Differenze tra le versioni di "Ramo d'oro"

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→‎Nell'Eneide: Ho corretto la traduzione italiana che non corrispondeva in certi punti al testo latino
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== Nell'Eneide ==
[[File:Golden bough.jpg|thumb|upright=1.9|Il rinvenimento del ''ramo d'oro'', in un dipinto di [[William Turner]]]]
Enea, per potersi accingere alla sua [[catabasi|catabasi infera]], consigliato dalla [[Sibilla cumana]], deve trovare un ramo d'oro che può essere colto solo da coloro che ne sono degni.
<br>Il ramo, nascosto in una fitta selva, è sacro a [[Persefone|Proserpina]], la regina degli [[Ade (regno)|inferi]]. Una volta trovato, si stacca facilmente dalla pianta, se il [[Fato]] è favorevole alla sua discesa negli Inferi; se non lo è, ogni sforzo sarà vano.
<br>La dea [[Afrodite|Venere]], sua madre, lo aiuta nell'impresa, inviandogli due colombe che lo guidano fino al luogo dove esso si trova.
 
{{citazione|[...] "C'è, nascosto in un albero opaco,<br />un ramo, d'oro le foglie e il flessibile stelo,<br />a Giunone infernale consacrato; lo copre tutto il bosco<br />e di oscure valli lo serrano le ombre.<br />Ma non è concesso a nessuno nei segreti della terra di scendere,<br />se prima non abbia colto dall'albero il pollone con la sua chioma d'oro.<br />Questo la bella Proserpina ha stabilito che gli portino in dono;<br />spiccato il primo, non viene meno un altro, dorato,<br />ma frondeggia una verga di uguale metallo.<br />Dunque a fondo investiga con gli occhi e quando l'hai trovato, secondo il rito<br /> coglilo con la tua mano: e quello da sé, volentieri e docile, cederà,<br />se il destino davvero ti chiama; altrimenti nessuna forza<br />potrà aiutarti a vincerlo, né un duro ferro a spiccarlo" <ref>trad. C. Carena, Torino 1971.</ref>|Virgilio, Eneide, VI, 136-147|[...] latet arbore opaca<br />aureus et foliis et lento uimine ramus,<br />Iunoni infernae dictus sacer; hunc tegit omnis<br />lucus et obscuris claudunt conuallibus umbrae.<br />sed non ante datur telluris operta subire<br />auricomos quam quis decerpserit arbore fetus.<br />hoc sibi pulchra suum ferri Proserpina munus<br />instituit. primo auulso non deficit alter<br />aureus, et simili frondescit uirga metallo.<br />ergo alte uestiga oculis et rite repertum<br />carpe manu; namque ipse uolens facilisque sequetur,<br />si te fata uocant; aliter non uiribus ullis<br />uincere nec duro poteris conuellere ferro.<ref>Testo in [[lingua latina|latino]] su ''[https://la.wikisource.org/wiki/Aeneis_-_Liber_VI Vicifons]''.</ref>|lingua=La}}[[File:Golden bough.jpg|thumb|upright=1.9|Il rinvenimento del ''ramo d'oro'', in un dipinto di [[William Turner]]]]La [[Sibilla]] con [[Enea]] utilizza il ramo d'oro nell'[[Ade (regno)|Ade]] per placare il cuore irato di [[Caronte (mitologia)|Caronte]], che cerca di ostacolare il loro cammino (''... aperit ramum, qui veste latebat, ... e svela il ramo, che nascondeva nella veste'' VI 406); [[Enea]] lo pone poi sulla porta di Dite dopo averlo asperso di acque lustrali, all'ingresso dei [[Campi Elisi]], come offerta votiva a [[Proserpina]] (''perfecto munere divae'', VI 637).
{{citazione|Nascosto entro un albero ombroso c'è un ramo, d'oro le foglie e la verga flessibile, sacro all'inferna Giunone: e tutto il bosco lo copre, entro le oscure convalli protetto lo tengono l'ombre.
Ma non prima è concesso scendere sotto la terra che si sia colto dall'albero l'auricomo ramo.
Strappalo via, con la mano: da solo verrà, sarà facile se i fati ti chiamano; se no, né con forza nessuna, né con il duro ferro piegarlo o stroncarlo potrai.<ref>trad. R. Calzecchi Onesti, Cles 1976.</ref>|Virgilio, Eneide, VI, 136-147|[...] latet arbore opaca<br />aureus et foliis et lento uimine ramus,<br />Iunoni infernae dictus sacer; hunc tegit omnis<br />lucus et obscuris claudunt conuallibus umbrae.<br />sed non ante datur telluris operta subire<br />auricomos quam quis decerpserit arbore fetus.<br />hoc sibi pulchra suum ferri Proserpina munus<br />instituit. primo auulso non deficit alter<br />aureus, et simili frondescit uirga metallo.<br />ergo alte uestiga oculis et rite repertum<br />carpe manu; namque ipse uolens facilisque sequetur,<br />si te fata uocant; aliter non uiribus ullis<br />uincere nec duro poteris conuellere ferro.<ref>Testo in [[lingua latina|latino]] su ''[https://la.wikisource.org/wiki/Aeneis_-_Liber_VI Vicifons]''.</ref>|lingua=La}}
 
La [[Sibilla]] con [[Enea]] utilizza il ramo d'oro nell'[[Ade (regno)|Ade]] per placare il cuore irato di [[Caronte (mitologia)|Caronte]], che cerca di ostacolare il loro cammino (''... aperit ramum, qui veste latebat, ... e svela il ramo, che nascondeva nella veste'' VI 406); [[Enea]] lo pone poi sulla porta di Dite dopo averlo asperso di acque lustrali, all'ingresso dei [[Campi Elisi]], come offerta votiva a [[Proserpina]] (''perfecto munere divae'', VI 637).
 
== Ispirazioni al ramo d'oro virgiliano ==
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