occupaoccupò di reportages sui personaggi della cultura e del cinema,; compiecompì viaggi nel Sud Italia, fotografafotografò la colonizzazione francese in Algeria e le manifestazioni antinucleari a Londra, l'architettura a Parigi e nel nord della Francia ecc. Saltuariamente pubblicapubblicò anche su altre riviste come ''[[Le Ore (rivista)|Le Ore]]'' e ''[[Oggi (rivista)|Oggi]]''.
 
Nel 1958, avvieneavvenne l’incontro fondamentale della sua vita: quello con [[Anna Piaggi]], giornalista di moda destinata a diventare una delle creatrici del mito del "made in Italy". ÈFu lei, che già collaboracollaborava con diverse riviste, tra cui ''Arianna'' e ''[[Vogue (periodico)|Vogue Italia]]'', a introdurre Castaldi nel mondo della moda. Tra i due si creacreò un forte sodalizio che durerà fino alla morte di Castaldi. Nel 1962 si sposanosposarono a New York.
 
All'inizio i due, ancora legati all’ambiente del Giamaica, si dedicanodedicarono alla fotografia artistica, al ritratto e a numerose sperimentazioni, ma, negli anni successivi, Castaldi diventadiventò il più importante fotografo di moda italiano.
Grazie alla sua formazione artistica inventainventò un'immagine del tutto nuova per i servizi di moda, come quello realizzato nel 1968 per Arianna, in cui gli abiti di alta moda di Ken Scott, [[Krizia]], [[Walter Albini]], [[Jean Baptiste Caumont]] appaionoapparivano sullo sfondo dei principali monumenti di [[Praga]], fino ad allora mai presa in considerazione per le ambientazioni di moda, come del resto tutta l’Europa orientaledell'Est.
Alla fine degli anni ’60 apreaprì un primo studio fotografico a Milano.
 
Nel 1969 Castaldi diventadiventò un collaboratore fisso del gruppo editoriale [[Condé Nast Publications|Condé Nast]] e realizzarealizzò servizi di moda per ''[[Vogue (periodico)|Vogue Italia]]'' (''L’Uomo Vogue'', ''Vogue Bambini'' e ''Vogue Sposa''), ma non abbandonaabbandonò la sua vocazione costante alla ricerca fotografica. e lavoraLavorò anche nel settore emergente della pubblicità, mentre le sue immagini di attualità continuanocontinuarono a comparire su numerose riviste.
Anche la sperimentazione si traducetradusse nei collage e svariate opere in tecnica mista, con accostamento delle fotografie a oggetti e tessuti provenienti dal mondo dell'alta moda. Nei primi anni Settanta, Castaldi realizza ancherealizzò una ricerca sulle origini etnografiche dell'abbigliamento maschile, attraverso una serie di fotografie che verranno pubblicate a più riprese su ''Vogue Uomo''.
 
Negli ultimi anni, Castaldi si dedicadedicò molto all'insegnamento, organizzando numerosi corsi di fotografia, frequentati da alcuni di coloro che diventeranno poi importanti esponenti della generazione successiva. Muore a Milano nel 1995 e l’anno seguente l’[[Associazione nazionale fotografi professionisti]] (Afip) gli assegna un premio per la fotografia di ricerca.
 
Morì a Milano nel 1995 e l’anno seguente l’[[Associazione nazionale fotografi professionisti]] (Afip) gli assegnò un premio per la fotografia di ricerca.
Purtroppo, Castaldi non ha mai curato la conservazione delle sue fotografie e dei negativi per cui l’archivio oggi esistente, frutto del lavoro di raccolta degli eredi, conserva solo una piccola parte del suo lavoro: buona parte delle sue immagini non pubblicate sono andate irrimediabilmente perdute<ref>
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