Differenze tra le versioni di "Alcmeone di Crotone"

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Nel complesso «si può riconoscere che il primo impiego del coltello a vantaggio della ricerca sulla natura risale ad Alcmeone».<ref>G. E. R. Lloyd, ''op. cit.'', p. 329.</ref>. Questo «rese possibile la scoperta del collegamento nervoso tra l'occhio e il cervello e diede avvio a riflessioni sulla reale sede delle sensazioni in quest'ultimo organo».<ref>A. Krug, ''op. cit.'', p. 46.</ref>.Di rilievo la testimonianza di Teofrasto (''De sensu''. 25 sg.):
{{citazione|Tra quelli che non credono che la percezione nasca da simiglianza è Alcmeone. Il quale prima di tutto definisce la differenza tra uomo ed animali: l'uomo, egli dice, si distingue dagli altri animali perché capisce, mentre gli altri animali percepiscono ma non capiscono; per lui, infatti, percepire e capire sono due attività diverse, e non, come credeva Empedocle, una sola e medesima attività- Poi parla delle singole percezioni. Dice che udiamo con le orecchie perché in esse è il vuoto: questo, dice, vibra, e cioè emette un suono con la cavità, e l'aria ripete la vibrazione. Gli odori li percepiamo col naso, conducendo al cervello l'aria mediante l'inspirazione. Distinguiamo i sapori con la lingua, perché essa. essendo calda e molle, col calore disfa, e mediante la rarefazione dovuta alla sua morbidezza accoglie e distribuisce i sapori. Gli occhi vedono mediante l'umidità che li circonda. L'occhio, dice, contiene fuoco, come è mostrato dal fatto che manda scintille quando è colpito. Vede dunque mediante la parte ignea e la parte trasparente, e tanto meglio vede quanto più è puro. Tutte le percezioni, dice, giungono al cervello e lì s'accordano: ed è appunto per questo che anche s'ottundono quando il cervello si muove e cambia di posto: perché in tal modo ostruisce i canali attraverso i quali passano le sensazioni. Del tatto non dice né come né con che cosa si abbia. Questo dunque disse Alcmeone.|A. Maddalena in G. Giannantoni (a cura di), ''op. cit.'', pp. 239-240.}}
 
==L'anima==
Secondo [[Aezio (fislofo)|Aezio]], Alcmeone affermò che le anime sono causa del proprio movimento e di quello del corpo nel quale sono immerse. Poiché il moto proprio delle anime è continuo e ininterrotto, esse possono essere assimilate ai corpi celesti divini e da ciò si può derivare la loro immortalità. Ciò che si muove è vivo e ciò che si muove continuamente è continuamente vivo e quindi immortale. L'argomento di Alcmeone fu ripreso da Platone nel ''[[Fedro (dialogo)|Fedro]]'' (245c-246a).<ref>{{cita web|url=http://www00.unibg.it/dati/corsi/10625/82526-c%20Pitagora-Alcmeone-Senofane%20(appunti%20corso).pdf|titolo=Pitagora e i pitagorici: l’anima|pagine=8-10|accesso=8 dicembre 2020}}</ref>
 
== I limiti della conoscenza umana ==
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