Differenze tra le versioni di "Antoon van Dyck"

Corretta la punteggiatura, eliminate alcune ridondanze, inversioni e incisi ingiustificati. Non me la sento di toccare il contenuto, ma sarebbe meglio snellire, non ripetere le stesse informazioni (ad esempio, nei capitoli che parlano di diversi periodi e poi in quelli dedicati a vari argomenti).
(ISBN 978-88-3383-016-2)
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Fu allievo e amico del pittore [[Pieter Paul Rubens]], del quale assimilò la tecnica e, in parte, lo stile.
 
Dopo aver trascorso la giovinezza ad [[Anversa]], si spostò in [[Italia]], dove compì il rituale viaggio di formazione, caratteristico di tutti i grandi pittori fiamminghi. Qui ebbe l'opportunità di vedere e copiare alcune grandi opere [[Rinascimento|rinascimentali]], specialmente del suo pittore favorito, [[Tiziano]]. Di ritorno dall'Italia, passò in Inghilterra, alla corte di Carlo I Stuart, dove si occupò quasi esclusivamente di ritratti.
Van Dyck nacque ad [[Anversa]] il 22 marzo [[1599]] in una casa chiamata "Den Berendans", nel centro della città.<ref>{{cita|Brown|p. 35}}.</ref> Il nonno Antoon (1529–1581), dopo essere stato pittore, aveva aperto un'attività da commerciante di seta; alla sua morte, sua moglie Cornelia Pruystinck continuò l'attività del marito, affiancata dai figli Francesco e Ferdinando. L'attività rendeva parecchio, visto che la famiglia aveva clienti persino a [[Parigi]] e [[Londra]], oltre che in gran parte delle città [[Contea delle Fiandre|fiamminghe]].
 
Il padre di Antoon, Franchois, nel [[1590]] sposò in seconde nozze, nel [[1590]], Maria Cuypers. Dal matrimonio con questa donna,lei ebbe dodici figli, di cui Antoon fu il settimo.<ref>{{cita|Bodart|p. 6}}.</ref> Visto l'allargarsi della famiglia, i Van Dyck decisero di acquistare una nuova casa, spaziosa e lussuosamente arredata, "De Stadt van Ghendt", comprendente persino un bagno.
Antoon si dimostrò subito ricco di talento e fu inviato, nel [[1609]], fu inviato presso la bottega di uno dei migliori pittori della città, [[Hendrick van Balen]], decano della [[Sint-Lucasgilde|Gilda di San Luca]], perchéad imparasseimparare i rudimenti della pittura e facessefare esperienza. Il primo dipinto datato di Van Dyck è proprio di questi anni ed è il ''Ritratto di uomo settantenne'' del [[1613]], in cui sono evidenti i recenti insegnamenti di Van Balen. Ben presto, però, aprì una bottega personale, assieme al giovane amico [[Jan Brueghel il Giovane]], con il quale iniziò ad abbandonare la scuola del maestro. In questi anni, come tramanda lo stesso Jan Brueghel, Antoon ricevette l'incarico di eseguire una serie di dipinti raffiguranti i [[dodici apostoli]] e un ''Sileno ebbro''.<ref>{{cita|Brown|pp. 38-39}}.</ref> Di questo periodo è senza dubbio anche l<nowiki>'</nowiki>''[[Autoritratto 1613-14|Autoritratto]]'' del [[1613]]-[[1614|14]].
 
A partire dal [[1617]], Van Dyck lavorò a stretto contatto con [[Pieter Paul Rubens]], di cui divenne allievo, abbandonando la sua bottega autonoma. Seguirono mesi di grande collaborazione tra i due:; Rubens parla di Van Dyck come del suo migliore allievo.<ref>{{cita|Brown|p. 40}}.</ref> Anche dopo l'11 febbraio [[1618]], giorno in cui venne ammesso nella Gilda di San Luca come ''maestro'', Van Dyck lavorò con Rubens alla realizzazione di tele come ''Decio Mure congeda i littori'' o ''Achille tra le figlie di Licomede''. Nella bottega di Rubens, ormai pittore affermato in tutta [[Europa]], Van Dyck fece conoscere il suo nome negli ambienti dell'[[aristocrazia]] e della ricca [[borghesia]] e venne a contatto con la cultura classica e l'etichetta di corte.<ref>Rubens era infatti stato istruito presso la corte della contessa di Ligne.</ref> Il giovane Antoon imparò a imitare i modelli del maestro, adottandone molte caratteristiche, come è facile constatare nel dipinto ''[[L'imperatore Teodosio e sant'Ambrogio]]''. Nel [[1620]] Rubens aveva firmatofirmò un contratto con i [[Gesuiti]] di Anversa per la decorazione della loro chiesa. La decorazione, basata su disegni di Rubens, mafu eseguita da Van Dyck; oltre a questa importante commessa, Antoon ricevette anche numerose richieste di ritratti da privati per la realizzazione di ritratti. Risalgono a questi anni dipinti come il ''[[Ritratto di Cornelius van der Geest]]'' o ''Maria van de Wouwer-Clarisse''.
 
=== Primo periodo inglese ===
Nell'ottobre del [[1620]], quando avevaa ventuno anni, Van Dyck si trasferì a [[Londra]], presso la corte del [[re d'Inghilterra]] [[Giacomo I d'Inghilterra|Giacomo I]]. A convincerlo a spostarsi in [[Inghilterra]] erano stati l'insistenza del [[George Villiers, I duca di Buckingham|duca di Buckingham]] e di [[Thomas Howard, XXI conte di Arundel]], quest'ultimo grande appassionato d'arte, amico di Rubens e protettore di [[Inigo Jones]]. Durante il soggiorno a Londra, ottenne da Giacomo I una pensione annuale di cento [[sterline]]; tuttavia ben presto il conte di Arundel gli concesse un permesso di viaggio all'estero per otto mesi:; non sarebbe tornato per undici anni. Le opere eseguite da Van Dyck durante il primo soggiorno inglese sono profondamente diverse da quelle realizzate sino ad allora nelle [[Contea delle Fiandre|Fiandre]]. Ad Anversa, da poco ritornata al [[cattolicesimo]], Antoon aveva la possibilità di eseguire solamente tele a carattere religioso o ritratti. A Londra invece godette di maggiore libertà, sia nell'esecuzione dei dipinti, sia nellenella scelta del tema da rappresentare. Nel quadro ''Sir George Villiers, futuro duca di Buckingham, e la moglie Lady Katherine, come Venere e Adone'', per esempio, Van Dyck rappresenta i novelli sposi come non aveva mai fatto: la tela ha carattere allegorico, con un gusto tipicamente pastorale, ispirato a [[Tiziano]], e i due soggetti sono rappresentati a grandezza naturale.<ref>{{cita|Bodart|pp. 12-13}}.</ref> Altri dipinti conosciuti del periodo sono ''La continenza di Scipione'' e un ritratto del conte di Arundel.
 
Tornato ad Anversa, vi rimase per circa otto mesi; in questo lasso di tempo, in cuimentre Rubens si trovava lontano, dipinse alcuni dei suoi ritratti più brillanti e innovativi, come il ''Ritratto di Isabella Brant'', prima moglie di Rubens, e il ''[[Ritratto di Frans Snyders e di sua moglie Margareta de Vos]]''. Quando comunicò la sua decisione di partire per l'Italia, Rubens gli fece dono di un cavallo per il viaggio e di numerose lettere di presentazione a pittori e a committenti.
 
=== Italia ===
 
Nel [[1621]] decise di partire per l'[[Italia]], tradizionale viaggio dei pittori fiamminghi, dove rimase per sei anni, studiando e analizzando i lavori dei grandi artisti del Quattrocento e del Cinquecento e dove si affermò la sua fama di [[ritratto|ritrattista]].
<br>Il 3 ottobre 1621 partì dalla città natale alla volta della prima tappa italiana: [[Genova]]. Arrivò nella città marittima, in quel tempo retta da un governo dogale, il 20 novembre 1621 e prese alloggio nella dimora dei pittori e collezionisti d'arte fiamminghi [[Lucas de Wael|Lucas]] e [[Cornelis de Wael]]. AlPrima suodi arrivoarrivare a Genova, Antoon aveva già realizzato circa trecento dipinti,<ref>{{cita|Bodart|p. 16}}.</ref> situazione opposta a quella del suo maestro Rubens o di [[Nicolas Poussin]], che al loro arrivo in Italia non avevano ancora avuto occasione di lavorare così intensamente.
Presentato alla migliore aristocrazia cittadina, ebbe modo di ritrarre alcuni esponenti delle più facoltose [[famiglie genovesi|famiglie del patriziato locale]] ([[Spinola]], Durazzo, Lomellini, [[Doria]], Brignole, ecc.); il suo immediato successo è dovuto in modo particolare alla fama di Rubens, che eraaveva vissuto e aveva lavorato molto a Genova, e di cui Van Dyck era visto come il nuovo rappresentante e continuatore.
 
A cavallo tra il 1621 e il 1622, il poco più che ventenne Van Dyck, liberatosi, grazie all'esperienza inglese, deldal condizionamento religioso imposto dal ritorno al cattolicesimo della sua città natale ([[Anversa]]), trovò stimolante dedicarsi, oltre al ritratto, anche a scene mitologiche dove potevano anche comparire anche rappresentazioni a sfondo erotico. Fra queste, seguendo lo stile di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] (il suo pittore preferito), Van Dyck realizzò il dipinto ''[[Vertumno e Pomona]]'' (104x150 cm). Il tema svolgeè il racconto della seduzione di [[Pomona]], la dea romana preposta alla maturazione dei frutti, da parte di [[Vertumno]], il dio etrusco, considerato il fautore del variare delle stagioni; Vertumnoper avrebbeavvicinare assuntoPomona, perVertumno avvicinareavrebbe Pomona,assunto le sembianze di una vecchia, riuscendo così nell'intento di sposare Pomona, rimanendole poi per sempre fedele<ref>Ovidio, Met. XIV 623 - 700</ref>. [[File:ANTOON VAN DYCK "VERTUMNO E POMONA" (1621 - 1622).jpg|thumb|Antoon Van Dyck, ''Vertumno e Pomona'' (1621-1622)]]
 
Da questa opera, realizzata secondo i canoni tizianeschi interamente da Antoon Van Dyck, negli anni successivi verrà realizzata una replica oggi presente nel museo di [[Palazzo Bianco|Palazzo Bianco a Genova]], in cui, oltre alla mano di Van Dyck, vi è l'apporto di altri pittori, probabilmente [[Jan Roos]] ([[Anversa]] 1591 – [[Genova]] 1638) per lo sfondo. La seconda versione, presentaè dipinta su una tela più grande (142x197 cm), ma le figure di Pomona, Vertumno e [[Cupido]] sono perfettamente sovrapponibili all'opera realizzata qualche anno prima,. laLa tela di dimensioni maggiori si rese indispensabile all'epoca per dare sfogospazio alla vegetazione e alla statua di Vertumno sullo sfondo dei personaggi, come probabilmente richiesto da una committenza che, pur amando il soggetto, ne richiedeva una più ricca scenografia.
 
[[File:Anthony van Dyck - Portrait of Cardinal Guido Bentivoglio - WGA07380.jpg|thumb|''[[Ritratto del cardinale Guido Bentivoglio]]'', 1623]]
 
In seguito alla fortunata esperienza genovese, Van Dyck partì, nel febbraio [[1622]], Van Dyck partì alla volta di [[Roma]], dove soggiornò sino all'agosto di quell'anno e per gran parte del [[1623]]. Accolto con favore nella Roma pontificia, venne introdotto nei migliori ambienti della società; durante il suo secondo soggiorno ricevette dal [[cardinale]] [[Guido Bentivoglio]] due importanti commissioni, che consistevano nella realizzazione di una ''Crocifissione'' e di un ritratto a figura intera dello stesso cardinale, (il ''[[Ritratto del cardinale Guido Bentivoglio]]''). Bentivoglio era divenuto cardinale l'anno prima ed era il protettore della folta comunità fiamminga romana, essendo stato [[Nunziatura apostolica|nunzio pontificio]] a [[Bruxelles]] dal [[1607]] al [[1615]].<ref name="Brown, p.20">{{cita|Brown|p. 20}}.</ref> Oltre ala questo ritratto del cardinale Bentivoglio, uno dei più famosi di tutta la produzione di Van Dyck, il giovane pittore ritrassefece anche ilquello del cardinale [[Maffeo Barberini]], che sarebbe divenuto di lì a poco sarebbe divenuto papa, con il nome di [[Papa Urbano VIII|Urbano VIII]].<ref>Il ritratto del cardinale Barberini è andato perduto.</ref> Di questo periodo sono anchealtri numerosi ritratti, come quelli dei coniugi Shirley (''[[Ritratto di Lady Theresa Shirley]]'' e ''Ritratto di Sir Robert Shirley''). A differenza del maestro Rubens, Van Dyck non amò mai il [[Roma (città antica)|mondo classico]]. Ne è testimonianza il suo ''Taccuino italiano'', diario di schizzi e disegni realizzati sulla base di grandi opere studiate durante il soggiorno italianoin Italia.<ref name="Brown, p.20"/> A Roma ebbe comunque l'opportunità di osservare e copiare i capolavori dei grandi del [[Rinascimento]], contenuti principalmente a Palazzo Ludovisi e a [[Villa Borghese]].
 
Dalla città papale si trasferì a [[Firenze]], dove conobbe [[Lorenzo de' Medici (1599-1648)|don Lorenzo de' Medici]], figlio del [[Granducato di Toscana|granduca]] [[Ferdinando I de' Medici|Ferdinando I]], grande appassionato d'arte e generoso [[mecenatismo|mecenate]]. Probabilmente dipinse un ritratto del nobiluomo, che è andato perduto.<ref>{{cita|Bodart|p. 17}}.</ref> Lungo la strada per raggiungere il [[Veneto]], sostò a [[Bologna]] e a [[Parma]], dove ammirò gli affreschi di [[Correggio (pittore)|Correggio]]. Giunse infine a [[Venezia]], dove trascorse l'inverno 1622. Nella città lagunare, patria di uno dei suoi artisti favoriti, [[Tiziano]], fu guidato alla visita dei grandi capolavori veneziani proprio dal nipote di Tiziano, [[Cesare Vecellio]].<ref name="Brown, p.22">{{cita|Brown|p. 22}}.</ref> Antoon poté finalmente coronare il suo sogno,: vedere e analizzare le opere di Tiziano e di [[Paolo Veronese]]:. nelNel suo ''Taccuino italiano'' sono presenti disegni di opere di [[Giorgione]], [[Raffaello]], [[Guercino]], [[Annibale Carracci|Carracci]], [[Giovanni Bellini|Bellini]], [[Tintoretto]], [[Leonardo]], ma a prevalere sono quelle di Tiziano, cui sono dedicate duecento pagine.<ref name="Brown, p.22"/>
 
Da Venezia passò a [[Mantova]], dove fu introdotto alla corte dei [[Gonzaga]]. Qui conobbe [[Ferdinando Gonzaga|Ferdinando]] e [[Vincenzo II Gonzaga]], che era stato protettore di Rubens. Con il soggiorno aA Mantova, Van Dyck ebbe la possibilità di vedere la [[collezioni Gonzaga|collezione dei duchi]] prima che venisse dispersa. Nel [[1623]] fu nuovamente a Roma, città nella quale si era rifiutato di venire in contatto con la locale associazione di pittori fiamminghi, lontani dallo stile accademico, che conducevano una vita semplice e non ostentata come la sua.<ref>La ''Schildersbent'', "banda di pittori", si era costituita tra il 1621 e il 1623: i pittori che ne facevano parte erano per lo più paesaggisti e [[Caravaggio|caravaggeschi]] [[Paesi Bassi|olandesi]] ({{cita|Bodart|p. 18}}).</ref>
[[Giovanni Pietro Bellori]], nella sua opera ''Le Vite de' pittori scultori e architetti moderni'' così scrive del periodo romano di Van Dyck:
{{Citazione|''Erano le sue maniere signorili più tosto che di uomo privato, e risplendeva in ricco portamento di abito e divise, perché assuefatto nella scuola del Rubens con uomini nobili, ed essendo egli natura elevato e desideroso di farsi illustre, perciò oltre li drappi si adornava il capo con penne e cintigli, portava collane d'oro attraversate al petto, con seguito di servitori. Siché imitando egli la pompa di Zeusi, tirava a sé gli occhi di ciascuno: la qual cosa, che doveva riputarsi ad onore da' pittori fiamminghi che dimoravano in Roma, gli concitò contro un astio e odio grandissimo: poiché essi, avvezzi in quel tempo a vivere giocondamente insieme, erano soliti, venendo uno di loro nuovamente a Roma, convitarsi ad una cena all'osteria e imporgli un soprannome, col quale dopo da loro veniva chiamato. Ricusò Antonio queste baccanali; ed essi, recandosi a dispregio la sua ritiratezza, lo condannavano come ambizioso, biasimando insieme la superbia e l'arte.''<ref>{{cita|Bellori|p. 274}}.</ref>}}
==== In Sicilia ====
[[File:Van Dyck, Santa Rosalia incoronata dagli angeli.jpg|thumb|Santa Rosalia incoronata dagli angeli (1624-25)]]
Nell'aprile [[1624]] [[Emanuele Filiberto di Savoia (1588-1624)|Emanuele Filiberto di Savoia]], [[viceré di Sicilia]] per conto del [[Sovrani di Spagna|re di Spagna]] [[Filippo IV di Spagna|Filippo IV]], invitò Van Dyck a [[Palermo]], <nowiki/>perché gli facesse un ritratto. Antoon accolse l'invito e si trasferì in Sicilia, dove ritrasse il viceré, tela(oggi chela sitela trova oggiè esposta alla [[Dulwich Picture Gallery]] di [[Londra]]). Poco tempo dopo la città di Palermo fu colpita da una terribile epidemia di [[peste]] che uccise lo stesso Emanuele Filiberto. Malgrado l'infuriare della pestilenza, Van Dyck rimase in città all'incirca fino al settembre [[1625]].<ref name="Agostino Gallo-10">{{cita libro|p= 10 |autore= Agostino Gallo |wkautore= Agostino Gallo |titolo= Elogio storico di Pietro Novelli da Morreale in Sicilia, pittore, architetto e incisore |url= https://books.google.it/books?id=8003AQAAMAAJ |urlarchivio= https://web.archive.org/web/20190402222449/https://books.google.it/books?id=8003AQAAMAAJ |edizione= 3 |città= Palermo |editore= Reale Stamperia |anno= 1830 }}</ref>
 
Qui conobbe l'anzianala pittrice [[Sofonisba Anguissola]], ormai novantenne, che sarebbe morta l'anno seguente e di cui Antoon fece un ritratto. Durante l'incontro, che Van Dyck descrisse come "cortesissimo", l'anziana donna, quasi completamente [[cecità|cieca]], gli diede preziosi consigli e avvertimenti al giovane pittore, oltre a raccontargli episodi della sua vita.<ref>{{cita|Bodart|p. 20}}.</ref> Il ritratto di Sofonisba Anguissola è conservato nel ''Taccuino italiano''.<ref>Van Dyck scrisse dell'incontro con Sofonisba Anguissola: "Mentre le facevo il ritratto mi diede molti spunti, come quello di non prendere la luce troppo dall'alto, altrimenti l'ombra delle rughe della vecchiaia diventa troppo forte, e molti altri buoni consigli, mentre mi raccontava episodi della sua vita…" ({{cita|Brown|p. 23}}).</ref>
Poco dopo il ritrovamento delle reliquie di [[santa Rosalia]] (15 luglio 1624), che fu fatta patrona della città, a Van Dyck furono commissionate a [[Palermo]] alcune tele che avrebbero dovuto raffigurare la santa. Dipinse tra gli altri una ''Crocifissione'', oggi esposta nella [[Cattedrale di San Lorenzo (Trapani)|cattedrale di San Lorenzo]] a [[Trapani]], identico soggetto per la commissione del 1624 destinata a [[Palazzo Alliata di Villafranca]],<ref name="Palazzo Alliata">Palazzo Alliata di Villafranca [https://palazzoalliatadivillafranca.wordpress.com/]</ref><ref name="Francesco Alliata">{{cita libro|autore= Francesco Alliata |titolo= Il Mediterraneo era il mio regno: Memorie di un aristocratico siciliano |url= https://books.google.it/books?id=WOLbCgAAQBAJ |editore= Il Cammello Battriano, Neri Pozza Editore |città= Vicenza |anno= 2015 |ISBN= 978-88-545-1110-1 }}</ref> entrambi probabilmente coevi al dipinto custodito a [[Museo nazionale di Capodimonte|Capodimonte]] proveniente dalla collezione Diego Santorio.
 
[[File:Van Dyck - Madonna del Rosario - Palermo.jpg|left|thumb|''[[Madonna del Rosario (van Dyck Oratorio del Rosario di San Domenico)|Madonna del Rosario]]'', 1625-1627]]
Visto il continuo infuriare della peste, Antoon nell'autunno 1625 Antoon tornò a Genova, dovee lì completò la realizzazione della [[Pala d'altare|pala]] raffigurante la ''[[Madonna del Rosario (van Dyck Oratorio del Rosario di San Domenico)|Madonna del Rosario]]'',<ref name="Agostino Gallo-10"/> poi inviata a Palermo, dove è esposta all'Oratorio di San Domenico considerata come il maggior capolavoro religioso dell'artista eseguito in Italia.,<ref>{{cita|Bodart|pp. 20-21}}.</ref>
poi inviata a Palermo, dove è esposta all'Oratorio di San Domenico. Negli anni che seguirono, sino al 1627, Van Dyck risiedette quasi sempre a Genova, eccetto un breve periodo nel [[1625]] in cui fu ospite in [[Provenza]] dell'[[Umanesimo|umanista]] [[Nicolas-Claude Fabri de Peiresc]].
 
Durante il periodo dila permanenza a Genova, Antoon van Dyck fu soprattutto ritrattista. Purpur non abbandonando temi religiosi e mitologici, l'artista si concentrò sul genere del ritratto:. leLe sue tele erano solitamente di grandi dimensioni e raffiguravano personaggi della migliore nobiltà, spesso a figura intera. I ritratti spiccano per la loro maestosità e per la grande resa psicologica delle persone, che emerge senza il bisogno di un simbolismo particolare. I ritratti doppi sono rari e sempre divisi in due tele differentidistinte, come il ''[[Ritratto equestre di Anton Giulio Brignole-Sale]]'', creato assieme al ''Ritratto di Paolina Adorno, marchesa di Brignole-Sale''.<ref>{{cita|Bodart|pp. 25-26}}.</ref> Attenzione particolare è rivolta da Van Dyck ai ritratti di gruppo, come ''[[Ritratto della famiglia Lomellini|La famiglia Lomellini]]'', e ai ritratti di bambini. Pur essendo ancora una volta Rubens il suo costante riferimento, Van Dyck riesce a far irradiare dai suoi personaggi un maggiore distacco e il senso di ''grandeur'' che i grandi nomi della ricca aristocrazia cittadina desideravano mostrare.<ref name="Brown, p.24">{{cita|Brown|p. 24}}.</ref> I bambini sono colti con grande maestria, singolarmente, come nel caso del ''Ritratto di Filippo Cattaneo'' e il ''Ritratto di Maddalena Cattaneo (già nota come Clelia Cattaneo)'' o accompagnati dai loro genitori, come il ''[[Ritratto di nobildonna genovese con il figlio]]''.
 
=== Il ritorno nelle Fiandre ===
[[File:Anthonis van Dyck 021.jpg|thumb|''[[Ritratto di Maria Luisa de Tassis]]'', 1629]]
 
Nel settembre [[1627]] tornò nella natia Anversa, richiamato dalla morte della sorella Cornelia.<ref name="Brown, p.24"/> I primi mesi furono caratterizzati da una grande produzione religiosa: Antoon, fervente [[cattolicesimo|cattolico]], si unì alla Confraternita dei Celibi, creata dai gesuiti di Anversa, che gli commissionarono anche due [[retablo|pale d'altare]], eseguite tra il [[1629]] e il [[1630]]. In questo periodo i ritratti di carattere mitologico (''[[Sansone e Dalila (van Dyck)|Sansone e Dalila]]'') sono rari, mentre abbondano quelli a carattere biblico-religioso, tra i quali spiccano il dipinto ''Estasi di sant'Agostino'', posto accanto a una tela di Rubens e a una di [[Jacob Jordaens|Jordaens]] e l<nowiki>'</nowiki>''Adorazione dei pastori''. Oltre a ciò, Van Dyck eseguì anche sei ''Crocifissioni'', un ''Compianto sul Cristo morto'' e una ''Incoronazione di spine''. Tutti questi lavori sono intrisi di un fervore e di una profondità intensi e mistici,<ref>{{cita|Brown|p. 27}}.</ref> ma soprattutto nell'ultimo, appaiono note preromantiche oltre alla linea barocca predominante.<ref>{{cita libro|titolo= Atlante della pittura - Maestri fiamminghi |autore= Luigi Mallé |editore= De Agostini |città= Novara |anno= 1965 |p= 50 |capitolo= Antoon van Dyck }}</ref>
[[File:Anthonis van Dyck 052b.jpg|thumb|left|''[[Sansone e Dalila (van Dyck)|Sansone e Dalila]]'', 1630]]
La fama di grande ritrattista con la quale era tornato dal soggiorno in dall'Italia, gli permise di entrare al servizio dell'[[arciduca|arciduchessa]] [[Isabella Clara Eugenia d'Asburgo|Isabella d'Asburgo]], reggente dei [[Paesi Bassi]] per conto del re di Spagna, di cui divenne pittore di corte. Dipinse un ritratto dell'arciduchessa, per il quale ricevette in cambio una collana d'oro, e di numerosi membri della sua corte. Con l'ingresso a corte crebbe maggiormente la sua fama di ritrattista. I committenti erano molto numerosi e appartenevano alle grandi famiglie della nobiltà di [[Fiandra]] e del [[Ducato di Brabante|Brabante]]. Uno dei maggiori lavori dell'epoca è il ''[[Ritratto di Maria Luisa de Tassis]]'', appartenente a una delle più ricche famiglie del nord Europa. La nobildonna appare fiduciosasicura di sé, consapevole della propria bellezza, con un abito prezioso ed elaborato.
Nel settembre [[1631]] Van Dyck ricevette nel suo atelier la [[re di Francia|regina di Francia]] [[Maria de' Medici]] assieme al figlio minore [[Gastone d'Orléans (1608-1660)|Gastone d'Orléans]], in esilio, che si fecero ritrarre. La regina ha lasciatolasciò un resoconto della sua visita a Van Dyck, ammettendoin cui riferì di aver visto nella sua collezione diverse opere di Tiziano.<ref name="Bodart, p.33">{{cita|Bodart|p. 33}}.</ref> Antoon era infatti riuscito ad accumulare un numero consistente di opere di pittori italiani: diciassette di Tiziano, due di [[Tintoretto]], tre di [[Anthonis Mor]], tre di [[Jacopo da Bassano]] e altre.<ref>{{cita|Brown|p. 28}}.</ref>
Oltre ai ritratti dia personaggipersonagi aristocratici, Van Dyck ritrasse anche amici artisti, come l'incisore Karel de Mallery, il musicista Henricus Liberti e il pittore Marin Rijckaert. E malgrado le [[Contea delle Fiandre|Fiandre]] e l'[[Contea d'Olanda|Olanda]] fossero in guerra, Van Dyck riuscì a giungere alla corte de [[L'Aia]], dove ritrasse [[Federico Enrico d'Orange]] con la moglie e il figlio [[Guglielmo II d'Orange|Guglielmo]]. Per il principe eseguì anche due tele con soggetti ripresi dalla letteratura italiana, ''Amarilli e Mirtillo'' (da [[Battista Guarini|Guarini]]) e ''Rinaldo e Armida'' (da [[Torquato Tasso|Tasso]]). Presso la città di [[Haarlem]], conobbe [[Frans Hals]].<ref name="Bodart, p.33"/> E duranteDurante un secondo soggiorno in Olanda, tra il [[1631]] e il [[1632]], conobbe anche [[Federico V Elettore Palatino|Federico V]], ex [[re di Boemia]] in esilio, che gli commissionò i ritratti dei due figli, [[Carlo I Luigi del Palatinato|Carlo Luigi]] e [[Rupert del Palatinato|Rupert]].
Dal [[1629]] incominciarono i rapporti tra Van Dyck e il re inglese [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]]. Tramite il suo intermediario Sir [[Endymion Porter]], il re acquistò la tela a carattere mitologico ''Rinaldo e Armida''.
 
=== Londra ===
[[File:Triple portrait of Charles I.jpg|left|thumb|''[[Triplo ritratto di Carlo I]]'', 1635]]
 
[[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]] fu, tra i sovrani inglesi del passato e quelli europei suoi contemporanei, quello che più apprezzò l'arte pittorica e che si dimostrò sempre un munifico mecenate e protettore degli artisti.<ref>{{cita|Brown|p. 79}}.</ref> Il pittore preferito dal re era Tiziano, e in Van Dyck vedeva il suo erede: prima dell'arrivo di Van Dyck a [[Londra]], alla corte di Carlo lavoravano già numerosi pittori, come l'anziano [[Marcus Gheeraerts il Giovane]], ritrattista di [[Elisabetta I d'Inghilterra|Elisabetta I]], [[Daniel Mytens]] e [[Cornelis Janssens van Ceulen]].; Concon l'arrivo di Van Dyck, tutti questi pittori sparirono. Carlo aveva trovato finalmente il pittore di corte che desiderava da anni.<ref>{{cita|Brown|p. 80}}.</ref>
 
Qualche anno prima, nel [[1628]], Carlo aveva acquistato dal [[Carlo I di Gonzaga-Nevers|duca di Mantova]] la grande collezione di dipinti accumulati negli anni dai [[Gonzaga]], anch'essi noti protettori di artisti di fama internazionale. Inoltre, fin dalla sua ascesa al trono, Carlo I aveva cercato di introdurre alla sua corte artisti di diverse nazionalità, in particolare italiani e fiamminghi. Nel [[1626]] era riuscito a convincere a trasferirsi a [[Londra]] il pittore italiano [[Orazio Gentileschi]], che fu nominato pittore di corte e che si dedicò, tra le altre cose, alla decorazione della ''Casa delle Delizie'', residenza della regina [[Enrichetta Maria di Borbone-Francia|Enrichetta Maria]] presso la città di [[Greenwich]]. Pochi anni dopo, nelNel [[1638]] riuscì a far approdare in Inghilterra anche la figlia di Orazio, [[Artemisia Gentileschi]], di cui conservò un celebre dipinto, l<nowiki>'</nowiki>''[[Autoritratto come allegoria della pittura|Autoritratto in veste di Pittura]]''.
 
EntroAd l'aprile [[1632]], Van Dyck era giuntogiunse per la seconda volta in Inghilterra. Accolto con tutti gli onori, fu presentato al re, che aveva conosciuto anni prima come [[principe del Galles|principe di Galles]], e prese alloggio a Londra, presso la dimora di Edward Norgate, scrittore d'arte, a spese della Corona.<ref>{{cita|Bodart|p. 38}}.</ref> In seguito cambiò residenza persi stabilirsistabilì a [[Blackfriars]], lontano dall'influenza della [[Worshipful Company of Painter-Stainers]], importante organizzazione di pittori londinese. In questa grande casa, dono del re, con un giardino sul [[Tamigi]], riceveva ospiti e spesso eseguiva i suoi dipinti. Pochi mesi dopo, il 5 luglio 1632, Carlo I gli conferì il titolo nobiliare di [[baronetto]], nominandolo membro dell'[[Ordine del Bagno]] e gli garantì una rendita annua di duecento sterline, oltre a rendere ufficiale la sua nomina a [[Principal Painter in Ordinary|primo pittore di Corte]].<ref>{{cita|Müller Hofstede|p. 56}}.</ref> Bellori si espresse in questo modo sul periodo inglese di Van Dyck in questo modo:
[[File:Van dyck tomaso 1634 1635.jpg|thumb|''[[Il principe Tommaso Francesco di Savoia Carignano]] '', 1634]]
 
{{Citazione|''Contrastava egli con la magnificenza di Parrasio, tenendo servi, carrozze, cavalli, suonatori, musici e buffoni, e con questi trattenimenti dava luogo a tutti li maggiori personaggi, cavalieri e dame, che venivano giornalmente a farsi ritrarre in casa sua. Di più trattenendosi questi, apprestava loro lautissime vivande alla sua tavola, con ispesa di trenta scudi il giorno.''<ref>{{cita|Bellori|p. 278}}.</ref>}}
 
Tuttavia, nel [[1634]], per circa un anno, Van Dyck decise di trasferirsi per circa un anno ad Anversa e a [[Bruxelles]], per far visita alla famiglia. Dopo aver acquistato una tenuta ad Anversa, in aprile fu chiamato a Bruxelles. Qui assistette all'entrata in città del [[Ferdinando d'Asburgo (1609-1641)|Cardinale-Infante Ferdinando d'Asburgo]], fratello del re Filippo IV di Spagna, nuovo reggente dei Paesi Bassi spagnoli. Van Dyck ritrasse numeroseparecchie volte il nuovo reggente e numerosi esponenti del clero e dell'aristocrazia. Uno dei più ambiziosi ritratti di gruppo di questi anni è il ''Ritratto del conte Johannes di Nassau Siegen e la sua famiglia''. Nel corso del suo soggiorno a Bruxelles incontrò anche [[Tommaso Francesco di Savoia]], primo principe di Carignano e comandante generale delle forze spagnole nei Paesi Bassi, di cui eseguì un grande ritratto equestre, in cui il principe appare in tutta la sua maestà, tenendo con fermezza uno splendido cavallo bianco mentre si impenna. Questo ritratto fu anche modello per il ''[[Ritratto del conte-duca di Olivares a cavallo]]'' di [[Diego Velázquez]].<ref>{{cita|Brown|pp. 275-276}}.</ref> Poco prima del suo ritorno in Inghilterra, Van Dyck fu chiamato a eseguire un grande ritratto di gruppo raffigurante tutti i membri del [[Comuni del Belgio|Consiglio cittadino]] e del [[borgomastro]], coloro che avevano il compito di governare la città. Il quadro era destinato alla sala del tribunale del [[Grand Place di Bruxelles|Municipio di Bruxelles]]. Durante il [[bombardamento di Bruxelles|bombardamento]] [[Francia|francese]] su Bruxelles ordinato dal [[Maresciallo di Francia|maresciallo]] [[François de Neufville, duca di Villeroi|de Villeroi]] nel [[1695]], il dipinto andò distrutto.<ref>{{cita|Brown|p. 288}}.</ref>
 
Tornato a Londra, Van Dyck entrò a far parte del folto gruppo di cortigiani cattolici fedeli alla regina Enrichetta Maria, tra cui [[Kenelm Digby]] ed [[Endymion Porter]]. Il re si fece ritrarre innumerevoli volte, in ritratti singoli, accompagnato dalla regina o dai figli. La tela più famosa di Carlo assieme alla sua famiglia è il ''Greate Peece'', di grande formato e raffigurante il re e la regina seduti: accanto al sovrano sta in piedi il piccolo [[Carlo II d'Inghilterra|Carlo, principe del Galles]], mentre fra le braccia della regina siede [[Giacomo II d'Inghilterra|Giacomo, duca di York]]. LaAnche la regina fuamava altrettantofarsi esigentedipingere conda Van Dyck, che la ritrasse in molte tele, tra cui illa più celebre è ''[[La regina Enrichetta Maria con il nano Jeffrey Hudson]]'', in cui Enrichetta, è raffigurata con abiti da caccia è raffigurata, in compagnia del suo nano Jeffrey Hudson. Alla regina, piuttosto bassa, Van Dyck addolcì la forma del naso e la mascella, enfatizzando il candore della carnagione.<ref>{{cita|Brown|p. 29}}.</ref> Carlo commissionò anche dipinti raffiguranti i suoi figli, come ''[[I tre figli maggiori di Carlo I]]'', un ritratto di nobiltà tra i più riusciti, suggestivo quanto sontuoso, poi inviato dalla regina a sua sorella la [[Maria Cristina di Borbone-Francia|duchessa di Savoia]] e ''[[I cinque figli maggiori di Carlo I]]''.
[[File:Anthony van Dyck- Thomas Killigrew and (possibly) Lord William Crofts.JPG|thumb|left|''Ritratto di Thomas Killigrew e Lord William Crofts'', 1638]]
 
Oltre a dipingere, Antoon apriva la sua casa alla migliore nobiltà e si intratteneva con musici e buffoni; offriva banchetti, possedevaaveva servi, carrozze e cavalli. Uno deidegli ospiti più assidui frequentatori della casa di Van Dyck era proprio Carlo I, che fece addirittura fare delle modifiche al giardino della casa del suo pittore perché potesse raggiungerlo facilmente via fiume.<ref>{{cita|Müller Hofstede|p. 59}}.</ref>
Nella casa di Van Dyck visse anche la sua amante, Margaret Lemon, ritratta più volte in vesti allegoriche e mitologiche. Si dice che la donna fosse talmente gelosa di Antoon che una volta tentò di mordergli un dito della mano per impedirgli di ritrarre dellealcune signore.<ref>{{cita|Müller Hofstede|p. 60}}.</ref> Nel [[1640]] Antoon decise di prendere moglie e, ormai quarantenne, sposò una nobildonna [[Scozia|scozzese]], Mary Ruthven, dama di compagnia della regina. Ma l'unica sua attività a Londra era quella di ritrattista, mentre egli sognava un progetto più grande, un ciclo pittorico di carattere di storico.<ref name="Brown, p.31">{{cita|Brown|p. 31}}.</ref> Aveva incominciato la realizzazione di una serie di arazzi volti all'esaltazione dell'antico [[Ordine della Giarrettiera]], che però non ebbe seguito. Quando nel maggio [[1640]] morì Rubens, gli venne offerto di andare ad Anversa a dirigere la sua bottega. Mentre stava per partire, gli venne riferito che il [[re di Francia]] [[Luigi XIII di Francia|Luigi XIII]] era alla ricerca di un artista che decorasse le sale principali della reggia del [[Louvre]]. Era ciò che stava aspettando da anni; nel gennaio [[1641]] si recò a [[Parigi]], rientrando a Londra in maggio. In questa occasione dipinse il doppio ritratto ''[[Ritratto di Guglielmo II di Nassau-Orange e la principessa Maria]]'', per celebrare le nozze tra i due principi. InRientrato a Londra a maggio, in ottobre si recò ad Anversa e poi di nuovo a Parigi, dove ricevette la notizia che la decorazione del Louvre era stata affidata a [[Nicolas Poussin]] e a [[Simon Vouet]] e dove fu costretto a rifiutare l'esecuzione del ritratto di un cardinale (non si sa se [[Armand-Jean du Plessis de Richelieu|Richelieu]] o [[Giulio Mazarino|Mazzarino]]).<ref>{{cita|Müller Hofstede|p. 63}}.</ref> Per motivi di salute dovette fare precipitosamente ritorno a Londra. Il re inviò presso la dimora di Van Dyck il suo medico personale, offrendogli trecento sterline se fosse riuscito a salvare la vita del suo pittore. Il 1º dicembre 1641 lady Van Dyck diede alla luce la loro prima figlia, Justiniana. Qualche giorno dopo Antoon fece testamento, a favore della figlia, della moglie, delle sorelle e di una figlia naturale che aveva avuto ad Anversa.<ref name="Brown, p.31"/> Il 9 dicembre Antoon van Dyck morì nella sua casa di Blackfriars e venne sepolto alla presenza della corte nella [[Cattedrale di San Paolo (Londra)|Cattedrale di San Paolo]]. La tomba andò distrutta pochi anni dopo, insieme con la Cattedrale stessa, nel [[Grande incendio di Londra]] nel [[1666]].
 
Il 1º dicembre 1641 lady Van Dyck diede alla luce la loro figlia, Justiniana. Qualche giorno dopo Antoon fece testamento a favore della figlia, della moglie, delle sorelle e di una figlia naturale che aveva avuto ad Anversa.<ref name="Brown, p.31" /> Il 9 dicembre Antoon van Dyck morì nella sua casa di Blackfriars e fu sepolto alla presenza della corte nella [[Cattedrale di San Paolo (Londra)|Cattedrale di San Paolo]]. La tomba andò distrutta pochi anni dopo, insieme con la Cattedrale stessa, nel [[Grande incendio di Londra]] nel [[1666]].
 
== L'artista e le opere ==
[[File:Anthony van Dyck 090.jpg|thumb|''[[Ritratto di Isabella Brant (van Dyck)|Ritratto di Isabella Brant]]'', 1621]]
La vicenda di Van Dyck è per molti versi assimilabile a quella di [[Raffaello]]: entrambi morirono giovani, entrambi morirono prima di vedere l'uno le atrocità del [[Sacco di Roma (1527)|Sacco di Roma]], l'altro i disordini della [[rivoluzione inglese|guerra civile]].<ref>{{cita|Bodart|p. 46}}.</ref>
Van Dyck morì prima di vedere il suo re processato e decapitato dinnanzi al suo stesso [[palazzo di Whitehall]]. All'esecuzione del re, seguì la dispersione della sua collezione artistica, che contava 1 570 dipinti, tra cui i molti eseguiti dadallo stesso Van Dyck; tra i maggiori compratori [[Filippo IV di Spagna]] e il cardinale [[Giulio Mazzarino]].
 
Van Dyck fu soprattutto ritrattista; ma non vanno dimenticati i suoi lavori di carattere religioso e mitologico.
 
=== Rubens e Van Dyck ===
I primi contatti fra Rubens e il giovane Van Dyck risalgono al [[1615]], quando Antoon aveva aperto una bottega personale. Molti importanti pittori di [[Anversa]], come [[Frans Snyders]], vi facevano visita alla bottega, per dare consigli o anche semplicemente per osservare il lavoro del giovane talento.<ref>{{cita|Bodart|p. 7}}.</ref> Qualche anno dopo Antoon entrò effettivamentea tutti gli effetti nella bottega di Rubens, di cui aveva potuto ammirare le grandi pale conservate nelle chiese cittadine. Durante il loro periodo di collaborazione erano soliti agire in questo modo: Rubens cercava i committenti, preparava i bozzi e i disegni preparatori, ma poi era Van Dyck a eseguire il dipinto. TestimoniLo di ciò sono letestimoniano numerose opere del periodo, come le ''[[Storie di Decio Mure]]'', di carattere profano, e la decorazione del soffitto della [[Chiesa di San Carlo Borromeo, Anversa|chiesa del Gesù]] di Anversa, di carattere sacro.<ref>L'intero ciclo pittorico eseguito da Van Dyck andò perduto nel [[1718]], in seguito all'incendio della chiesa. ({{cita|Bodart|p. 7}})</ref> Secondo alcune fonti, Van Dyck fu dunque ammiratore e allievo di Rubens, ma anche un assistente e un amico, come testimonierebbeconferma il ''Ritratto di Isabella Brant'', raffigurante la prima moglie di Rubens, regalato al grande pittore da Antoon, e i ritratti di Van Dyck eseguiti da Rubens, che lo aveva definito come il migliore dei suoi allievi.<ref>{{cita|Bodart|p. 8}}.</ref> AltreSecondo altre fonti, invece, fannoin appariregioventù Van Dyck comefu un ammiratore sincero di Rubens in gioventù, che identificava come un modello per i suoi dipinti, ma che col passare del tempo era divenuto una presenza troppo ingombrante nella piccola realtà delle Fiandre, tanto da costringere il giovane Antoon a cercare fortuna prima in Inghilterra, poi in Italia. E anche Rubens, quando si accorse delle capacità del giovane allievo, che avrebbe potuto mettere in ombra il suo nome, fece di tutto per allontanarlo da Anversa, procurandogli lettere di raccomandazione e garantendogli l'aiuto di ricchi gentiluomini, sia inglesi, come il conte di Arundel, sia italiani.<ref>{{cita|Brown|p. 19}}.</ref>
 
=== Dipinti religiosi ===
[[File:Anthonis van Dyck 005.jpg|thumb|''[[L'imperatore Teodosio e sant'Ambrogio]]'']]
 
All'inizio della sua formazione, nella bottega di Van Balen, il giovane Antoon si cimentò principalmente nella realizzazione di opere a carattere religioso. Nell'Anversa appena riconquistata dal [[cattolicesimo romano]], il genere pittorico più richiesto era proprio quello religioso e biblico. La prima grande commissione che ricevette Van Dyck fu proprio l'incarico di realizzare dipinti raffiguranti i dodici apostoli. Con l'avvicinarsi alla bottega di Rubens gli incarichi religiosi crebbero notevolmente. Rappresentativa dei dipinti pittorici a carattere sacro della produzione di Van Dyck è la tela ''[[L'imperatore Teodosio e sant'Ambrogio]]'' del 1619-20.
 
Questa grande tela rappresentaraffigura l'incontro tra il peccatore [[Teodosio I]] e l'[[arcivescovo di Milano]] [[Aurelio Ambrogio|Ambrogio]]. Per la realizzazione della tela, Van Dyck fece riferimento a ''[[L'imperatore Teodosio e sant'Ambrogio (1617-18)|L'imperatore Teodosio e sant'Ambrogio]]'', che aveva eseguito qualche anno prima assieme a Rubens. Tuttavia le differenze appaiono chiare: nel dipinto di Van Dyck, conservato a [[Londra]] e attualmente esposto a Roma a Palazzo Venezia, l'imperatore è senza barba, lo sfondo architettonico è maggiormente evidenziato, e oltre al [[pastorale (liturgia)|pastorale]], si stagliano nel cielo diverse armi, portate dal seguito di Teodosio. E mentre nella tela conservata a [[Vienna]] di Rubens sul mantello del vescovo si possono vedere ritratti Cristo e [[san Pietro]], che sottolineano l'autorità di Ambrogio, in quella di Van Dyck il mantello si presenta come un esempio di grande bravura nella realizzazione pittorica di stoffe e ricami. Altra aggiunta di Van Dyck è il cane, posto ai piedi dell'imperatore.<ref>{{cita|Brown|pp. 134-135}}.</ref> LeNel pennellatedipinto sono,di nelLondra dipintole dipennellate Londra,sono date con energia e vigore, mentre in quella di Vienna appaiono più morbide e leggere.
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[[File:Anthonis van Dyck 001.jpg|thumb|''[[Amore e Psiche (van Dyck)|Amore e Psiche]]'']]
 
Non presenti costantementecostanti come i dipintiquadri religiosi o i ritratti, i dipinti a carattere mitologico e storico accompagnano comunque tutta la produzione di Van Dyck. Durante il periodo di collaborazione con Rubens, a Van Dyck fu, per esempio, affidato un ciclo di dipinti che raccontassero ed esaltassero la vita e le imprese del romano Decio Mure. Tra i suoi dipinti più celebri ''La continenza di Scipione'' e ''[[Sansone e Dalila (van Dyck)|Sansone e Dalila]]''. Dopo essereil rientratorientro dall'Italia, edove il pittore averaveva visto numerose opere di Tiziano, l'esecuzione dei soggetti acquistò una nuova diversa componente dovuta dall'influenza del maestro italiano. Il dipinto più famoso di carattere mitologico è senza dubbio l<nowiki>'</nowiki>''[[Amore e Psiche (van Dyck)|Amore e Pische]]'' realizzato per il re Carlo I e ora proprietà della regina [[Elisabetta II d'Inghilterra|Elisabetta II]].
 
Sono fin troppo evidenti in questo dipinto, come in gran parte di quelli a carattere mitologico, i riferimenti alla pittura italiana rinascimentale di Tiziano e [[Dosso Dossi]]. Un confronto con il ''[[Bacco e Arianna (Tiziano)|Bacco e Arianna]]'' di Tiziano è fondamentale.<ref>{{cita|Brown|p. 329}}.</ref> I soggetti sono rappresentati con una delicatezza ricercata, le pennellate rotonde e i lineamenti perfettamente definiti. Forte è anche la componente allegorica: [[Cupido|Amore]] sta giungendo a salvare [[Psiche]], dopo che questa, come racconta [[Apuleio]] nell<nowiki>'</nowiki>''[[Le metamorfosi (Apuleio)|Asino d'oro]]'', è caduta in un sonno mortale. Dietro al corpo di Psiche, abbandonato su una roccia con morbidezza, si stagliano due grandi alberi, l'uno rigoglioso, a simboleggiare la vita, l'altro arso e spoglio, a simboleggiare lo spirito aleggiante della morte. Questa tela è caratterizzata da un forte sentimento di partecipazione, inserito in una delicata e lirica atmosfera idilliaca.<ref>{{cita|Müller Hofstede|p. 164}}.</ref>
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[[File:Anthonis van Dyck 012.jpg|thumb|''[[La famiglia Lomellini]]'']]
 
La principale attività di Van Dyck in Italia, e a Genova in particolare, fu quella di ritrattista. La nobiltà genovese, che aveva conosciuto l'abilità di Rubens qualche anno prima, non volle lasciarsi sfuggire l'opportunità di farsi ritrarre dal migliore allievo del maestro fiammingo. Del resto, i rapporti di Van Dyck con l'aristocrazia genovese precedettero il suo stesso arrivo presso la Superba. È documentato, infatti, che il primo ritratto di un nobile genovese, quello di Gio. Agostino Balbi (ritratto non ancora identificato o perduto), sia stato eseguito ad Anversa, prima dell'arrivo di Van Dyck in Italia. Giunto a Genova, fu proprio la casata Balbi ad assegnargli le prime commesse, imitata poi da gran parte del ceto gentilizio locale. Ecco così cheCosì a Van Dyck furono commissionati numerosissimi ritratti, singoli o di gruppo. Fu in questa occasione che Van Dyck dimostrò di essere molto abile anche nel ritrarre bambini, gruppi familiari e uomini a cavallo. Fra i ritratti di gruppo del periodo genovese il più conosciuto è ''[[La famiglia Lomellini]]''.
 
Come per la maggior parte dei ritratti del periodo genovese anche nel caso dei Lomellini non si conoscono con certezza i nomi dei personaggi ritratti: si suppone comunque che siano la seconda moglie, i due figli maggiori e i due figli minori di Giacomo Lomellini, allora [[Dogi della Repubblica di Genova|Doge]] della [[Repubblica di Genova]]. Nel dipinto — tra i più complessi fra quelli del periodo italiano — il figlio maggiore del Doge, Nicolò, inserito sotto un arco trionfale, è rappresentato vestito con l'armatura mentre regge in mano una lancia spezzata, simbolo della difesa cittadina (allora in guerra con i Savoia) mentre la donna e i bambini sono rappresentati sotto a una statua di ''Venus pudica'', a rappresentare la difesa della sfera familiare.<ref>{{cita|Brown|p. 186}}.</ref>
Durante la sua permanenza a Londra, Van Dyck ritrasse numerosi personaggi della corte e della piccola nobiltà, ma anche membri della famiglia reale. I committenti sono spesso ritratti a figura intera, come nel caso del ''[[Ritratto di Lord John e Lord Bernard Stuart]]'' oppure del ''[[Ritratto di Thomas Wentworth, I conte di Strafford]]'', ma di frequente sono rappresentati seduti o a mezzo busto, come il ritratto ''[[Dorothy Savage, viscontessa Andover e sua sorella Elizabeth, Lady Thimbleby]]''. Uno dei migliori e più interessanti lavori del periodo inglese è il ritratto ''[[Carlo Ludovico e Rupert, principi palatini]]''.
 
Il dipinto rappresenta i due figli del re d'Inverno [[Federico V Elettore Palatino|Federico V]], giunti alla corte dello zio Carlo I alla ricerca di aiuti finanziari e militari per il padre, in esilio a [[L'Aia]]. [[Carlo I Luigi del Palatinato|Carlo Luigi]], sulla sinistra, è il maggiore dei fratelli, mentre [[Rupert del Palatinato|Rupert]], sulla destra, è il minore. Carlo Luigi, più motivato nel recupero del trono perduto, è rappresentato con il bastone del comando militare in mano mentre fissa direttamente l'osservatore con uno sguardo a metà tra la rassegnazione e la combattività. Rupert, invece, più slanciato del fratello, guarda l'orizzonte con occhi stanchi e non poggia la mano sulla spada come il fratello, ma l'avvicina al busto con noncuranza. Il primo farà di tutto per recuperare la dignità paterna, combattendo anche contro lo zio Carlo I, che aveva rifiutato aiuti militari, mentre il secondo rimarrà alla corte inglese e combatterà durante la guerra civile divenendo uno dei simboli della [[Cavalier (realista)|fedeltà realista]].
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[[File:Charles I with M. de St Antoine (1633); Anthony Van Dyck.jpg|thumb|''[[Ritratto di Carlo I con M. de Saint-Antonie suo maestro di equitazione]]'']]
 
Il personaggio che più volte appare nei ritratti eseguiti da Van Dyck è senza dubbio Carlo I Stuart, re d'Inghilterra e suo protettore munifico. Van Dyck lo rappresentò circondato dalla famiglia, con la sola moglie Enrichetta, ma soprattutto singolarmenteda solo. I dipinti sono di vario formato, e il sovrano è raffigurato in pose differenti: a cavallo, come nel caso del (''[[Carlo I a cavallo]]''), a figura intera, come nel (''[[Ritratto di Carlo I a caccia|Le Roi à la chasse]])'', a mezzo busto come nel (''[[Re Carlo I e la regina Enrichetta Maria]]'') e infine in più posizioni, come nel ''[[Triplo ritratto di Carlo I]]'', poi inviato a [[Roma]] presso la bottega di [[Bernini]]. Il più ambizioso dei ritratti di Carlo è il ritrattoquello equestre in cui il sovrano appare in compagnia del suo insegnante di equitazione.
 
Nel ''[[Ritratto di Carlo I con M. de Saint-Antonie suo maestro di equitazione]]'', Van Dyck realizza il più solenne dei ritratti equestri del sovrano: Carlo sta attraversando un arco di trionfo, dal quale ricadono pesanti drappi verdi, veste l'armatura e tiene in mano il bastone del comando mentre cavalca uno splendido cavallo bianco. Se la descrizione si fermasse a questo punto, sembrerebbe un dipinto di qualche generale vittorioso:; ma a sottolineare che è addirittura il re il personaggio ritratto, Van Dyck inserisce alla sinistra del sovrano il suo maestro di equitazione, che guarda verso questi, dal basso, con uno sguardo di sottomissione e venerazione; alla sinistra invece un grande stemma che reca i simboli della [[Stuart|dinastia reale Stuart]] e un'imponente [[corona (copricapo)|corona]]. Oltre all'amore, sconfinato, del sovrano per l'arte, Carlo la vedeva anche come un potente mezzo di propaganda politica, specialmente in anni difficili come quelli appena precedenti la guerra civile.
 
Oltre all'amore, sconfinato, del sovrano per l'arte, Carlo la vedeva anche come un potente mezzo di propaganda politica, specialmente in anni difficili come quelli appena precedenti la guerra civile.
Nel ''[[Ritratto di Carlo I con M. de Saint-Antonie suo maestro di equitazione]]'', Van Dyck realizza il più solenne dei ritratti equestri del sovrano: Carlo sta attraversando un arco di trionfo, dal quale ricadono pesanti drappi verdi, veste l'armatura e tiene in mano il bastone del comando mentre cavalca uno splendido cavallo bianco. Se la descrizione si fermasse a questo punto sembrerebbe un dipinto di qualche generale vittorioso: ma a sottolineare che è addirittura il re il personaggio ritratto, Van Dyck inserisce alla sinistra del sovrano il suo maestro di equitazione, che guarda verso questi, dal basso, con uno sguardo di sottomissione e venerazione; alla sinistra invece un grande stemma che reca i simboli della [[Stuart|dinastia reale Stuart]] e un'imponente [[corona (copricapo)|corona]]. Oltre all'amore, sconfinato, del sovrano per l'arte, Carlo la vedeva anche come un potente mezzo di propaganda politica, specialmente in anni difficili come quelli appena precedenti la guerra civile.
 
== Dediche ==
Utente anonimo