Primate di Sardegna e Corsica: differenze tra le versioni

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Le reliquie turritane furono invece divise tra l'imponente [[basilica di San Gavino]] di Torres (dove fu eretta un'elegante cripta che scende nel cuore sotterraneo dell'enorme edificio romanico) e il [[duomo di Sassari]].
 
Nel [[1640]] la [[Santa Sede]] per voce della [[Sacra Rota]] rigettò tutte le richieste sarde per non recederne più. La Curia Pontificia, infatti, non usò mai tale espressione per nessuna delle sedi episcopali sarde e per niente a loro afferente, così da evitare di sanzionare anche solo con l'uso simbolico, un titolo mai espressamente concesso. Di questo atteggiamento prudenziale, adottato fin dal XVII secolo, testimonia ancora il carteggio relativo all'ottenimento di un canonicato a Cagliari da parte di [[Giovanni Spano]], che, per la formula errata facente riferimento alla 'Primaziale di Cagliari' si vide rifiutare da Roma la formale redazione delle bolle di nomina, come prontamente gli riferì il cappuccino frate Salvatore da [[Ozieri]] nel [[1844]]. Egli, influente a Roma e collaboratore di numerose Congregazioni vaticane, riferì della questione allo Spano dopo aver discusso con il responsabile per la Dataria Apostolica Giovanni Battista Orengo. Entrambi scrissero allo Spano di verificare, fra le varie cose, se la [[Casa Savoia]] avesse diritto realmente a proporre canonici e patrocinare canonicati (era stato proposto da [[Carlo Alberto di Savoia]]) e che Roma ordinava di eliminare dalla bozza ' ''Primatialis Ecclesia; perché in Sardegna non esiste Primate, e la Chiesa di Cagliari è arcivescovile, e per conseguenza Metropolitana'' ' (già il cappuccino ozierese aveva ricordato il rifiuto di Roma verso questo titolo e l'utilizzo erroneo fatto del titolo Primaziale nel 1832 che aveva portato a numerose proteste)<ref>''Giovanni Spano e i suoi corrispondenti (1843-1855)'', a cura di L. Carta, Nuoro, 2015, n. 279 e n. 280, pp.189-190.</ref>.
 
== Note ==
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